Cimitero Monumentale di Milano: vita e morte diventano arte

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Tutte le grandi città ne hanno uno: pensiamo a Père Lachaise e Montparnasse a Parigi. Il Cimitero Monumentale di Milano non è certo da meno. Magari non sarà la prima cosa a cui si pensa mettendo piede nel capoluogo lombardo: ma merita comunque una visita.

Cimitero Monumentale di Milano, qual è la sua storia?

Situato vicino al centro della città, nasce intorno alla metà dell’Ottocento. Precedentemente a Milano erano presenti molti piccoli cimiteri, ma com’è ovvio era necessario trovare un luogo più grande e idoneo per inumare i propri defunti, soprattutto per questioni igieniche e sanitarie. L’idea di edificarlo era già stata lanciata nel 1837, ma i lavori iniziarono soltanto nel 1864 per le diverse modifiche apportate al progetto iniziale. Il 2 novembre 1866, infine, Monsignor Giuseppe Calvi dava la sua benedizione alla struttura non ancora terminata e il Cimitero apriva ufficialmente.


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Struttura interna: l’entrata

Ai giorni nostri il Cimitero Monumentale di Milano copre un’estensione di 250.000 mq. All’entrata incontriamo il cortile e il viale centrale che attraversa tutta la superficie: di qui in poi si articola in maniera perfettamente simmetrica. Ad interrompere il viale troviamo l’ossario, la necropoli e il Tempio Crematorio.

Le sepolture

Da entrambi i lati troviamo cortili e spiazzi, e le cosiddette edicole, di forma esagonale. I colonnati laterali sono realizzati in granito bianco e rosa di Baveno. Le sepolture si dividono in tre macroaree distinte: quella centrale, la più grande, è quella destinata ai defunti cattolici. Nell’ala sinistra troviamo i defunti acattolici; nella destra il cosiddetto “reparto degli israeliti”.

Il Famedio

La costruzione che svetta su tutte nella sezione dei cattolici è il cosiddetto Famedio, un nome tradotto dal latino: famae ades, Tempio della Fama. Progettato da Carlo Maciachini, inizialmente era pensato come cappella cattolica. Solo tra il 1869 e il 1870 fu destinato a luogo di sepoltura, qualcosa di molto simile al Pantheon di Roma (o di altre grandi città). Ci sono dei criteri ben precisi su chi abbia diritto ad essere ricordato qui: poiché solo alcuni di loro sono presenti con il loro corpo o i loro resti, per l’esattezza solo sette persone. Non è infatti necessario essere qui sepolti per esservi omaggiati.

Il regolamento per l’ammissione

La prima stesura è datata 1884, ma è stata in parte modificata nel 1904: le categorie accettate nel Famedio sono essenzialmente tre. Illustri per meriti letterari, artistici, scientifici o atti insigni; benemeriti, che per virtù proprie hanno recato benefici e fama a Milano; distinti nella storia patria, che hanno contribuito all’evoluzione nazionale.

Omaggiati senza sepoltura

All’interno del Famedio, come dicevamo, molti illustri personaggi sono ricordati solo con una targa o con lapidi poste all’interno. Uno di essi è il compositore Arturo Toscanini, sepolto altrove ma sempre nello stesso Cimitero. Un altro è Giuseppe Verdi, tumulato nella cripta della Casa di Riposo per Musicisti a lui dedicata, in Piazza Buonarroti, sempre a Milano. E parliamo anche di Giuseppe Mazzini, la cui salma riposa nel cimitero di Staglieno a Genova.

I sarcofagi

Parlavamo di soli sette personaggi illustri “ospiti” del Famedio. Nel sarcofago al centro, disegnato sempre da Maciachini, riposa il primo ad essere giunto nel Tempio. Si tratta di Alessandro Manzoni, portato qui nel 1883, a dieci anni dalla morte. Negli altri due sarcofagi si trovano il filosofo e politico Carlo Cattaneo e l’architetto Luca Beltrami. Quattro colombari di fascia sul lato ponente custodiscono i resti di Salvatore Quasimodo, Carlo Forlanini, dell’artista Bruno Munari e del giornalista Leo Munari (l’ultimo arrivato, deceduto nel 1999).

La cripta

Scendendo nella cripta del Famedio, a cui si accede dai portici di ingresso del cimitero, possiamo incontrare personaggi più vicini a noi e che ancora godono di molta popolarità. Sarà sufficiente fare qualche nome: Guido Crepax, Alda Merini, Dario Fo e Franca Rame, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci. Ci sarebbe ancora molto da dire su questo luogo in bilico tra la vita e la morte: ma forse il modo migliore è visitarlo, con tutte le precauzioni del caso e quando sarà possibile farlo.

Cimitero Monumentale di Milano.it

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