Salve! Fra i molti personaggi storici che costellano la storia del nostro paese ce ne sono alcuni entrati di prepotenza nell’immaginario collettivo, spesso più per ciò che non hanno fatto o per le calunnie che li hanno visti protagonisti. La donna di cui vado a parlarvi oggi ne è un lampante esempio.

Era il 24 giugno del 1519, a Ferrara, nel Palazzo Ducale. Forse era una bella giornata di sole, come oggi, o forse no. Ma nelle stanze del castello viveva i suoi ultimi istanti di vita la sposa del duca Alfonso I d’Este, da poco nuovamente madre di una bambina (che le sarebbe sopravvissuta di due anni) e ormai troppo debole per lottare ancora. Lei era Lucrezia Borgia, e con lei se ne andavano decenni di torbidi segreti e bugie che l’avevano vista coinvolta quando non protagonista.

Sicuramente, anche se non siete appassionati di storia avrete sentito parlare di questa donna e della sua famiglia. Ripercorriamola brevemente insieme.

La duchessa e io, il ritorno di Lucrezia Borgia

La famiglia Borgia, in origine Borja, aveva il suo luogo di nascita in Spagna, a Jàtiva (vicino Valencia). La loro fortuna cominciò con un uomo di chiesa, che riuscì ad arrivare al soglio pontificio, Callisto III (al secolo Alonso Borja). Sentendosi prossimo a morire chiamò a sé il nipote prediletto, Rodrigo, all’epoca ventenne e già creato cardinale. Il giovane uomo amava le donne e non si risparmiava alcun piacere della vita, ma allora le cose erano diverse da oggi; la maggior parte dei religiosi, semplici parroci o addirittura papi avevano amanti e figli illegittimi, e così anche Rodrigo, di enormi ambizioni, non pensava che questo fosse un ostacolo alla carriera che aveva sognato per sé. Dopo la morte di Innocenzo VIII, più di trent’anni dopo, il Borgia non più ragazzo decise di tentare la scalata al trono di Pietro. E, a prezzo di parecchi favori e bustarelle, ci riuscì, diventando nel 1492 papa col nome di Alessandro VI.

Nonostante la sua alta carica aveva un’amante fissa da parecchi anni, e questa donna, considerata comunque “rispettabilissima” aveva nome Vannozza Cattanei, ed era forse nipote o figlia di artisti. Da lei Rodrigo ebbe quattro figli, nell’ordine il famigerato Cesare (1475-1507), Juan (1476-1497), Lucrezia (1480-1519) e Jofré (1481-1517). La sola femmina, Lucrezia, venne affidata dal padre alle cure di una sua cugina, Adriana Mila, e viveva in compagnia di lei e della nuova amante del padre, Giulia Farnese. Divenne subito una pedina nelle mani della famiglia, tanto che il suo primo matrimonio venne combinato e celebrato quando la fanciulla non aveva ancora compiuto undici anni.

Il suo primo marito era Giovanni Sforza, cugino di Ludovico il Moro, aveva già ventisette anni ed era vedovo da tre. Il matrimonio non durò molto, e venne fatto sciogliere per “mancata consumazione”. Lucrezia dopo la separazione s’era rifugiata in convento, e qui aveva avuto una relazione con l’ambasciatore di suo padre, Pedro Caldés: da questa storia clandestina era nato un figlio, del quale più nulla si seppe.

Il secondo marito venne scelto nel ramo napoletano della famiglia Aragona, ed era Alfonso, già cognato di Lucrezia (la sorella di lui, Sancia, aveva sposato Jofré, il fratello di lei). A differenza delle prime queste nozze furono felici, almeno finché durarono: Cesare Borgia, geloso in modo quasi ossessivo della sorella e resosi conto che lei ne era troppo legata decise di eliminarlo. Un primo agguato lo ferì solamente, poi il cognato andò a trovarlo in San Pietro e lo finì “strangolandolo nel suo letto”. Lucrezia pianse a lungo l’amato marito, rimanendo vedova con un figlio, di nome Rodrigo.

Dopo una certa resistenza, la giovane si piegò ad un terzo matrimonio. Questa volta lo sposo era Alfonso I d’Este, prossimo duca di Ferrara, vedovo e senza figli. Lucrezia in questo caso volle prender parte personalmente alle trattative, desiderosa di allontanarsi il più possibile da Roma e dalla sua famiglia maledetta. Così, il 2 febbraio del 1502, a matrimonio concluso la nuova duchessa fece il suo ingresso a Ferrara.

I due sposi non si amarono mai davvero, ma tra loro venne stabilito un rapporto fatto di una certa complicità e rispetto, stabilendo di non infastidirsi mai l’un l’altro. I frutti di questa unione si concretizzarono in sette figli, più alcuni aborti spontanei, anche se soltanto quattro di questi bambini raggiunsero l’età adulta. I ferraresi, inizialmente ostili alla Borgia, finirono invece per rispettarla ed in un certo modo amarla, tanto che furono loro a riabilitarla dopo la sua morte, sottolineando come non fosse la famosa avvelenatrice/incestuosa che tutti pensavano ma una donna pur fragile, ma estremamente intelligente, colta e saggia, oltre che devotamente religiosa. Tanto accorta, che per diversi periodi il marito le affidava la gestione della città in ogni suo aspetto; a lei si dovettero, per esempio, i lavori di bonifica realizzati intorno a Ferrara per rendere coltivabili i terreni.

Dopo la morte di Lucrezia per febbre puerperale, in seguito alla nascita dell’ultimogenita Isabella, il mito intorno a lei ingigantì e sappiamo bene di che fama sinistra venne investita ed è investita ancora oggi. Molti biografi e storici invece hanno cercato di riabilitarla, e fra loro citiamo Sarah Bradford e Maria Bellonci, i cui scritti consiglio per chi volesse farsi un’idea più veritiera di questa donna bistrattata e chiacchierata.

Cinquecento anni dunque, cinquecento anni di bugie che si spera finalmente vadano a sbiadire e restituiscano l’immagine di una donna che voleva soltanto essere amata, e non usata unicamente per scopi altrui.

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