Chiusure di 10mila impianti di carburante in tre anni: ecco il nuovo piano

Stimati 10mila impianti inefficienti che porterebbero perdite per oltre 8 miliardi di euro di gettito erariale.

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Chiusure di 10mila impianti di carburante in tre anni per arrivare ad una razionalizzazione della rete. E’ questa la proposta congiunta di Faib, Confesercenti, Fegica Cisl, Figisc/ Anisa Confcommercio per il prossimo triennio. Secondo i dati del Mise, solo negli ultimi 12 mesi, c’è stato un incremento di 1345 punti vendita di carburante. Nella rete di distribuzione che alimentano le autovetture c’è un ingresso incontrollato di soggetti. Parallelamente il traffico illecito di prodotti petroliferi sta assumendo proporzioni rilevanti e pericolose anche per il controllo della criminalità organizzata.

Chiusure di 10mila impianti di carburante

Il 30% del venduto sfugge all’imposizione fiscale per un valore di oltre 12 miliardi di euro. Soldi che vanno dritti nelle tasche della criminalità organizzata. Ecco perchè i gestori, con le relative rappresentanze sindacali, hanno presentato in occasione della rassegna “Oil & Noil” a Verona il nuovo modello di riforma.

L’obiettivo è chiudere 10mila impianti inefficienti, tra quelli in stato di abbandono e quelli che dichiarano una capienza sotto i 600mila lt. A questi si dovrebbero aggiungere gli oltre 150 impianti in autostrada. Il risultato da raggiungere sarà una rete più snella, capace di favorire i controlli degli organi ispettivi e aumentare di conseguenza l’indice di produttività per impianto.

8 miliardi il gettito erariale da recuperare

Con questa riforma si potranno restituire alla collettività almeno 8 miliardi di euro di gettito erariale evaso e almeno 1,4 miliardi al mercato, che arriveranno ai gestori onesti. Meno impianti e più guadagno, questo anche il pensiero dietro questa scelta. Per ricostruire un sistema regolatorio certo, favorire il rientro delle multinazionali e investimenti da poter dedicare alla modernizzazione della rete.

Cosa pensa l’Unione Petrolifera?

Secondo l’Unione Petrolifera gli impianti superano di gran lunga il numero ottimale consentito. Nel nostro Paese ci sono circa 21mila distributori. Secondo una stima ne basterebbero 15mila. 6mila impianti sarebbero di troppo e non 10mila come dichiarato dall’associazione dei gestori di carburante, tra cui Confesercenti.

Chiusure di 10 mila impianti di carburante: il confronto con l’Europa

La quantità di carburante erogato dalle singole stazioni è alla base del discorso per poter calcolare il surplus di impianti. Una rete troppo frammentata, con più di 200 operatori e mal dislocata sul territorio, non consente per molti esercizi un guadagno sufficiente a sostenere l’attività. L’erogazione media italiana è tra le più basse d’Europa, appena sopra i 1300 metri cubi per impianto. Per capire la differenza basti solo pensare che nel Regno Unito questo numero va ben oltre i 400 metri cubi.

Tuttavia sembrano lontani i tempi in cui le pompe di carburante possano essere sostituite da colonnine per la ricarica elettricità. Un turnover già iniziato in Norvegia e ancora una volta è il Regno Unito uno dei maggiori punti di riferimento. Nell’isola britannica le colonnine di ricarica hanno recentemente fatto registrare un sorpasso sulle pompe di benzina. Per l’Italia prossimo importante obiettivo è ridurre il numero dei distributori di carburante. Per la modernizzazione della rete c’è ancora tempo. Un passo alla volta.

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