Il Club Scherma Torino, storica società fondata nel 1879, che può contare nel proprio medagliere ben 27 medaglie olimpiche, 43 mondiali e 85 trofei ai Campionati italiani, decorata del Collare d’Oro del CONI, proprio nel suo 140esimo compleanno vedrà probabilmente revocata da parte del Comune di Torino la concessione nella sua storica sede di villa Glicini.
Il Club Scherma Torino scende in pedana, per un incontro che deve vincere per salvare la su storia.
L’assessore allo Sport Roberto Finardi con l’approvazione della giunta Appendino ha infatti deciso di far decadere la concessione al Club Scherma Torino, concedendo ai numerosi atleti di praticare il loro sport all’interno della struttura di villa Glicini fino al prossimo 31 agosto. Data dopo la quale verrà imbandita una nuova gara d’appalto, alla quale lo storico club che durante il corso di tutta la sua storia ha portato avanti i colori della Città di Torino e dell’Italia non potrà partecipare, impedendo così l’esercizio di un diritto fondamentale.
«Si tratta di un attacco incomprensibile» spiega il presidente del Club Scherma Mario Vecchione. Ma i dissidi con il comune risalgono in realtà al 2016, quando un violento temporale aveva provocato con la caduta di grossi alberi danni da migliaia di euro. La Giunta non volendo risarcirli, aveva perso una causa legale contro la società di villa Glicini.
Il Comune pare voglia anche impugnare la carta dei numerosi sub-affitti dispensati dal Club, i quali esulano dallo statuto della concessione. Ma il Presidente precisa che «La questione del sub affitto è già stata approfondita e risolta. Altrimenti non avrebbero archiviato la procedura di revoca della concessione». Si tratta di alcuni campetti da tennis, da calcetto ed un piano riservato a Palestre Torino, fondamentali per permettere gli altissimi costi di mantenimento di un complesso sportivo di così ampie dimensioni.
Anche Davide Ferrario, noto regista, sul Corriere della Sera di Torino ha espresso il proprio rammarico nei confronti di una Giunta che eletta a difesa dei più piccoli, dei marginali, degli sport minori si sta accanendo proprio contro quest’ultimi. Infatti, la storica società schermistica non è l’unico impianto al Valentino a subire pressioni dall’assessorato dello sport, ma la stessa sorte pare stia toccando alle società dei canottieri. È evidente che queste “piccole” realtà sportive rappresentino un ostacolo a dei nuovi piani di “sviluppo” del parco. Al momento si ricorda anche la chiusura della discoteca del Cacao, una struttura a cielo aperto completamente abbandonata, posta proprio davanti a villa Glicini.
La fine di uno dei centri federali di Fioretto non potrebbe che rappresentare un ulteriore tassello della già degradata zona, che con il calare del sole lascia ampio spazio a spacciatori e delinquenti. Proprio qualche mese fa un’atleta, uscito dal Club di Scherma era stato aggredito nel tentativo di derubarlo.
Al momento, i soci, tranquillizzati dal direttivo in carica, continuano la loro naturale attività sportiva in una delle strutture più grandi d’Italia e d’Europa. Hanno, infatti, già ricevuto lettere di sostegno da parte di tutto il mondo schermistico, dalle altre società, dalla Federazione Italiana Scherma e dal CONI.«Devo pensare ai soci, oltre 200, più altri 100 del tennis. – dichiara Mario Vecchione – E le oltre 40 persone che lavorano a Villa Glicini. Li tuteleremo tutti».
Una situazione carica di tensione, ma che attende di vedere il proprio svolgimento nelle prossime settimane. Sarebbe, però, interessante capire quali interessi abbia il Comune e l’attuale Giunta a far chiudere tutte queste rinomate società all’interno del parco, in nome di quale principio di valorizzazione e in quale modo fare un “affondo” contro il degrado galoppante che ormai quell’area sta vivendo da diversi anni, in mano a delinquenti e spacciatori.
La sensazione è che molti cittadini (e non solo) riconoscano nel Club Scherma, così come nelle società remiere poco distanti, un pezzo significativo e identitario della storia di Torino. Anche chi non ci ha mai messo piede considera Villa Glicini, con le due grandi sagome dei fiorettisti visibili dal viale, una presenza familiare del panorama cittadino. Il Valentino, senza, non sarebbe lo stesso. La palazzina Villa Glicine è di proprietà comunale (fu restaurata nel 1953 a spese del Coni appositamente per la scherma e poi donata alla città): ma quello che c’è dentro no. Se a settembre il Club se ne andasse con pedane, apparecchi, impianti, arredi e quant’altro, resterebbe un involucro vuoto. E tutti hanno sotto gli occhi cosa è successo a pochi metri, dall’altra parte del piazzale, dove una volta c’era il Cacao locale notturno traboccante di gente. Anche lì l’amministrazione ha deciso di revocare la concessione al vecchio intestatario, ha emesso un bando e ha provveduto a una nuova assegnazione.
Tutto regolare, sulla carta e in teoria. Ma nella pratica quello che è successo è che il vecchio concessionario si è portato via tutto; quello nuovo ha trovato un deserto molto superiore ai piani di spesa che aveva immaginato; e oggi il Cacao è “terra di nessuno” diventando luogo ideale per delinquenti e spacciatori. È evidente a tutti che Villa Glicini è rimasto l’unico spazio vivo di quella parte del Parco e che il «cambiamento» evocato dai M5S sarà anche una bella cosa, ma alla verifica dei fatti può essere un salto nel buio. Il buio che è lo scenario che accoglie i frequentatori del Club quando escono la sera. Da una parte il Club rivendica i suoi diritti e la sua storia; dall’altra il Comune difende le sue ragioni. Il pericolo è che la situazione si incancrenisca. Ma se è comprensibile che gli schermidori non abbiano nulla da perdere, visto che a settembre si ritroverebbero senza casa, c’è da sperare che – almeno in questo caso – Appendino e il suo assessore allo Sport rinuncino al radicalismo che caratterizza le ultime scelte dell’amministrazione. C’è sempre spazio per un compromesso, soprattutto in una questione come questa. Altrimenti, a perderci sarà, ancora una volta, la città e non solo.
In queste ultime settimane sono state raccolte migliaia di firme di sostegno al club, lettere di adesione di enti, ex atleti olimpionici
e associazioni sportive, proteste sui giornali rischiano di servire a poco. Bisogna convincere il Comune e la giunta a cui sembra poco importare che il Club di Scherma Torino abbia 140 anni e 18 medaglie olimpiche, e
che stia alla scherma come Wimbledon sta al tennis. Se ne vada. A chi affitteranno Villa Glicini? Non lo
sanno e cosi via La Rotonda, le fiere di Torino Esposizioni, il Cacao, i locali dei Murazzi, e danno il via agli
spacciatori. Poi toccherà alle gloriose società remiere: l’Eridano e l’Esperia che hanno già ricevuto l’altolà. Storie
centenarie buttate nel Po, opportunità mancate, piccole vendette, un colpo durissimo per Torino per la sua storia sportiva ma anche per le centinaia di atleti piccoli e grandi Villa Glicini è la loro casa dove trovarsi fare amicizia imparare non solo le regole del combattimento ma il rispetto dell’avversario, la lealtà, non lasciamoli fuori. Salviamo il club!

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