Come andare in Pensione nel 2021 e quali canali possibili per le donne

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Per altri due anni i requisiti per accedere alla pensione non cambieranno. E dunque, considerando che l’ultimo aggiornamento c’è stato a inizio 2019, si realizzerà un quadriennio di stabilità, a fronte dell’inasprimento dei requisiti verificatosi dal 2012 al 2018 in conseguenza della riforma Fornero di fine 2011. I requisiti non mutano perché il meccanismo che aggancia gli stessi alla variazione della speranza di vita dei sessantacinquenni, applicato al biennio 2021-2022, ha dato come risultato un incremento inferiore a un mese. Da qui la decisione del Governo di mantenere i valori invariati. Dunque anche quest’anno il requisito di riferimento, quello del trattamento di vecchiaia, è di 67 anni. Non cresce nemmeno il minimo per la pensione anticipata, pari a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Peraltro questi due valori saranno fissi fino al 2026 incluso.

Pensioni anticipate nel 2021, quali canali possibili per donne e usuranti?

Confermati gli altri canali per la pensione anticipata anche per il 2021: il sistema delle quote (somma di età e anzianità contributiva) per chi svolge attività usuranti; i 41 anni di contributi indipendentemente dall’età per i lavoratori precoci; opzione donna, a cui quest’anno accedono le nate nel 1962 se lavoratrici dipendenti e nel 1961 se autonome. Inoltre, chi svolge mansioni gravose o usuranti oltre al canale di uscita specifico, o all’Ape sociale, ha ancora a disposizione il trattamento di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi di età, quindi con uno sconto di cinque mesi, ma con almeno 30 anni di contributi invece di 20

Pensioni 2021 e quota 100: ultimo anno per accedervi

L’ultimo anno di quota 100, salvo ripensamenti del Governo entro il prossimo mese di dicembre. Questa pensione anticipata, il cui debutto ha suscitato ampio dibattito a suo tempo, nei fatti ha riscosso meno successo del previsto. Le persone che lo hanno utilizzato nel primo biennio sono circa la metà di quanto ipotizzato (circa 150mila all’anno). Ma la sua conclusione crea uno “scalino” di cinque anni: chi quest’anno non può o non vuole sfruttare l’occasione, e pensionarsi a partire da 62 anni, dal 2022 dovrebbe attendere di arrivare a 67 anni o raggiungere i 42 anni e 10 mesi di contributi (rispetto ai 38 sufficienti per Quota 100).

Restano sempre disponibili, e invariate nei requisitrispetto all’anno scorso, altre opzioni: il pensionamento a 64 anni con il metodo contributivo, o quello a 71 anni, sempre con il metodo contributivo, se non si raggiunge il requisito di importo dell’assegno per accedere prima alla pensione. Si tratta di due strumenti più teorici che reali in quanto i lavoratori “nati” contributivi puri non sono ancora giunti a pensione. Poco usata anche la totalizzazione (che consente di sommare i contributi versati in più gestioni) in quanto il cumulo risulta più vantaggioso ed è penalizzata da finestre mobili di ben 18 e 21 mesi.