Nell’era della tecnologia, delle connessioni quotidiane su internet e degli smartphone, anche la chiesa sarebbe pronta a mettersi al passo coi tempi. Infatti dagli Stati Uniti giunge notizia dell’arrivo di una nuova applicazione, Churchome, che consente a tutti i credenti di poter essere sempre in contatto con gli altri fedeli e con gli ecclesiastici per non perdersi messe e preghiere anche quando ci si trova lontani dal luogo di culto. L’annuncio è comparso su Instagram ed è stato pubblicato da Judah Smith, uno dei responsabili del progetto.

La testata online The Christian Science Monitor ha riportato la testimonianza e la storia di una coppia di Dallas che, in difficoltà perché non riusciva a recarsi costantemente in chiesa per motivi di lontananza o lavoro, tutto ad un tratto ha appreso dell’esistenza della piattaforma per smartphone e dispositivi mobili. Si tratta di Lincoln e Natalie Redmon che, dopo aver letto il suddetto post su Instagram, hanno deciso di effettuare il primo accesso all’applicazione per capire se e come poteva essergli utile.

Churchome: come funziona l’applicazione.

Dopo essersi iscritti a Churchome, col tempo sono riusciti a formare un gruppo di circa 60 persone, di cui almeno 25 ogni domenica si riuniscono a casa loro per seguire la messa in streaming. La signora Redmon, parlando di questa nuova iniziativa, si è detta favorevole perché permette di sentirsi parte integrante di una comunità cristiana anche se si fa ricorso alla tecnologia. Al contempo ha aggiunto che con questa app lei e il marito riescono a sentirsi sempre coinvolti nella loro fede perché ovunque si trovino (al supermercato, in auto e quant’altro…) possono pregare o intonare delle canzoni religiose.

Di questo progetto ha parlato anche Lori Bailey, responsabile delle comunicazione di Life.Church (Chiesa evangelica multi-sito), secondo cui si tratta di una nuova modalità di attuare la propria fede, chiarendo che: «Potrebbero esserci persone che vanno in chiesa con i loro piedi, ed altre che invece ci vanno con le tastiere».

Churchome: la chiesa si apre al digitale

Questa novità ha immediatamente aperto il dibattito tra coloro che sono favorevoli all’introduzione di una sorta di «chiesa online» e quelli che, invece, ritengono che l’unico vero modo di professare la propria religione sia sempre e solo quello tradizionale.

Tim Hutchings, docente di etica religiosa presso l’Università britannica di Nottingham, ha spiegato che, in un primo momento, quando si è diffuso l’utilizzo smodato di internet, le comunità religiose hanno cominciato a temere che potesse sconvolgere irrimediabilmente le abitudini delle persone, rischiando di allontanarle in maniera eccessiva dalla fede. Tuttavia col tempo, quando il ricorso al web è diventato una consuetudine, anche l’ambiente ecclesiastico ha cominciato ad adeguarsi e, come ha affermato il professore, è emersa la convinzione che: «I modi in cui internet ha maggiormente cambiato la società sono i più difficili da vedere».

The Christian Science Monitor, citando una ricerca dell’istituto Pew, ha sottolineato che nel 2016 è stato riscontrato che circa il 60% dei giovani al di sotto dei 30 anni ha cercato online delle nuove chiese, mentre solo il 12% degli adulti di età superiore ai 65 anni ha fatto la stessa cosa. Lori Bailey ha anche svelato che, negli ultimi anni, il sito Life.Church ha registrato una media di mezzo milione di visitatori unici, mentre la applicazione della Bibbia ha tagliato il traguardo dei 400 milioni di download. A tal proposito, Ed Stetzer, direttore esecutivo del Billy Graham Center del Wheaton College, ha dichiarato: «L’online è la nuova porta d’ingresso della chiesa».

Churchome: i pareri favorevoli all’applicazione.

Quest’apertura verso il web è giunta, tra le altre cose, in un momento piuttosto delicato per la religione negli Stati Uniti. Infatti la società americana di analisi Gallup ha riportato che negli ultimi 20 anni c’è stato un calo del 20% dei credenti, mentre Pew ha aggiunto che solo la metà dei cittadini americani ha affermato di andare in chiesa una o due volte ogni mese. La maggior parte delle persone sostiene di non riuscire a frequentare i luoghi di culto per problemi pratici come gli impegni di lavoro o le difficoltà di spostamento. Dunque si spera che, con l’introduzione delle messe e delle preghiere online, si possano superare questi ostacoli e ottenere un riavvicinamento dei fedeli alle pratiche religiose.

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Le critiche dei tradizionalisti

Come anticipato in precedenza, Churchome e più in generale i servizi di stampo religioso disponibili online, stanno trovando anche la fiera opposizione di una parte dei credenti. La scrittrice Laura Turner, ad esempio, in un articolo pubblicato sul New York Times sostiene che queste applicazioni sul web facciano perdere il contatto umano che garantisce invece una frequentazione fisica del mondo ecclesiastico. Intervistata da The Christian Science Monitor, la Turner ha affermato che questa corsa del mondo religioso alle app e ai servizi online rischia di andare a discapito delle tradizionali comunità formate da persone in carne ed ossa. Secondo lei, infatti, se i cristiani la domenica non riescono a trovare il tempo per andare a messa, invece di ricorrere al web dovrebbero fare in modo da ridurre gli impegni per dare maggiore spazio alla propria spiritualità.

In conclusione, la scrittrice ha detto che in un’epoca in cui si interagisce molto poco con le persone anche a causa del boom del digitale: «Mettere la chiesa sui nostri telefoni può essere una cosa pericolosa».

Le critiche al progetto Churchome.

Stetzer, anche se ha ammesso di utilizzare spesso i social network e soprattutto Instagram, ha sottolineato che secondo lui bisognerebbe comunque ritrovare il piacere di avere accanto a sé delle persone reali con le quali piangere e ridere nella vita di tutti i giorni.

In risposta alle critiche è intervenuto Mark Venti, uno dei responsabili di Churchome, il quale ha ricordato che l’anonimato garantito da internet consente a molti fedeli di accedere ai servizi online e di raccontarsi più facilmente, infatti non ha nascosto che è stato contattato da alcuni fedeli che sono riusciti ad aprirsi, rivelando di pensare spesso al suicidio o di essere in crisi matrimoniale, cosa che ad esempio avrebbero fatto con maggiori difficoltà di persona. Infine ha evidenziato che grazie al digitale i credenti disabili o gli anziani che hanno problemi negli spostamenti, possono comunque continuare a coltivare la propria fede tramite i servizi offerti dal web.

L’obiettivo di Churchome è quello di attirare le attenzioni di un numero sempre crescente di credenti, arrivando a delle cifre simili a quelle di Amazon, con la differenza che, mentre l’azienda di e-commerce tende a far spendere dei soldi al consumatore, l’applicazione religiosa invece punta a mettere in contatto le persone con i pastori che ascoltano Dio.

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