Comincia il XXI Festival del Mondo Antico di Rimini

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Tutto pronto per il Festival del Mondo Antico giunto quest’anno alla XXI edizione, evento nato nel 1999 come Antico/Presente nella fantastica cornice storica e culturale della città di Rimini. La rassegna, che quest’anno si riunisce sotto l’insegna intitolata Il genio del fare. Mestieri e talenti è un’opportunità unica nel suo genere per immergersi all’interno della quotidianità del passato nelle antiche tradizioni e nei vecchi gusti tipici delle antiche civiltà e, dunque, dei nostri antenati.

Rimini, centro storico

Se la conoscenza e la scoperta del mondo antico nelle sue più varie sfaccettature è da sempre il filo rosso della manifestazione sin dalla sua nascita, con l’edizione di quest’anno, che dopo l’anteprima in programma nei giorni scorsi si prolungherà per tre giorni da domani 11 ottobre a domenica 13 ottobre, in cui si potranno conoscere più da vicino le tipicità delle realtà antiche attraverso incontri, conferenze, tavole rotonde, presentazione di libri, visite e percorsi guidati come quella presso la residenza-fortezza di Sigismondo Pandolfo Malatesta a cura dell’Associazione Storico Culturale Compagnia di San Martino, spettacoli, esposizioni, fedeli ricostruzioni storiche, giochi, laboratori e molto altro ancora, si potrà più dettagliatamente e immersivamente trovarsi a tu per tu con un particolare settore della storia, quello cioè degli antichi mestieri, oggetto anche di una branca specifica dell’archeologia e dello studio storico e filologico.

Il logo del Festival

In questa edizione non mancherà la proiezione del Satyricon di Fellini in occasione del cinquantenario dell’uscita della pellicola. L’evento, ideato inizialmente come una semplice rassegna di conferenze e letture sui testi classici, in particolare greci e soprattutto italici e latini, organizzata dalla Biblioteca Civica Gambalunga di Rimini, dopo la grande affluenza alle sue prime edizioni e il successo che ne trasse, la manifestazione assunse nel 2005 il format di festival su proposta del Dirigente del Settore Cultura del Comune di Rimini del tempo, Marcello Di Bella, il cui desidero era quello di promuovere il turismo tenendo conto delle esigenze dei cittadini in campo culturale e sfruttando lo splendore storico e artistico cittadino.

Biblioteca Civica Gambalunga

Trasformata da piccola rassegna esclusivamente letteraria ad una manifestazione a tutto tondo mediante l’introduzione, oltre che del comparto librario anche di altre attività e opportunità di avvicinamento al mondo antico magari meno intellettualistiche, il festival è riuscito a incrementare i successi tenendosi così in vita e soprattutto riuscendo a valorizzare in primo luogo la città e il suo territorio, e poi l’intera Italia proponendo esperienze evocative all’interno di ambienti e atmosfere reali o prodotte che ripropongono gli antichi costumi italici per mezzo dei quali ogni cittadino italiano si può riconoscere. Il Festival, dunque, si rivolge a tutti, dai grandi ai piccini, poiché essendo così variegato nelle possibilità messe in campo e nei mezzi comunicativi adottati non può che essere trasversale. In quanto la fiera è capace di riconoscere le esigenze di ciascuno e pianificare le opportunità in base a criteri ben attenzionati che tengono conto degli interessi di ogni singolo fruitore, gli utenti sapranno essere ampiamente coinvolti perché, sebbene diversificati per tipologia e approfondimento siano gli interessi di ciascuno, troveranno uguale coinvolgimento a parteciparvi in egual misura studiosi, docenti e ricercatori e bambini o profani provenienti da altre realtà lavorative.

Rievocazione storica

Piccolo Mondo Antico Festival è un’occasioni per i bambini di imparare divertendosi che assieme alle varie attività laboratoriali e agli spazi dedicati alla famiglia fa della manifestazione un vero e proprio micromondo che tra le analisi degli studiosi, la serietà, la fantasia ed il gioco racchiude il senso dei popoli e di una società rispettata e rispettabile. Numerose le realtà coinvolte nell’evento che fanno da patron, supporter e associati o che sono implicati nella gestione o nella profusione di risorse, quali il Comune di Rimini, I Musei di Rimini, diversi sono poi gli istituti culturali riminesi, sia pubblici che privati, che ormai da molti anni collaborano quale l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Alberto Marvelli e l’Istituto Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna, la Soprintendenza, le Università, la Società editrice Il Mulino, gli Istituti scolastici e diverse associazioni.

Quest’anno la rassegna, che in passato ha visto l’intervento di personalità di spicco provenienti da molte branche del sapere, dell’arte e dell’intrattenimento, che non mancheranno nemmeno in questa edizione, quali Alberto Angela, Marc Augé, Alessandro Barbero, Massimo Cacciari, Luciano Canfora, Eva Cantarella, Andrea Carandini, Franco Cardini, Roberto M. Danese, Ivano Dionigi, Umberto Eco, Mario Luni, Valerio Massimo Manfredi, Tomaso Montanari, Silvia Ronchey, Maciej Bielawski, Danielle Gourevitch della Sorbona, Nikolai Grube dell’Università di Bonn, Ralph Jackson del British Museum, Venceslas Kruta archeologo della Sorbona, André Laronde anch’esso proveniente dalla Sorbona, Gary Urton dell’Università di Harvard, Paul Zanker e gli attori e musicisti Alessandro Bergonzoni, Alessio Boni, Lella Costa, Lino Guanciale, Ivano Marescotti, Roberto Vecchioni e molti altri ancora, si concentra sulla tematica del lavoro nel mondo antico e della sua visione, sia sincronica che diacronica.

Valerio Massimo Manfredi

Quindi, insieme ai protagonisti di questa edizione, Andrea Augenti, Marcello Barbanera, Giovanni Brizzi, Franco Cardini, Roberto M. Danese, Stefano De Carolis, Davide Domenici, Mauro Felicori, Francesco Maria Galassi, Egidio Ivetic, Valerio Massimo Manfredi, Stefano Medas, Piero Meldini, Federico Maria Muccioli, Maria Giuseppina Muzzarelli, Annalisa Pozzi, Antonella Prenner, Donatella Puliga, Lucio Russo, Sergio Sabbadini, Michela Sassi, Sergio Valzania e Tito Boeri, al quale domani è stato concesso l’onore di aprire il Festival affidata alla cosiddetta lectio magistralis, si scoprirà come gli antichi intendevano il lavoro, quali erano i mestieri e come si sviluppavano all’interno degli stessi luoghi di lavoro, della famiglia, della società e nel quadro economico e statale. La differenza tra mondo moderno e antico è sicura, risulta ancora tanto marcata laddove si prende in considerazione il lavoro, poiché se in passato l’operosità era manuale e artigianale oggi è industriale e meccanizzata. Ma non è solo questa semplice considerazione che ci porta a capire la diversità tra passato e presente, ma anche, oltre che all’aspetto religioso, ciò che ha implicato il passaggio tra un lavoro manuale a uno meccanizzato.

Pompei, un esempio di luogo di lavoro antico

In questo caso anche la visione del tempo è variata compreso lo stesso senso civico, le credenze e la religiosità oltre che ai rapporti umani. Ragionando sul lavoro e di conseguenza sul tempo si carpiscono molte informazioni interessanti e fondamentali che ci dovrebbero illuminare sul che cosa significa oggi lavoro, umanità e unità sociale. L’educazione e la comprensione della contemporaneità non passa solo dal presente, anzi, nel tempo moderno più ci si focalizza sul presente che pare diventare sempre più allungato se non eterno più si rischia di incappare in gravi errori di considerazione che non permettono di avviare il cambiamento, l’intuizione degli errori dell’uomo moderno è necessario che attraversi la storia per essere definito e onestamente giudicato. Senza pretendere di essere la sfera di cristallo, magia per il miglioramento assoluto e panacea di tutti i mali, il Festival si propone allora di illuminare almeno un poco il presente smuovendo le coscienze sulla fluidità e sulla eccessiva, nevrotica, collassante velocità del mondo moderno che fa del lavoro il principio primo o il fine ultimo della vita e non la possibilità che fa della libertà lo scopo della vita e della vita lo scopo dell’esistenza.

Una fornace romana

Su questa via un’ulteriore riflessione risulta obbligata, un pensiero che fa riferimento alla grave crisi economica e lavorativa di questi anni, l’insegnamento degli antichi può dunque essere utile per capire e rivalutare l’apparato finanziario e l’approccio agli scambi commerciali della realtà contemporanea. La critica che da quest’ultima considerazione si può estrapolare è che forse la speculazione economica si è troppo specializzata o quanto meno estremamente ripiegata in se stessa in un circolo vizioso quasi metafisico che ha interrotto almeno in parte i rapporti tra economia e realtà dei commerci per rinchiudersi in un apparato puramente formale, pressoché a ben guardare inutile alla finanza e a quello stesso progresso che si cerca di inseguire, sicché invece di rendersi utile per il lavoro e lo sviluppo, l’economia, fattasi quasi pura speculazione e scambio di cifre per così dire fittizie e digitali, gli diviene ostile scontrandosi con le esigenze del lavoro reale e facendo di quest’ultimo un mero strumento infecondo che viene risucchiato dalle grandi azioni finanziarie.

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