Compie gli anni oggi Émile Zola

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Figlio di un italiano naturalizzato e di una francese, nacque a Parigi nel 1840. Giovanissimo fu costretto a lavorare a causa della morte del padre, ma dopo un periodo di ristrettezze economiche e di frustrazioni psicologiche, dedicatosi al giornalismo trovò nella letteratura la sua vocazione. Nel 1867 scrisse i primi romanzi di successo, Teresa Requin e Maddalena Ferat. Egli concepì allora, alla maniera di Balzac, l’idea di comporre un ciclo di romanzi che illustrassero la società del Secondo Impero attraverso l’epopea di una famiglia.

Scrisse così, fra il 1870 e il 1893, I Rougon-Macquart, storia naturale e sociale di una famiglia sotto il secondo impero, un insieme di venti romanzi che tracciano la storia di una società incline ai bagordi, dimentica delle sofferenze degli umili e dedita al vizio come sua unica divinità. In questo programma di denuncia sociale si manifestano i temi di una nuova tendenza letteraria, il Naturalismo, che era stata proposta a Parigi nel 1880.

In quell’anno, infatti era stata pubblicata una raccolta di novelle, Le serate di Médan, di autori vari (fra i quali Emile Zola, Guy de Maupassant, Karl Huysmans, Paul Alexis) in cui si evidenziava il rifiuto del romanticismo sentimentale ed eroico e si esprimeva, invece, una ricerca viva e genuina della realtà, indagata con occhio scientifico nei suoi aspetti più umili e quotidiani, con un’indagine sperimentale.

Questa raccolta fu salutata come il manifesto del Naturalismo e Zola fu acclamato caposcuola di questo movimenti in quanto i suoi romanzi erano tutti incentrati sulla realtà sociale del tempo. Nel 1894 egli concepì un nuovo ciclo, la trilogia Tre città (Roma, Lourdes, Parigi)  nel 1899 un terzo ciclo, I quattro vangeli (Fecondità, Lavoro, Verità, Giustizia. Quest’ultimo non fu mai scritto).

Nel frattempo lo scrittore aveva aderito alle dottrine socialiste e nel 1894 intervenne con impegno nell’affare Dreyfus, prendendo le difese dell’accusato con la celebre lettera aperta al presidente della Repubblica, pubblicata sul giornale L’Aurore col titolo J’accuse; questo atto gli costò un anno di carcere e un breve esilio in Inghilterra. Zola morì nel 1902, nel sonno, asfissiato dalle esalazioni di una stufa.


222 anni dal J’accuse di Émile Zola


LE IDEE E LA POETICA 

L’arte di Zola si incentra sullo studio della realtà e della vita quotidiana, indagate secondo il metodo sperimentale positivista che lo scrittore intende trasferire dalle scienze anche al romanzo. Ciò corrispondeva alle tendenze dell’epoca, esaltata dall’entusiasmo scientifico, convinta di avere totalmente bandito la metafisica dal dominio della conoscenza e della coscienza umana.

Con tali intendimenti Zola concepì il suo romanzo sperimentale, lavorando non di fantasia ma di rigore scientifico, sicuro che il comportamento di ogni uomo è determinato dalla sua origine e dall’ambiente nella quale si trova a vivere e a operare. Nella sua opera, quindi prevale la cruda descrizione delle piaghe più tristi della società, osservate con una certa freddezza, ma anche con lo spirito di chi cerca i mezzi per svegliare le coscienze e proporre il riscatto.

Zola, infatti, è soprattutto un abile descrittore di folle, di visioni grandiose, di drammi umani su cui incombe un’atmosfera di cupa fatalità. E così il suo realismo epico cela emozioni profonde, forza di immaginazione, ricchezza di sensibilità e quindi il fondamentale romanticismo che gli era naturale.

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