Con la porta aperta: intervista a Michele Palmieri

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Nel 2020, la pubblicazione di Con la porta aperta, opera narrativa di Michele Palmieri. Di fatto, un libro che raccoglie diversi racconti, che nascono dalla fantasia dello scrittore sulle vicende quotidiane. Inoltre, l’opera giunge al lettore con l’intenzione di porre risalto, ai temi sulle fragilità emotive. Diversi i contesti, in cui ogni storia esprime un’analisi introspettiva, per ogni racconto indipendente dagli altri, per forma ed espressione.

Con la porta aperta: Michele Palmieri chi è?

Lo scrittore, di professione sales manager dell’industria alimentare, ricopre diversi ruoli commerciali, da quasi vent’anni. A fronte di ciò, Palmieri svolge le proprie competenze nel settore, nelle aziende private. All’inizio dell’attività, l’incarico di venditore e di key account, poi region account manager, area manager e national account manager. Di fatto, Palmieri lavora per aziende familiari e multinazionali.

Nel 2010, lo scrittore pubblica articoli editoriali a carattere politico, economico ed altri di vario genere, su di un settimanale locale. Tra il 2017 e 2018, Palmieri partecipa ad un corso di scrittura creativa, di Marilena Lucente. Segue l’workshop di tre giorni con Antonio Pascale e l’evento Capua, il luogo della lingua festival. Durante lo stesso periodo, la biografia Eduardo di Capua, l’Amleto della canzone comprende un racconto di Palmieri, con altri autori, sui canti del compositore. Mentre, Con la porta aperta è l’opera di esordio dello scrittore.

Con la porta aperta: il pensiero dell’autore

Da una scrittura in evoluzione di movimento, Con la porta aperta esprime la volontà dell’autore di rendere il lettore, parte attiva ed interprete del libro. Inoltre, una narrativa che vuole suscitare la riflessione sui contenuti della raccolta. Tra gli obiettivi dello scrittore l’apertura mentale e la libertà di pensiero, senza alcuna prevaricazione sui ragionamenti.

Segue la corsa alle percezioni, con la razionalità, che attraverso i differenti racconti, il lettore entra in varie realtà umane, con storie indipendenti le une dalle altre. Di fatto, Con la porta aperta un’opera che Palmieri intende narrare, con la capacità di raggiungere il pubblico nella distensione mentale. Anche l’esposizione e la forma dei racconti mutano agli occhi del lettore, con un libro che mette in risalto le sfide della vita quotidiana.

Con la porta aperta: recensione del libro

Un’opera che comprende dodici racconti, dal genere narrativo di una scrittura in movimento. Attraverso Con la porta aperta, l’autore prende per mano il lettore e lo guida nelle riflessioni di più aspetti quotidiani dell’esistenza. Di fatto, il libro pone in rilievo i temi delle fragilità umane, che la vita mette in moto e con cui le persone affrontano le difficoltà giornaliere.

Inoltre, una lettura fluida, con l’uso di un linguaggio disinvolto e leggero. Ma lo scrittore espone la validità dei contenuti, con l’obiettivo di esortare delle riflessioni sugli argomenti. In diversi tratti della raccolta, Palmieri utilizza la forma descrittiva, dove inserisce la soggettività ed il ruolo interprete del libro al lettore. Con una metamorfosi, l’autore ha la capacità di differenziare sia la trama che la forma, dei dodici racconti del libro, in modo distinto.

Da qualche anno, Palmieri adotta la sostituzione di terminologie molto elaborate ed autoreferenziali, per lasciare spazio ad una scorrevolezza di linguaggio nuovo e di uso quotidiano. A fronte di ciò, la nascita di uno stile contemporaneo, dall’inserimento nel linguaggio di neologismi, inglesismi ed espressioni di fantasia creativa.

Con la porta aperta narra le vicende di racconti della vita quotidiana ed ogni storia esprime fatti non reali, frutto dell’immaginazione dello scrittore. Tuttavia, tra tutti i racconti c’è un comune denominatore, ovvero le consuetudini della vita, che le persone si trovano ad affrontare. Durante il finale, i personaggi danno modo al lettore di immaginare e disegnare la conclusione del libro.

Con la porta aperta: come si presenta Michele Palmieri ai lettori?

Sono un lettore che scrive ed attraverso la lettura, ho costruito un pensiero. Esso si è trasformato in un mio modo, di mettere su carta i pensieri. Spero originale, e che convinca chi si imbatta nei miei scritti.

Con la porta aperta: quando nasce la passione per la scrittura?

La passione, in qualche modo c’è sempre stata, ma ha cominciato a concretizzarsi circa dodici anni fa. Ho avuto la fortuna di esercitarmi con la scrittura, a partire dai lupetti: i marmocchi degli scout, dove ero “costretto” a fare le conclusioni delle varie attività. E da lì, non ho più smesso, ma ne ho modificato i modi, i tempi, la fruizione.

Con la porta aperta: qual’è il suo pensiero sulla letteratura moderna?

È fondamentale per addestrarsi a subire e manovrare i cambiamenti. Il periodo in cui si colloca la letteratura moderna, è stato di grande fermento e trasformazioni, spinti dalla tecnologia e dalla rivoluzione industriale. Ogni autore, quasi preso a caso, può essere di grande insegnamento. Penso a Leopardi, Manzoni, Calvino, Pirandello.

Con la porta aperta: ci sono autori, dai quali trae ispirazione?

Sono diversi, ma i principali sono Faletti, per le emozioni, Bukowski per l’ironia, Palahniuk per la crudezza.

Con la porta aperta: come nasce il suo libro?

Essendo una raccolta di racconti, senza un tema né un luogo specifici, si è composto da sé. Quando ho cominciato il primo racconto, Alba, nella notte, non c’era l’idea di farne un libro. Man mano che arrivavano gli altri e con i primi riscontri positivi, ho cominciato a nutrire il desiderio, di un confronto con un pubblico più vasto. E possibilmente, che non mi conoscesse, in modo da sentirsi libero nella critica.

Con la porta aperta: i personaggi della sua opera, la rappresentano?

Si possono riscontrare in ognuno, dei singoli tratti comuni, piccoli particolari, ma nessuno mi rappresenta o è ispirato a me.

Con la porta aperta: quali temi vuole che emergano in rilievo, nel libro?

Anche se completamente diversi tra loro, tutti i racconti, hanno come tema le emozioni e le riflessioni che ne scaturiscono, in un approccio e in un avamposto personali e intimi. È facile confrontarsi con gli altri, diventa più complicato farlo con se stessi. Questo avviene se si è costretti a mettersi a nudo, senza la protezione di meccanismi e piccole bugie di cui, di solito, facciamo uso.

Con la porta aperta: ci sono argomenti che prevalgono nell’opera?

L’argomento prevalente e comune a tutti i racconti è la vita quotidiana, fatta anche di inganni, soprusi, menzogne. Ma non per questo priva di qualche risata, di ironia e leggerezza.

Con la porta aperta: quali difficoltà incontra uno scrittore?

Bisognerebbe chiederlo ad uno scrittore …A parte gli scherzi, credo che la difficoltà più grande da superare, sia quella di mettere un punto ed essere soddisfatti del lavoro fatto. Invece, finché si ha tra le mani e prima che sia andato in stampa, c’è sempre qualcosa che non convince, non piace, non suona bene.

Con la porta aperta: c’è un’opera a cui è particolarmente affezionato?

In effetti, no. Amo molti lavori di molti scrittori, ognuno per un motivo diverso e non trovo giusto costruirmi una classifica. Essa, sarebbe influenzata dallo stato d’animo del momento e non soltanto dal messaggio ricevuto.

Con la porta aperta: cosa rappresenta il suo stile letterario?

Il mio stile è permeato dalla quotidianità, in cui utilizzo spesso neologismi, inglesismi, parole inventate, proprio come avverrebbe in una chiacchierata tra amici. E, perché no, condito di un po’ di sarcasmo, ironia, talvolta amara, ma mai fine a se stessa. Dobbiamo vivere, tanto vale farlo con un sorriso sulle labbra.

Quali sono i suoi punti di forza, nella scrittura?

Stando a quanto sentito “su di me”, direi che la scorrevolezza della narrazione, unita all’originalità dell’argomento siano i fattori trainanti. Così come, particolarmente apprezzata, è la risata che, qua e là, strappo, pur non essendo testi dichiaratamente comici.

Cosa le regala la sua arte?

Io scrivo soprattutto perché mi diverto, anche quando tratto temi delicati o difficili. I temi dei miei scritti mi aprono delle riflessioni, che mi appagano e rilassano. È quell’attimo di Paradiso, a cui tutti abbiamo diritto. Che poi sia arte o semplice esercizio di scrittura, non sta a me dirlo.

Cosa rappresenta per lei la poesia?

Per me è una meta irraggiungibile. Ne invidio la forza di ogni singola parola. Ammiro molto i poeti. Rappresenta una boa nel mare che, anche se non la raggiungi, ti dà il limite, segna i confini di sicurezza.

Quali obiettivi vuole raggiungere con la scrittura?

Creare un personaggio, che abbia una vita parallela e quasi autonoma, che quasi esca dalla scrittura per vivere nel quotidiano. In effetti, il personaggio è già nato e si chiama Whitaker, ha una sua pagina Facebook e un suo carattere chiaro e granitico. Ma è ancora tutto in una fase embrionale, in un progetto non definito fino in fondo.

Può raccontare la sua esperienza letteraria?

Sono un neonato, che ancora non sa camminare né parlare.

Cosa consiglia agli aspiranti scrittori?

Innanzitutto, di non dare consigli e quindi dovrei tacere, ma visto che mi trovo in ballo…ballo: Di non prendersi troppo sul serio. In fondo, si scrive per sé e, se questo fa star bene, si è già raggiunto un traguardo. Lasciando stare gli “scrittori veri”, vedo nella comunità degli aspiranti, troppi che si ritengono malmenati dal sistema. Troppi che si sopravvalutano, troppi che si ritengono scrittori (quando in realtà sprecano solo carta), troppi che non si mettono in discussione e non accettano le critiche. Così non cresceranno mai. Nel mio lavoro, ho sempre imparato – o cercato, almeno – da quelli più bravi ed esperti di me.

Ha un sogno nel cassetto?

Non ho sogni, ma progetti. Il sogno mi dà l’idea di qualcosa non governabile, che capiti a caso. Per il progetto, invece, dobbiamo impegnarci in prima persona affinché si realizzi. Ho avuto la fortuna di averne portati a termine tanti e tanti ce ne saranno, ma ne parlo solo dopo realizzati.

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