Child Penalty: l’Italia non è un Paese per mamme lavoratrici

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Foto di Neil Dodhia da Pixabay

Nonostante le politiche a sostegno della maternità ci siano, in Italia conciliare il lavoro con l’essere mamma è ancora davvero troppo difficile. Ecco cos’è la Child Penalty: da quando entrano in maternità le donne hanno una progressiva penalizzazione sul reddito determinato dal lavoro; sempre che il lavoro riescano a mantenerlo.

Child Penalty: quali dati?

Quando si parla di Child Penalty non si discute di luoghi comuni o supposizioni, ma di importanti dati statistici periodicamente elaborati dagli organi competenti. Secondo l’Istat la percentuale di donne costretta a modificare qualche aspetto della propria attività lavorativa per riuscire a conciliare famiglia e lavoro è del 38,3%. Ciò significa che, al rientro dalla maternità, le mamme si ritrovano spesso a cambiare lavoro, a ridurne l’orario o a modificare i propri turni. Secondo l’Inps, inoltre, a 15 anni dalla maternità i salari lordi delle madri lavoratrici italiane sono di 5700 euro inferiori a quelli delle donne impiegate senza figli; per non parlare del gap che si viene a creare con gli stipendi degli uomini.

Come mai il fenomeno della Child Penalty colpisce solo le donne?

I motivi delle disparità tra le mamme ed i papà per quanto riguarda il lavoro sono diversi. In molti casi la prima discriminazione di genere avviene in casa ancor prima che in azienda: ancora oggi infatti è la madre che detiene il ruolo di cura all’interno del focolare domestico, e quindi è lei che si deve prendere carico dei figli anche a discapito del lavoro. Ma non solo. Nonostante ci siano leggi a sostegno della maternità, per molti datori di lavoro questa è ancora vista come una “scocciatura”: la donna incinta e neomamma non sempre può lavorare, e questo comporta spesso l’assunzione di una eventuale sostituta; inoltre, secondo alcuni una mamma non sarebbe più in grado di dedicarsi al lavoro come prima, a loro dire perchè troppo assorbita dal nuovo “ruolo”.

Disparità di genere: la pandemia aumenta le disuguaglianze sul lavoro

Come la pandemia ha inasprito la situazione

Nell’anno della pandemia sono svaniti oltre 450000 posti di lavoro, e ad essere più colpite sono state le donne con figli sotto i cinque anni. La necessità di seguire i bambini più piccoli a casa da scuola ha aumentato notevolmente il carico di incombenze delle nostre mamme, costringendole talvolta a lasciare o perdere il lavoro; inoltre, a causa del covid è diminuita drasticamente la probabilità per le donne con figli minori di trovare un impiego, aumentando notevolmente il divario di genere nei tassi di occupazione. Una realtà che rischia di portare il Paese ad avere sempre meno nascite, con il rischio di un drammatico squilibrio di generazioni. Per questo occorre che lo Stato si impegni ancora di più per incentivare la partecipazione delle mamme al mercato del lavoro: nel 2021 è inammissibile che la donna debba scegliere se mettere al mondo figli o perseguire una carriera lavorativa.