Collegio degli Augustali di Ercolano: trovati i resti di un cervello vetrificato

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Collegio degli Augustali resti di cervello
Il Collegio degli Augustali di Ercolano (screenshot Instagram).

Gli scavi di Ercolano hanno restituito un’altra preziosa testimonianza dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Si tratta probabilmente del primo ritrovamento della storia che potrebbe risultare determinante nel comprendere ancora meglio cosa accadde in quei drammatici momenti. All’interno del Collegio degli Augustali, gli studiosi hanno trovato i frammenti di un cervello umano che non era soltanto carbonizzato, ma anche vetrificato.

I resti ritrovati probabilmente appartenevano al custode

I risultati dello studio sono stati riportati dalla rivista specializzata New England Journal of Medicine. Dalle analisi è emerso che il cervello rinvenuto sia appartenuto quasi certamente al custode del Collegio degli Augustali che, sorpreso nel sonno dall’esplosione del Vesuvio, sarebbe stato travolto e morto sul colpo. In quegli attimi, molto probabilmente, il suo corpo è stato avvolto dalla nube killer di lapilli e cenere proveniente dal vulcano, causandone il decesso istantaneo e l’esplosione del cranio. L’antropologo Pier Paolo Petrone del Laboratorio di Osteobiologia umana e Antropologia forense del Dipartimento Scienze biomediche avanzate dell’Università di Napoli, è anche il principale autore della ricerca. Questi ha dichiarato che, mentre lavorava sui resti del cranio del presunto custode dell’edificio di Ercolano, tutto ad un tratto ha notato qualcosa di strano, dei “frammenti vitrei di colore nero”. Immediatamente sono stati prelevati dei campioni del materiale che, sottoposto ad una scrupolosa analisi proteomica, ha riscontrato la presenza di trigliceridi, acidi grassi e capelli umani. E così gli esperti si sono resi conto che per la prima volta hanno trovato dei resti di materia cerebrale tra le macerie della cittadina campana devastata dall’eruzione del 79 d.C.

Pompei ed Ercolano: distrutte dall’eruzione del Vesuvio

Il custode del Collegio degli Augustali è morto all’istante

Il team di studiosi capitanato dal dottor Petrone ha immediatamente girato gli esiti della sua scoperta alla rivista statunitense. Gli esperti della testata, però, prima di avallare la pubblicazione dell’articolo, hanno chiesto ulteriori accertamenti, allo scopo di escludere che i tipi di grassi rinvenuti dagli esami potessero appartenere ad altri animali oppure vegetali. L’antropologo ha spiegato che sia lui che i suoi collaboratori erano piuttosto sicuri che nel Collegio degli Augustali non ci fossero resti di altri esseri viventi, ma comunque hanno provveduto ad effettuare ulteriori analisi. Queste hanno evidenziato la presenza di “altre sette proteine altamente rappresentate nel tessuto del cervello umano”. E così sono venuti a cadere anche gli ultimi interrogativi sulla vicenda. La materia cerebrale vetrificata è un indizio significativo di quanto potrebbe essere accaduto all’uomo deceduto nel Collegio degli Augustali. Probabilmente il soggetto in questione stava dormendo durante l’eruzione del Vesuvio e, non essendosene accorto in tempo, sarebbe morto sul colpo. Tutto ciò spiegherebbe scientificamente la vetrificazione che solitamente avviene quando c’è una “esposizione molto breve ad alta temperatura”. Si parla di un trauma termico che dovrebbe essere compreso fra i 370 e 520 gradi centigradi. Nell’articolo del New England Journal of Medicine si legge anche che ulteriori testimonianze di come si sarebbero svolti i fatti all’interno del palazzo di Ercolano in cui sono stati trovati i frammenti di un cervello umano, proverrebbero anche dallo stato in cui ancora oggi versa il legno. Il materiale che componeva l’edificio, infatti, era completamente carbonizzato. Tutto ciò starebbe a significare che il calore estremo diffusosi in quegli attimi abbia incendiato il grasso corporeo, vaporizzando al contempo i tessuti molli. Dunque, nel giro di pochi attimi, l’intero ambiente sarebbe diventato una sorta di altoforno, causando letteralmente l’esplosione del cranio della vittima. Petrone ha quindi potuto affermare con una certa sicurezza che: “La morte è stata istantanea. È stato trovato sul letto supino (il custode, ndr), probabilmente stava dormendo”. Ricordiamo che, oltre a quella di Pier Paolo Petrone, l’articolo porta la firma di altri due studiosi che hanno preso parte alla ricerca presso gli scavi di Ercolano, ovvero il professor Massimo Niola dell’Università Federico II di Napoli, il professor Piero Pucci del Ceinge Biotecnologie avanzate. Da sottolineare anche la collaborazione di altri esperti inglesi e italiani, tra i quali è presente Francesco Sirano, direttore del Parco archeologico di Ercolano.