L’aumento delle temperature nelle acque marine e l’eccessiva pesca nei mari stanno causando l’ascesa del livello di metilmercurio nei pesci. Tutto ciò accade nonostante i recenti impegni internazionali volti a ridurre il mercurio nella vita marina.

Negli ultimi anni, le norme stabilite riguardo le emissioni di mercurio hanno ridotto con successo i livelli nel pescato di tutto il mondo. Tuttavia un nuovo modello sviluppato dagli scienziati di Harvard ci dice che le temperature recenti, sempre più in ascesa, stanno incrementando le percentuali di tracce di mercurio che, secondo la ricerca, sono destinate ad aumentare sempre più in futuro.

“Questa ricerca è una grande opportunità per la comprensione di come e perché i predatori oceanici, come tonno e pesce spada, accumulino mercurio nel proprio organismo”, ha affermato l’autore senior dello studio Elsie Sunderland in una nota. Il metilmercurio, un tipo di mercurio organico, è un neurotossico dannoso che può essere immagazzinato nella carne dei predatori dell’apice marino, ossia quelli nella parte superiore della catena alimentare, come tonno rosso atlantico e pesce spada.

Con la ricerca di Harvard si è potuto simulare il modo in cui una variazione di fattori ambientali influenza i livelli di mercurio nei pesci, utilizzando i dati trentennali del Golfo del Maine, inclusa un’analisi del contenuto dello stomaco trovato sia nel merluzzo atlantico che nel pesce spinoso dagli anni ’70 agli anni 2000. Le analisi hanno dimostrato che il metilmercurio nel merluzzo bianco era tra il 6 e il 20 % inferiore nel 1970 rispetto al 2000, mentre il pesce spinoso ha visto un aumento dal 33 al 61 % durante lo stesso periodo di tempo.

“C’è sempre stato un problema a modellare i livelli di metilmercurio in organismi come cefalopodi e pesce spada perché non seguono i tipici schemi di bioaccumulo in base alle loro dimensioni”, ha confermato Sunderland. “I loro modelli di alimentazione unici ci dicono che possono mangiare prede più grandi, il che significa che stanno mangiando cose che hanno bioaccumulato più metilmercurio. Siamo stati in grado di rappresentarlo nel nostro modello di studio.”

Inoltre, l’aumento della temperatura dell’acqua fa sì che i predatori ad alta energia devono usare più energia per nuotare che richiede più calorie che, a loro volta, si traducono in maggiori accumuli di metilmercurio da fonti di prede.

“Essere in grado di prevedere il futuro dei livelli di mercurio nei pesci è il “santo graal” della ricerca sul mercurio”, ha detto la scrittrice Amina Schartup. “A questa domanda è stato così difficile rispondere perché, fino ad ora, non avevamo una buona comprensione del perché i livelli di metilmercurio erano così alti nei grandi pesci”.

Nel complesso, il modello di ricerca elaborato consente ai ricercatori di simulare vari scenari in cui è evidente l’aumento degli accumuli di metilmercurio nei pesci marini.

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