Colpevoli fino a prova contraria

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Niente meglio delle dichiarazioni di alcuni governatori di regione – la cui appartenenza a schieramenti politici diversi sembra diventata irrilevante nei contenuti – esprime le contraddizioni del modo con cui viene gestita la pandemia.

Limitazioni differenziate per responsabilità differenziate

Il tema, a fronte di un aumento dei contagi, è quello di differenziare le limitazioni tra chi è vaccinato e chi non lo è.

Basandosi sull’assunto (tutto da dimostrare) che sono quest’ultimi i responsabili del protrarsi della pandemia.

Tacendo sul fatto che il Green Pass lascia la possibilità di accedere a luoghi al chiuso (anche senza mascherina, come i ristoranti) o affollati (come stadi e concerti) ai vaccinati, a cui nonostante i dati – e sempre più ricerche – dimostrano che anche loro contagiano e vengono contagiati.

https://www.facebook.com/groups/1002330366491108/permalink/4515632441827532/

Tacendo sul fatto che i non vaccinati (costretti a sottoporsi ad un tampone giornaliero per poter lavorare) restituiscono un monitoraggio costante e aggiornato sulle loro condizioni di salute.

Le ragioni, al di là della scienza

“Non possiamo fare pagare il prezzo di eventuali nuove chiusure ai vaccinati, che HANNO DIFESO SE STESSI E GLI ALTRI, partecipando alla campagna vaccinale”.

“… il passaggio alla zona arancione sarebbe drammatico PER L’ECONOMIA, è una cosa che non possiamo e non dobbiamo permettere”.

“Chiederemo al Governo come Regioni che le misure restrittive legate alle fasce di colore valgano per le persone che non hanno fatto il vaccino, non per le persone che lo hanno CORRETTAMENTE fatto”.

https://www.corriere.it/politica/21_novembre_15/toti-no-nuove-chiusure-meglio-restrizioni-non-immunizzati-b142839a-4650-11ec-9a24-28e7c2e627b2.shtml

“non vorrei che i cittadini dovessero trovarsi in zona gialla senza che prima siano stati assunti dei provvedimenti per limitare la circolazione dei non vaccinati, NON SAREBBE GIUSTO.”

https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/21_novembre_16/covid-toscana-giani-se-saliamo-contagi-giusto-che-misure-limitazione-siano-non-vaccinati-39d4449e-46f3-11ec-a203-cfd277f314ab.shtml

Le parole pesano

Avverbi come “correttamente”, aggettivi qualificativi come “giusto”, allusioni al difendere “gli altri” (oltre che se stessi),  rinviano ad una narrazione che privilegia la morale (o supposta tale) alla scienza.

Se le persone si sono CORRETTAMENTE vaccinate (cit.) significa che chi non lo ha fatto è stato scorretto.

Affermare che NON È GIUSTO (cit.) che le limitazioni alla circolazione coinvolgano vaccinati e non, significa che i primi sono nel giusto e i secondi la causa dei loro problemi.

E se il passaggio in zona arancione sarebbe DRAMMATICO PER L’ECONOMIA (cit.), la salute viene in secondo piano.

Il patto implicito tra Istituzioni e vaccinati

Inutile ricordare che la scelta di aderire ad un trattamento sanitario è discrezionale e non obbligatoria: e che definire “scorretto” chi non lo fa è – questo si! – scorretto per davvero.

Piuttosto, se il vaccino rappresenta un vantaggio per chi decide di farselo somministrare (in quanto lo dovrebbe proteggere dalla malattia, o almeno dai suoi effetti più gravi), qual è il senso di questa retorica della premialità?

La risposta più immediata è che, sullo sfondo, abbia preso corpo un patto implicito tra Istituzioni e cittadini vaccinati.

Che le concessioni (già in essere con il Green Pass) rappresentino il corrispettivo di un atto – la vaccinazione – che si basa più sulla fiducia (e il ricatto) che sull’evidenza scientifica.

La ricerca di consenso che intrappola la politica

Perchè la scienza c’entra poco in tutto questo; chi parla – e decide – è solo la politica; e il calcolo è semplice.

Se oltre l’80% degli italiani ha fatto il vaccino, proporre provvedimenti che tendono a tutelare la loro libertà di movimento – il che non coincide necessariamente con la salute – significa strizzare l’occhio alla maggioranza degli elettori. Tutto qui.

Il problema è che i conti non tornano:  solo un perenne stato di emergenza permette alle autorità di giustificare ciò che non ha funzionato rifugiandosi dietro ad un generico “poteva andare peggio”.

Sarei stupito se venissero prese misure straordinarie per confinare in casa i non vaccinati: a chi dare la colpa, altrimenti, dei contagi che (purtroppo) continueranno ad aumentare?

Colpevoli fino a prova contraria

La necessità di esibire un pass AMMINISTRATIVO per accedere ai locali – ma soprattutto al lavoro – capovolge i principi del nostro diritto, nel quale le persone sono innocenti fino a prova contraria, e non viceversa.

Un documento AMMINISTRATIVO, NON SANITARIO (che avrebbe anche una logica).

(in realtà il Green Pass per vaccinati e guariti è un mero documento amministrativo; il tampone effettuato dai non vaccinati di fatto ha una valenza sanitaria, perché conferma l’assenza della malattia, non l’avvenuta vaccinazione che non esenta dal contagio)

I non vaccinati sono considerati viceversa colpevoli (di essere malati) sino a prova contraria (il tampone negativo).

Viene prima la salute pubblica o l’economia?

Il tema di fondo non è quello (legittimo) di difendere la scelta (anch’essa legittima) di chi non si vuole vaccinare.

Solo riflettere sul modo in cui la salute pubblica viene tutelata, a fronte di una situazione, non solo in Italia, che appare tutt’altro che risolta.

Nonostante i proclami, le minacce e i ricatti per chi non si allinea alle scelte della politica.

Che sta provano a nascondere sotto il tappeto pesanti responsabilità nella gestione dell’emergenza sanitaria, a partire dal tragico inverno del 2020.

Qualcosa, però sta trapelando: qualcosa su cui riflettere, appunto.

https://www.rai.it/dl/doc/1611935084205_influenza_report_ok.pdf

https://www.rai.it/dl/doc/1635262128426_caso_astrazeneca_report.pdf

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Sono nato a Firenze nel 1968. Dai 19 ai 35 anni ho speso le mie giornate in officine, caserme, uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione”, uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 53 mi sono convertito in educatore, progettista, docente universitario, ricercatore, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro necessario e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, di cui cerco continuamente un punto di sintesi che faccia di me Ein Anstàndiger Menschun, un uomo decente. Ho cominciato a leggere a due anni e mezzo, ma ho smesso dai sedici ai venticinque; ho gettato via un’enormità di tempo mentre scrivevo e pubblicavo comunque qualcosa sin dagli anni ‘80: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), poi ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" (La Strada, 1998 - segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Poi mi sono preso una decina di anni per riorganizzare la mia vita. Ricompaio come finalista nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, e sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "Vita di Sherlock Holmes" (2021), raccolti nel volume “Nuove mappe dell'apocrifo” (2021) a cura di Luigi Pachì. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito alla VIII edizione del Premio Garfagnana in giallo/Barga noir. Il mio saggio “Una repubblica all’italiana” ha vinto il secondo premio alla XX edizione del Premio InediTO - Colline di Torino (2021). Negli ultimi anni lavoro come sociologo nell’ambito della comunicazione e del welfare, e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra le miei ultime monografie: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari degli studenti con svantaggio" (et. al., Federsanità, 2018), “Violenza domestica e lockdown” (et. al., Federsanità, 2020), “Di fronte alla pandemia” (et. al., Federsanità, 2021), “Un’emergenza non solo sanitaria” (et. al., Federsanità, 2021) . Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale Osservatorio7 (www.osservatorio7.com), dal 2020 pubblicato su periodicodaily.com. Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio, ma più con impeto che intelligenza: è qui che devo migliorare.