Come si lavora su alimenti senza trasmettere malattie (anche Coronavirus)

Gli alimenti possono essere un veicolo di molte malattie, incluso il Coronavirus. Ecco cosa bisogna fare per evitare questo tipo di problematiche.

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In seguito allo sviluppo di due focolai di Coronavirus tutto ciò che si può fare è evitare che essi si evolvano in epidemia. Per farlo non servono isterismi e crisi d’ansia, ma logica, attenzione ai dettami della scienza, ragionamento. In queste ore si sta parlando molto di evitare luoghi affollati come mezzi pubblici, palestre, discoteche e quant’altro per 1-2 settimane, ed è un bene; si sta parlando del fare attenzione alle superfici perché non si sa ancora per quanto tempo il virus sia in grado di resistere nell’ambiente, ed anche questo è un bene. Ciò di cui non si sta parlando abbastanza, o meglio non si sta parlando affatto, è il rischio di trasmettere il patogeno attraverso gli alimenti: ecco come fare per scongiurare completamente questo rischio.

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Le basi dell’igiene degli alimenti

Secondo quanto stabilito dalla normativa europea, chi lavora su alimenti a livello di produzione o preparazione (ristoranti, mense, supermercati e quant’altro) deve essere una persona assolutamente sana: qualora si verifichino sintomi relativi ad una qualsiasi malattia bisogna dunque “autodenunciarsi” immediatamente ed allontanarsi dal posto di lavoro. Un’azienda che non rispetti ciò incorre in gravi sanzioni, ma in ogni caso con un patogeno come il Coronavirus, trasmissibile per ben due settimane prima che la sua presenza si palesi, ciò non basta. Per questo motivo bisogna seguire ulteriori precetti, i quali sono del resto già presenti nella normativa ma probabilmente seguiti con minor attenzione nelle aziende: evitare assolutamente di toccarsi la faccia e, qualora dovesse capitare, interrompere immediatamente il lavoro, lavarsi bene le mani e riprendere successivamente.

Per il resto, chiaramente, chi lavora su cibo avrebbe il costante obbligo di indossare guanti per evitare che pezzettini di pelle morta entrino nell’alimento, e sarebbe inoltre consigliato evitare guanti e cerotti che abbiano una colorazione simile a quella dell’alimento: la BRC7 (protocollo non obbligatorio, seguito soprattutto dalle aziende britanniche) prevede ad esempio l’utilizzo di guanti e cerotti blu, e addirittura di cerotti con una componente metallica o magnetica che possa essere facilmente separata dall’alimento con mezzi fisici. Quest’ambito in teoria dovrebbe interessare poco una malattia trasmessa con la saliva come il Coronavirus, tuttavia anche in momenti come questo bisogna ricordare che esso non è l’unico patogeno esistente e nemmeno il più pericoloso: dimenticarsi di proteggere la comunità da altri rischi sarebbe un disastro. Chiaramente, il cibo su cui si starnutisce o tossisce va subito buttato via, ed eventuali strumenti immediatamente igienizzati.

Cosa fare in casa?

Sebbene in tempi di pace sia molto difficile seguire questi precetti anche in casa, sarebbe bene almeno in questo particolare momenti ricordarsi di farlo, quantomeno per quel che riguarda la costante igiene delle mani se proprio non si vogliono usare guanti. A casa come nei ristoranti è inoltre importante evitare le contaminazioni crociate: porre alimenti crudi vicino a quelli cotti oppure adoperare gli stessi utensili su entrambi senza lavarli prima, ma qui siamo di nuovo in un ambito che riguarda poco il Coronavirus.

Sempre in un ambito generico è utile non mettere cibo troppo caldo subito in frigo, conservare in maniera consona le conserve e non ammassare alimenti diversi fra di loro, per evitare che sul cibo si sviluppino batteri o muffe pericolosi o che ci siano contaminazioni crociate già prima di cucinare. Anche a casa bisogna, inoltre, buttare eventuale cibo su cui si starnutisce o tossisce e lavare bene strumenti e superfici su cui si fa lo stesso.