Come gli scarti dell’acciaio diventano energia, un progetto UE Horizon e ENEA

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L’innovativa sperimentazione dell’ENEA, l’ente pubblico italiano per la ricerca che opera nei settori dell’energia, dell’ambiente e delle nuove tecnologie a supporto delle politiche di competitività e di sviluppo sostenibile vigilato dal Ministero dello Sviluppo Economico, sta lavorando allo studio e all’attuazione di un progetto che permetterà agli scarti dell’acciaio provenienti dalla lavorazione dell’industria siderurgica di diventare energia rinnovabile ed ecosolidale. In tal modo sarà possibile unire a doppio filo i processi di lavorazione di fabbrica dei metalli alla produzione energetica così da creare una circolo virtuoso chiuso in maniera da sfruttare ogni risorsa, anche magari la più impensabile, per permettere uno sviluppo sostenibile su ciascun fronte della nostra società civile.

Laddove, infatti, si mettono in campo politiche ecologiche ed energetiche che prevedano un tipo di interscambio come quello proposto dall’ENEA che lo sviluppo scientifico attuale già ne consente l’avanzamento e il perseguimento, lo sfruttamento delle risorse sarebbe massimo senza che tale sfruttamento implichi fenomeni di alterazione produttiva o ambientale e senza che si veda protagonista di soluzioni depauperative a livello naturale, economico e sociale. Volontà di migliorare le condizioni ambientali e le risorse energetiche come quelle dell’ENEA sono già state definite e adottate in Europa e in Italia, sebbene purtroppo, soprattutto per il nostro Paese, ancora in piccolissima parte sfruttate in quanto il più delle volte soprattutto a causa di lungaggini burocratiche o di insolvenza politica non si attuano rimanendo solo progetti benché elaborati e completi piani di cambiamento e rinnovamento energetico siano stati firmati, ma di certo le modalità e il reperimento delle materie prime con le quali creare energia rinnovabile suggerite dall’ente italiano per la ricerca energetica è senza dubbio innovativo se non particolare.

Il logo dell’ENEA

Se il produrre energia rinnovabile dalle fonti le più svariate che solo alcuni anni fa sembrava fantascienza ritenere possibile, fra cui scarti alimentari, lavorazioni di tessuti e molto altro per non parlare delle classiche energia eolica, solare e geotermica, è già risaputamente possibile, di sicuro il generare energia dagli scarti della lavorazione industriale dell’acciaio non è così noto o banale. Sicuramente ogni tipologia di energia rinnovabile consente di migliorare in ambito economico finanziario e produttivo la ciclicità delle lavorazioni e quindi di diminuire se non abolire del tutto gli sprechi, cosa in cui molti Stati, chi più chi meno, si stanno benché troppo lentamente e svogliatamente imponendo di fare, e in ambito sociale permette di creare più consapevolezza del ciclo produttivo nei cittadini sviluppando così una considerazione civica più marcatamente unita, integrata e umana basata sulla conoscenza a più ampio raggio del proprio senso all’interno della comunità nonché dei diritti e dei doveri di ciascuno. Ma è con l’idea dell’ENEA che tutto ciò sembra farsi ancora più unico e realizzabile nonostante o proprio a causa dell’astrusità del progetto però assolutamente realizzabile.

Il simbolo di UE Horizon 2020

Secondo gli studiosi, dopo un percorso progettuale e una sperimentazione con un impianto pilota da cui si sono ricavati ottimi esiti, gli scarti siderurgici possono trasformarsi in elemento indispensabile per lo stoccaggio di energia termica negli impianti solari termodinamici. Il visionario progetto, finanziato da UE Horizon 2020, il più grande programma di ricerca e innovazione in ambito economico, industriale ed ecosostenibile dell’Unione Europea che si inserisce all’interno del programma europeo REslag, il cui principale obiettivo è quello di rendere efficienti i processi produttivi unitamente alla produzione di energia attuando sistemi e riforme di conversione energetico industriale con lo scopo di valorizzare le scorie di acciaio provenienti dalle imprese siderurgiche per riciclarle con modalità antisfruttamento, persegue proprio il desiderio di solidarismo multidisciplinare e multisettoriale che le esigenze contemporanee cercano e impongono.

Il logo di REslag

Da quanto affermato sul sito ufficiale di REslag l’industria siderurgica europea genera circa 21,4 milioni di tonnellate di scarto metallico di cui circa il 24% non viene riutilizzato in alcun modo, è evidente allora come si renda necessario fermare questo inefficace spreco, grave problema non solo economico ma anche organizzativo e gestionale per l’Europa intera, per incentivare l’utilizzo di tali scorie per produrre energia, mai come oggi nella storia dell’umanità utile per l’avanzamento del progresso e per il mantenimento produttivo stesso e per l’equilibrio sociale. L’ecoinnovazione portata avanti da REslag, e con essa dalla promotrice UE Horizon e dall’ENEA in collaborazione con le agenzie precedenti, non aiuterebbe semplicemente l’economia e l’ambiente, ma sarebbe un’opportunità per le stesse imprese siderurgiche che trarrebbero grossi vantaggi dal produrre energia con gli scarti da loro stesse prodotti, in questa maniera anche a livello energetico non sarebbero dipendenti da terzi in quanto sarebbero automaticamente produttrici dell’energia utilizzata per le macchine industriali che la fabbrica usa.

Scorie siderurgiche

Questa sarebbe la nuova frontiera dell’economia, dell’industria e dello sviluppo civile per molti studiosi e per la stessa opinione pubblica che trova le politiche ecosostenibili le migliori da adottare. Ancora in fase di sperimentazione, il progetto, finalizzato alla produzione di energia termica, sembra dare ottimi risultati. Sostenuto da un investimento di 800.000 euro per l’avvio della sperimentazione e la realizzazione dell’impianto pilota da UE Horizon-REslag che ha previsto l’ingente contributo, forse ancora troppo ridotto, di circa 9 milioni di euro complessivi coinvolgendo 19 pertner, tra cui l’ENEA, provenienti da 8 diversi Paesi membri, il progetto rientra nei programmi di economia circolare soprannominati Rifiuti Zero o Near-Zero-Waste. Da quanto rende pubblico Luca Turchetti, ricercatore della Divisione Solare Termico, Termodinamico e Smart Network di ENEA, nel descrivere i processi chimicofisici che dagli scarti di materiale metallico portano alla produzione termo energetica:

“Nell’ambito del progetto abbiamo sostituito una parte dei sali fusi, utilizzati dall’impianto solare a concentrazione per accumulare energia termica ad alta temperatura, fino a 550 ºC, con scarti d’altoforno opportunamente riprocessati”

Sempre dalle parole del Turchetti da questo riciclo virtuoso ne giova anche l’economia e la finanza, infatti:

“Grazie a questa sperimentazione, abbiamo messo a punto un sistema a basso costo per l’accumulo di energia termica che potrebbe aprire la strada alla diffusione del solare a concentrazione, una tecnologia cento per cento verde in grado di disaccoppiare la fase di produzione di energia termica da quella di conversione in elettricità e, quindi, di produrre corrente elettrica in base alle richieste della rete anche in assenza della radiazione solare

Luca Turchetti

Così facendo, attraverso le precise tecniche di rielaborazione e riconversione dei rifiuti metallici è possibile anche efficientare la stessa energia, la quale diviene ancora più regolata e specifica avendo raggiunto un livello di purezza ed ottimizzazione praticamente massima, permettendo così di eliminare ulteriori sprechi durante la produzione industriale o energetica stessa. Ad essere entusiasta della sperimentazione è anche Walter Gaggioli, responsabile del Laboratorio Ingegneria delle Tecnologie Solari e coordinatore ENEA del progetto REslag, il quale, intravvedendo larghi spiragli di attuazione dell’impresa ecosostenibile a cui lui e i colleghi stanno assiduamente lavorando, sostiene, secondo quanto riportato su Il Sole 24 Ore:

“Dopo il successo della realizzazione di questa infrastruttura sperimentale, il nostro impianto solare termodinamico con il nuovo sistema di accumulo termico a base di sali fusi e materiali di scarto è stato incluso nelle facility aperte ai gruppi di ricerca europei del nuovo progetto Sfera III sul solare termico a concentrazione”

Certamente quello raggiunto dal programma REslag è soltanto un primo passo per l’incremento e il miglioramento della produzione termica o elettrica, c’è ancora molto da fare sia in ambiente di studio che in forma di organizzazione politica che sappia tenere in considerazione il fondamentale contributo delle ricerche che già, in parte, possono essere realisticamente sfruttate, contributo senza il quale il mondo moderno non può evidentemente ancora a lungo ignorare.

La produzione energetica dal mondo siderurgico non basta, l’impresa di produrre energia da ogni realtà produttiva è sempre più vicina e possibile, REslag sta già infatti lavorando a un progetto simile per ricavare energia dalla ceramica e da altre tipologie di metalli diversi da quelli utilizzati e studiati. Senza lasciarci crogiolare dai contributi di REslag e da un sentimento di sano orgoglio per i successi di ENEA, si deve continuare ad elaborare soluzioni che ricalcano l’affidabile e meritorio esempio di UE Horizon poiché il futuro è sostenibile, il riciclo totale deve essere una delle principali priorità di ogni nazione, riciclo che proviene da ogni materia di scarto che prima o poi saprà essere valorizzata.

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