Classificata una nuova specie di squalo, si tratta dello Squalo Tasca Americano

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Bubble in the sea

Il suo nome scientifico è Mollisquama Mississippiensis, più comunemente conosciuto come Squalo Tasca Americano, il piccolo pesce appartenente alla famiglia degli squalidi che gli studiosi hanno classificato come nuova specie marina. Un animale dalle caratteristiche particolari, una specie di squalo “tascabile” e luminoso, infatti oltre ad essere di dimensioni estremamente ridotte misurando soltanto 14 centimetri dalla testa alla coda per la famiglia tassonomica cui appartiene, possiede una caratteristica unica, si illumina, da qui la decisione della strana catalogazione nominativa. Ma le rarità non finiscono qui, perché lo squaletto nero è talmente simile a un sommergibile che sembra una balena in miniatura. La scoperta comincia nel febbraio del 2010 quando un gruppo di ricercatori catturò un piccolo e sconosciuto pesce nel Golfo del Messico. Sebbene immediatamente riconducibile alla famiglia degli squali non sembrava appartenere a razze conosciute.

Dal ritrovamento iniziano controlli e revisioni approfondite che porteranno i ricercatori ad analizzare un animale molto simile al Tasca ritrovato nel 1979 nell’Oceano Indiano per metterli a confronto. Dopo anni di studi e indagini biologiche, etologiche e chimiche, dalle approfondite analisi effettuate su entrambi gli esemplari i ricercatori dell’Università Tulane di New Orleans, Louisiana, sono finalmente giunti alla conclusione che l’individuo scoperto nell’oceano Indiano non può essere valutato con analoga classificazione al soggetto ritrovato nel Golfo del Messico secondo cinque parametri differenziali che diversificano l’una specie dall’altra. Si è quindi di fronte a una nuova specie che andrà ad implementare l’incommensurabile varietà biotica dei nostri oceani. Le differenze principali tra le due specie dalle dimensioni pressoché identiche sono in primo luogo la presenza di un numero inferiore di vertebre nel mini squalo del Golfo del Messico rispetto al cugino Tasca e la dislocazione, in quest’ultimo, di un maggior numero di fotofori, gli organi ghiandolari epidermici dislocati sulla superficie corporea in grado di produrre luce.

Questa scoperta è fondamentale per incentivare la ricerca scientifica biologica ed a sorpassare i propri limiti per riuscire a raggiungere altre e nuove immersive profondità di quell’oscuro mondo del non conosciuto che non aspettano altro di essere scoperte. Che, dunque, lo squalo Tasca, come una torcia abissale, possa essere da guida a ricercatori e appassionati che non smettono mai di varcare senza timore i propri confini di conoscenza per cercare e scavare ogni novità del mondo scientifico che ancora non si è manifestata. La sensazionale scoperta sarà un incentivo a un lavoro indefesso per i biologi mondiali che non si lasceranno di certo sfuggire l’opportunità data loro dal ritrovamento considerato importantissimo quale possibile punto di svolta nello studio delle specie, scoperte o ancora da scoprire, che abitano gli abissi marini. Chissà quanto laggiù ci sarà ancora da trovare e quali altre possibilità adesso celate si spalancheranno dinnanzi alla scienza e alle sue teorie in ambito genetico ed evolutivo. La scoperta è un nuovo esempio di come l’essere umano è solo una parte del grande ecosistema Terra, forse il solo che può denigrarlo a tal punto da arrivare, purtroppo, a distruggerlo, ma che senza la spettacolarità della natura o della magnificenza della creazione per chi crede nonché senza la convivenza con altri esseri viventi non può essere nulla se non mera forma corporea.

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