di Michela Zanarella

Gli spettatori dell’audience televisivo, vedendo la programmazione di “Terra Ribelle” per RAI 1, avranno pensato subito alla regia di Cinzia Th Torrini, ma questa nuova fiction ha quel 2, posto dopo il titolo, che fa pensare solo a …la vendetta!

Sì, “Terra Ribelle 2” non ha la firma di chi ha portato al successo racconti televisivi come “Elisa di Rivombrosa”, “La Certosa di Parma” e, l’indimenticabile “Terra Ribelle”, l’originale.

Il lavoro di Cinzia Th Torrini ha la sua linfa creatrice nel romanzo, nel mistero, nell’avventura, dando così spazio creativo alla storia reinventata, al dramma storico, all’epica, alla tragedia, ed è proprio da questi elementi che prendono vita le fiction “stile Torrini”.

“Terra Ribelle” ha fatto conoscere all’audience televisivo un giovanissimo attore argentino, Rodrigo Guirao Diaz, che abbiamo apprezzato in seguito, nel ruolo di  Fabrizio del Dongo, nobiluomo affascinante e sensibile, nella fiction “La Certosa di Parma”, il romanzo di Stendhal diretto dalla Torrini. Oggi lo ritroviamo in “Terra Ribelle 2” diretto da Ambrogio Lo Giudice.

 

D – Quali sensazioni ha Cinzia Th Torrini nell’assistere alla proiezione di una sua fiction che oggi è diretta da un’altra mano?

 

R –Il distacco, cioè separarsi da una propria creazione, è sempre doloroso.  Specialmente da un progetto che hai pensato, hai lottato per realizzarlo e ne hai curato nei minimi particolari ogni dettaglio.  La sensazione è di tristezza quando mi accorgo vedendolo che ci sono dei problemi nel racconto,nelle psicologie dei personaggi, anche quelli secondari. Nella ricerca dell’uso del costume che non deve essere solo ricostruzione storica, ma è importante come viene interpretato.

 

D – Come vede il suo lavoro da regista?

 

R – Fare il regista per me è vivere completamente la storia che racconto con tutti i suoi personaggi.

 

 

 

 

 

 

 

D – Quante affinità trova tra Black Swan il film di Darren Aronofsky e lo stile delle sue riprese?

 

R – Magari poter raccontare una storia bella come il Cigno Nero. L’interpreazione di Aronofsky l’ho sentita molto vicina alla mia visione interpretativa. Mi sento di averlo citato nella mia fiction la “Certosa di Parma” nella scena quando la zia dentro lo specchio vede riflesso il suo desiderio appassionato verso il nipote.

 

D – Un’anticipazione sul suo nuovo progetto?

R –Ancora è troppo presto parlarne. Sto cercando i soldi per un piccolo film per il cinema, ma la situazione non è facile. Nel frattempo sto scrivendo per una nuova proposta televisiva.

 

 

 

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