Chiarire i piani sulla transizione elettrica: parlano i sindacati

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Nei prossimi giorni si terrà un vertice tra sindacati e Stellantis. L’obiettivo è chiarire i piani riguardo la transizione elettrica.

Come chiarire i piani sull’elettrico?

Sappiamo che nei mesi passati il CEO di Stellantis, Carlos Tavares, aveva fatto un passo indietro in merito alle fabbriche italiane. Inizialmente aveva dichiarato che erano troppo costose, ma assicurando che non sarebbe stato perso nessun posto di lavoro. In seguito però le sue azioni non sono state coerenti con tali dichiarazioni. Questo è il motivo del vertice.


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In attesa del vertice

Il vertice tra i sindacati e i dirigenti di Stellantis dovrebbe tenersi nei prossimi giorni, ma la data non è ancora stata fissata. “Abbiamo bisogno nel minor tempo possibile di un accordo con il governo e i vertici di Stellantis sulla transizione industriale verso l’elettrico” ha spiegato Michele De Palma, Responsabile Auto di Fiom Cgil. “Un’intesa che garantisca almeno gli attuali livelli occupazionali in Italia, che favorisca il turn-over tra chi va in pensione e i più giovani dopo dieci anni di cassa integrazione. Che coinvolga università e centri di formazione sull’analisi di mercato dei servizi accessori. Come l’utilizzo delle auto tramite canone”.

Ulteriori dubbi

“A Grugliasco il mese di giugno lo passeranno con la cassa a zero. Cassino viaggia ai minimi: che tipo di strategia ha Stellantis per l’Alfa Romeo visti i volumi in picchiata? Perché il nuovo Suv della Maserati non sarà in grado di garantire la piena occupazione. A Pomigliano non è ancora partita la produzione del Tonale, la cui data di lancio sta slittando. A Mirafiori i volumi della nuova 500 elettrica sono lontani dagli obiettivi” riflette ancora De Palma.

Il caso Melfi

De Palma si è espresso anche sul caso Melfi. Il sindacato, ha chiarito, non arretrerà di un solo centimetro rispetto alla sua posizione. E quanto alla possibilità che Stellantis voglia accorpare tutto su un’unica linea produttiva, ecco la risposta. “Melfi pesa la metà dei volumi italiani di auto di Stellantis. Se l’ipotesi fosse confermata si aprirebbe uno scenario di scontro con i sindacati. Non siamo disposti ad accettare la cancellazione di una linea per la produzione della 500X, della Renegade e della Compass. Verrebbe meno il presupposto di partenza confermato da Carlos Tavares: cioè garantire l’attuale capacità installata che a regime fa un milione e mezzo di veicoli all’anno”.

Il punto sulla transizione elettrica

Come dicevamo più sopra, al centro di tutto c’è la transizione elettrica di Stellantis. Il timore è che, a seconda di come verrà affrontata, possa mettere a rischio l’occupazione negli impianti italiani. Si torna quindi a parlare della fabbrica di batterie, chiesta con vigore dai sindacati.

Quale transizione?

“Uno dei punti del confronto con Stellantis e il governo è che tipo di transizione stiamo costruendo. Serve uno stabilimento che produca le batterie perché sarebbe una verifica indiretta dei volumi. Non si possono tenere all’oscuro i lavoratori. Non c’è un tavolo che ci permetta di capire quali scelte stia facendo l’azienda. Ci arriva solo il tema della riduzione dei costi. Ma è chiaro che con volumi ridotti al minimo i costi-Paese sono più alti. Invece dobbiamo costruire una filiera per tutelare le aziende di componentistica” è la conclusione.