Città del Messico: al via il divieto alla plastica monouso

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Città del Messico, una delle metropoli più grandi dell’America Latina, ha preso una decisione importante: dire basta alla plastica.

Città del Messico e lo stop alla plastica: come è nata la legge?

Oggi è legge: la vendita di forchette, coltelli, cannucce, contenitori monouso, cotton fioc e capsule di caffè è vietata in tutta la città. La legge ha iniziato il suo percorso nel 2019, quando è stata approvata. Da allora molta strada è stata fatta: i sacchetti di plastica erano già vietati, e adesso è scattato il divieto totale. “La plastica usa e getta impiega molti anni a degradarsi. Con l’addio dell’usa e getta stiamo dando una pausa al nostro pianeta e creando una città sostenibile”. Questo il tweet del Segretariato per l’Ambiente del Messico (SEDEMA), che ha sostenuto che i messicani usano sei milioni di tonnellate di plastica all’anno.

La nuova normativa e i vecchi dati

Nel corso dei primi sei mesi della messa in atto della legge il governo ha dichiarato che non applicherà sanzioni. Al contrario, farà in modo di informare il più possibile i cittadini: nel 2019 la SEDEMA ha già visitato 1400 ristoranti e stand gastronomici, per sensibilizzare sul tema. Gli studi in merito all’inquinamento da plastica parlano chiaro: ogni anno in tutto il mondo vengono prodotte oltre 300 milioni di tonnellate di plastica. Di queste, la metà viene utilizzata per produrre oggetti monouso, ad esempio bicchieri e cannucce. Parallelamente ogni anno otto milioni di tonnellate di plastica finiscono nell’oceano, con conseguente rischio per l’ecosistema e la catena alimentare (uomo compreso, dunque). Secondo una ricerca sempre del 2019, in questo modo una persona ingerisce cinque grammi di plastica alla settimana.

Sensibilizzare la popolazione

Secondo Ornela Garelli, attivista di Greenpeace, questa iniziativa è “una buona misura, anche in tempi di pandemia”. Naturalmente però la buona volontà e le leggi non basteranno da sole a migliorare le cose: sarà necessario sensibilizzare in merito i messicani, per convincerli ad adottare abitudini più sostenibili. Già venti dei trentadue stati messicani hanno già posto in essere comportamenti virtuosi: a Città del Messico però le cose potrebbero non andare così bene. Infatti, tutti i venditori delle bancarelle utilizzano di norma plastica per i prodotti alimentari.

La rivolta delle fabbriche di plastica

Naturalmente, esiste anche un rovescio della medaglia. I rappresentanti dell’industria della plastica sostengono che almeno cinquanta aziende potrebbero fallire a causa di questa legge, lasciando 30.000 persone senza lavoro. La loro idea sarebbe quindi di trovare materiali alternativi alla plastica, ma che questo si presenta difficile a causa dell’emergenza sanitaria. Così ha spiegato a Televisa Aldimir Torres, capo della Plastic Industries Association: le aziende non possono materialmente andare alla ricerca di nuovi prodotti. Stando invece a Monica Conde, responsabile di Ambiente Plastico, i prezzi dei ristoranti potrebbero aumentare a causa delle nuove regole.

La riduzione della plastica nel mondo

Il Messico non è naturalmente l’unica nazione in cui si sta studiando una diminuzione dell’utilizzo della plastica. Una legge in tal senso era necessaria: infatti, solo una piccola parte dei prodotti fabbricati rientra poi nel riciclo. La maggioranza viene bruciata, abbandonata nelle discariche, o come già detto sversata nei nostri oceani. Negli USA otto Stati (California, Connecticut, Delaware, Hawaii, Maine, New York, Oregon e Vermont) hanno vietato i sacchetti di plastica. Per contro, altri diciassette Stati hanno dichiarato che un simile divieto è illegale, ponendosi di fatto dalla parte delle industrie. Quanto all’Unione Europea, si è posta come obiettivo di rendere riutilizzabili o riciclabili tutti gli imballaggi entro il 2030. Parimenti farà il Canada, ponendo il primo divieto nel 2021. Quest’ultimo utilizza infatti 15 miliardi di sacchetti di plastica all’anno, e 57 milioni di cannucce.

Riciclo attivisti contro la plastica monouso