Ciampi: il 16 settembre 2016 l’addio al Presidente dell’orgoglio italiano

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Carlo Azeglio Ciampi è morto il 16 settembre 2016.

Carlo Azeglio Ciampi è stato il 10° Presidente della Repubblica Italiana e, stando ai sondaggi realizzati in questi anni, anche uno dei più amati e stimati dai cittadini. L’ex Capo dello Stato di spense il 16 settembre 2016 a 95 anni presso la Clinica Pio XI di Roma dove era ricoverato già da qualche giorno per un peggioramento delle sue condizioni di salute. Il giorno successivo alla morte fu allestita la camera ardente al Senato mentre il 19 settembre, in occasione dei funerali, fu dichiarata una giornata di lutto nazionale con conseguente esposizione delle bandiere italiane ed europee a mezz’asta in tutti gli uffici pubblici del territorio.

Nella sua lunga e brillante esistenza Ciampi ha vissuto diverse esperienze e ha ricoperto numerosi incarichi istituzionali. Durante la Seconda guerra mondiale fu partigiano, poi la sua carriera lo portò a diventare Governatore della Banca d’Italia rimanendovi dal 1979 al 1993 quado poi accettò l’incarico di Presidente del Consiglio di un governo tecnico e successivamente fu ministro del Tesoro e del Bilancio per il primo esecutivo guidato da Romano Prodi. Fu soprattutto Presidente della Repubblica dal 1999 al 2006.

Ciampi è stato il 10° Presidente della Repubblica Italiana.

Nelle vesti di Capo dello Stato, portò avanti un’importante campagna ideologica per rilanciare l’orgoglio e la fierezza dell’essere italiani, partendo da uno dei principali simboli del nostro Paese, il Tricolore. Storico il discorso tenuto il 7 gennaio 2004 a Reggio Emilia quando, in occasione della nascita della bandiera come vessillo della Repubblica Cispadana, definì il Tricolore «il simbolo moderno di un popolo antico», recante con sé la cultura, l’arte, le grandi tradizioni e in particolar modo la «nobiltà d’animo» del popolo italiano. E poi invitò tutti i suoi connazionali ad esporre con fierezza la bandiera in casa, a conservarla con cura e a regalarla ai propri figli.

Un’altra icona della storia italiana difesa a spada tratta da Carlo Azeglio Ciampi come esempio di unità e appartenenza fu l’inno di Mameli. Ogni volta che ne riecheggiavano le note non mancava di cantarlo per diffonderne l’attaccamento e l’importanza di sentirlo parte della propria coscienza da italiani.

I messaggi di cordoglio dopo la morte di Ciampi

La perdita di Carlo Azeglio Ciampi il 16 settembre 2016 fu un duro colpo per il mondo dell’economia, della politica ma anche perché l’Italia perse uno dei Presidenti della Repubblica che maggiormente erano riusciti ad entrare in simbiosi con i cittadini. Non a casa dal mondo istituzionale, politico e civile italiano giunsero numerosi messaggi di affetto e sentito cordoglio per la perdita dell’ex Capo del Governo. Tra i primi a lasciare un lungo e commosso messaggio ci fu Sergio Mattarella (attualmente ancora al Quirinale) il quale rimarcò subito che il popolo italiano non avrebbe mai dimenticato Ciampi e lo avrebbe sempre ricordato e apprezzato per la sua «competenza, dedizione, generosità e passione».

Aggiunse che le istituzioni italiane avrebbero sempre tenuto viva la memoria del 10° Presidente della Repubblica, quindi rivelò che in quel momento stava provando un profondo dolore come del resto tutti i cittadini che erano rimasti legati e ammirati dalla sua «fedeltà alla democrazia e alla Costituzione». Infine Mattarella ricordò che l’ex Governatore della Banca d’Italia quando era stato al Quirinale non aveva mai fatto mancare la propria vicinanza «alle parti più svantaggiate della società».

Il Presidente Mattarella ricordò la fedeltà di Ciampi a democrazia e Costituzione.

Nel 2016 il Presidente del Consiglio era Matteo Renzi, il quale si unì al dispiacere per la dipartita dell’economista livornese, inviando un abbraccio affettuoso alla moglie Franca e un pensiero pieno di gratitudine «all’uomo delle Istituzioni che ha servito con passione l’Italia». Si unì l’allora Presidente del Senato Piero Grasso che definì Ciampi «una delle migliori espressioni della cultura democratica italiana». La Presidente della Camera Laura Boldrini sottolineò che il Paese aveva perso «una grande figura di straordinaria integrità morale».

L’attacco di Salvini: «Traditore»

L’unica voce fuori dal coro fu quella di Matteo Salvini. Il leader della Lega, dopo essersi unito al cordoglio per la scomparsa dell’uomo Carlo Azeglio Ciampi, da Pontida lo definì politicamente un «traditore», aggiungendo che come Napolitano e Prodi era stato uno dei responsabili dei disastri economici e sociali che avevano gettato nella disperazione 50 milioni di italiani. Affermò che sotto il profilo istituzionale si era reso complice «della svendita dell’Italia ai poteri forti». Alle parole del leader del Carroccio replicò Grasso che lo chiamò «sciacallo».

Salvini definì Ciampi un traditore.

Diametralmente opposte le affermazioni del presidente emerito Giorgio Napolitano, nominato senatore a vita proprio da Ciampi prima che fosse lui a diventare il nuovo inquilino del Quirinale. Questi dichiarò che l’ex collega era sempre stato «una figura straordinaria». Romano Prodi rivelò di essere sempre rimasto molto colpito dalla sua umanità e autorevolezza, qualità che avevano consentito al compianto ex ministro del Tesoro di gestire al meglio il Paese nei momenti più difficili e delicati della storia. Massimo D’Alema ricordò che non era stato solo un grande esponente politico e istituzionale ma «il presidente di tutti i cittadini», colui che aveva sempre lavorato per ridare orgoglio e senso di appartenenza a tutta la società civile italiana.

Giorgio Napolitano il 20 aprile 2013 è rieletto Presidente della Repubblica

Infine anche Papa Francesco volle dare il suo ultimo saluto a Carlo Azeglio Ciampi, inviando un telegramma alla vedova nel quale scrisse che durante la sua vita aveva ricoperto le più alte cariche istituzionali «con signorile discrezione e forte senso dello Stato». Quindi il pontefice ci tenne a sottolineare come l’ex Presidente della Repubblica fosse stato unito da un bel rapporto di amicizia a Papa Giovanni Paolo II.

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