È forte e chiara la posizione di Papa Francesco sulla questione Immigrazione: “Ci vogliono ponti, non muri. Coloro che costruiscono i muri finiranno prigionieri dei muri che hanno costruito. Invece quelli che costruiscono ponti, andranno tanto avanti“.

Gli immigrati sono ormai al centro delle discussioni in Italia, e non solo. La tematica ha messo in contrasto più volte il Governo attutale – in particolar modo il Ministro degli Interni Matteo Salvini – e Papa Francesco che, proprio in relazione a questa tematica, ha pubblicato due volumi: “Orientamenti pastorali sulla Tratta di persone” e “Luci sulle Strade della SperanzaInsegnamenti di Papa Francesco su migranti, rifugiati e tratta”.

La coerenza cristiana

<<Spostarsi e stabilirsi altrove con la speranza di trovare una vita migliore per se stessi e le loro famiglie. È questo il desiderio profondo>> così scrive il Papa nella prefazione del libro “Luci sulle Strade della Speranza”. Papa Francesco ha infatti cercato più volte di accostare l’esperienza dei migranti di oggi alla vita di Gesù: <<Un’esperienza che Gesù Cristo stesso provò, assieme ai suoi genitori, all’inizio della propria vita terrena, quando dovettero fuggire in Egitto per salvarsi dalla furia omicida di Erode>>.

Pur non essendoci nei suoi testi riferimenti espliciti alla politica attuale italiana, la posizione del Papa è esplicita: <<Il viaggio dei migranti non è sempre un’esperienza felice. Basti pensare ai terribili viaggi delle vittime della tratta. Anche in questo caso, però, non mancano le possibilità di riscatto, come accadde per il piccolo Giuseppe, figlio di Giacobbe, venduto come schiavo dai fratelli gelosi, il quale in Egitto, divenne un fiduciario del Faraone. […] Come la storia umana, la storia della salvezza è stata segnata da itineranze di diverso genere, migrazioni, esili, fughe, esodi, tutte comunque motivate dalla speranza di un futuro migliore altrove. E anche quando l’itineranza è stata indotta con intenzioni criminali, come nel caso della tratta, non bisogna lasciarsi rubare la speranza di liberazione e di riscatto>>.

Papa Francesco non condivide il modo in cui i potenti manifestano disinteresse verso i diritti dei popoli più poveri. Molto spesso si colpevolizza la Chiesa – portatrice del messaggio evangelico nel mondo – per le ingiustizie, accusando i suoi rappresentanti per l’incoerenza del loro operato rispetto al Vangelo. Papa Francesco dimostra non solo il suo interesse per gli immigrati, ma si occupa anche di questa “coerenza cristiana” affinché la Chiesa possa essere credibile.

Il decalogo dei nunzi

Nella terza riunione dei Rappresentanti Pontifici, il Papa ha dettato ai nunzi un decalogo molto esigente. Sono 103 i rappresentanti pontifici che si sono riuniti in Vaticano per incontrare il Papa con i suoi collaboratori. Il nunzio è “Un uomo di zelo apostolico”, come lo stesso Papa Francesco ricorda: <<è pericoloso cadere nella timidezza o nella tiepidezza dei calcoli politici o diplomatici, o addirittura nel “politicamente corretto”, rinunciando all’annuncio. Lo zelo apostolico è quella forza che ci tiene in piedi e ci protegge dal cancro della disillusione>>.

Secondo il Papa, il nunzio deve essere “uomo di riconciliazione”, di mediazione, di comunione, di dialogo e di riconciliazione. Deve cercare di rimanere imparziale e obiettivo: <<Se un Nunzio si chiudesse nella Nunziatura ed evitasse di incontrare la gente, tradirebbe la sua missione e invece di essere fattore di comunione e di riconciliazione ne diverrebbe ostacolo e impedimento>>. 

Il nunzio è il rappresentante del Successore di Pietro e agisce per conto della Chiesa, dunque deve aggiornarsi e studiare, avere capacità di comunicazione, rimanendo umile e fedele. Il nunzio deve essere inoltre un uomo di iniziativa, che quotidianamente dimostra di essere “nel mondo ma non del mondo”, ovvero capace di trovare le parole giuste per aiutare chi ne ha bisogno. Dev’essere un uomo di preghiera, di obbedienza e di carità operosa.

Quello di Papa Francesco è un invito forte e chiaro rivolto a tutti i credenti: un “uomo di Dio” è un uomo che accoglie, che rimane “ultimo fra gli ultimi”. Per questo motivo un cristiano non può essere d’accordo con la politica attuale sulla “non accoglienza”. La Chiesa di Papa Francesco, è una Chiesa che prende una posizione, che si schiera a favore dei più deboli. È una Chiesa che non chiude un occhio sulle discriminazioni.

“Quanti rifugiati ci sono in Vaticano?”

Il Ministro degli Interni, Matteo Salvini, in risposta alla posizione di Papa Francesco sui migranti lo provoca con una domanda: “Quanti rifugiati ci sono in Vaticano?”.

La Chiesa, negli ultimi anni, ha accolto 10mila migranti, un numero in continua crescita. Le parrocchie, attraverso i centri di ascolto, hanno generato tantissimi servizi di prima necessità: mense, ambulatori, prestiti e dormitori, non solo per gli italiani bisognosi, ma anche per i migranti. Oggi si contano 449 mense per i poveri, anche queste in continua crescita.

Sono nati diversi servizi di tutela per gli immigrati impiegati in lavori precari: dal Progetto Presidium alla Fondazione Migrantes – con il progetto “La legalità paga” – che ha approntato un fondo per il rimpatrio delle salme dei migranti che muoiono in Italia in solitudine. Le scuole cattoliche non solo accolgono i bambini stranieri, ma donano loro la possibilità di doposcuola nelle parrocchie e negli oratori, senza dimenticare la nascita degli asili multietnici.

“Ci vogliono ponti non muri”

Dunque, una risposta non di parole, ma di fatti. Un’azione concreta e quotidiana. Ogni cristiano dovrebbe favorire una società fatta di pace, accoglienza e difesa dei diritti umani. Chiunque si dichiara “cristiano” senza avere la predisposizione verso “gli ultimi”, è un cristiano incoerente, che non rispecchia il Vangelo. Non si può essere “credenti, ma non accoglienti”, un aspetto deve includere l’altro.

Anche Gesù era un profugo”, ricorda Papa Francesco, “e l’accoglienza arricchisce la nostra comunità”.

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