«Com’eri vestita?» il titolo della mostra di abiti delle vittime di stupro

«Com'eri vestita?» è il titolo di una mostra che condanna la violenza e i soprusi

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«Com'eri vestita?»

Una mostra contro i pregiudizi e le ingiuste sentenze

Gli Studenti dell’Università del Kansas, nel Midwest degli Stati Uniti hanno allestito una mostra dal titolo «com’eri vestita?». Un’insolita galleria d’arte ove alle pareti non sono appesi quadri, dipinti o disegni bensì abiti. Si tratta di 18 vestiti e ciascun abito si trova di fianco ad un pannello che racconta la storia di una donna vittima di soprusi sessuali e del vestito che la donna indossava nel momento in cui è stata violata.

“Com’eri vestita?”: A Capo d’Orlando la mostra-denuncia sulla violenza sessuale sulle donne

La mostra è il racconto della sofferenza, della vergogna e dell’imbarazzo che si impossessano del corpo e dell’anima di tutte le donne stuprate. L’esposizione degli abiti confuta la meschina e terribile domanda «com’eri vestita?» rivolta a tutte le donne violentate. Spesso i casi di stupro sono bistrattati e la violenza viene quasi giustificata dagli abiti succinti della donna. La mostra è una doccia fredda per tutti coloro che accusano le donne di vestire senza regole o liberamente e quindi di richiamarsi inevitabilmente “il male”.

Jeans, felpe, pantaloni, semplici e romantici vestiti sono i “reperti” dei casi di violenza sessuale esposti nella galleria. Questi reperti non sono realmente quelli delle donne ma sono una perfetta ed identica riproduzione.

Le descrizioni a fianco agli abiti

«T-shirt e jeans. É successo tre volte nella mia vita, con tre persone diverse. E ogni volta avevo addosso t-shirt e jeans». Questa è la didascalia posta vicino ad un jeans, un’altra invece racconta: «un vestitino carino. Mi è piaciuto appena l’ho visto (…) volevo solo divertirmi quella notte (…) Mi ricordo di come strisciavo sul pavimento cercando quello stupido vestito».

Non è il vestito che bisogna cambiare ma ciò che veramente è importante è estirpare il germe della malvagità, della violenza, dell’odio insito nell’uomo. Bisogna combattere la mentalità in cui vige ancora il concetto della donna debole e che può essere vittimizzata. Lo stupratore abusa se l’abito è corto, se è lungo, se è bello o se è brutto. C’è l’urgenza di un’educazione al bello, al sentimento, all’affetto.