Chi è O.H.A. al-Bashir

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Sudan's President Omar Hassan al-Bashir attends the opening ceremony of the Connect Arab Summit in Doha March 6, 2012. REUTERS/Mohammed Dabbous (QATAR - Tags: POLITICS SCIENCE TECHNOLOGY BUSINESS)

Al-Bashir è il presidente del Sudan dal 1989. Egli giunse al potere a seguito di un colpo di Stato, rovesciando il governo democraticamente di Sadiq al-Mahdi.

La figura di al-Bashir desta sicuramente interesse in coloro che si occupano di politica internazionale e in particolar modo di nord africa. Il motivo è che è uno dei pochi dittatori rimasti al potere dopo le primavere arabe del 2011.

Come mai è ancora al potere? Prima di rispondere alla domanda, sarebbe il caso di accennare alla vita di al-Bashir.

Vita di O.H.A. al-Bashir

Al-Bashir nacque nel 1944 nel villaggio Hosh Bannaga, tuttavia crebbe a Khartum. Si arruolo molto giovane nell’esercito sudanese e frequentò l’accademia militare egiziana al Cairo.

Nel 1973 al-Bashir combattè nel esercito egiziano durante la guerra del Kippur.

Al suo ritorno dalla guerra, fu nominato capo delle operazioni militari contro l’Esercito di Liberazione del Popolo del Sudan (gruppo formato nel 1983 che combattè contro i governi di al-Nimeyri e di Sadiq al-Mahdi).

Dopo questo incarico, divenne generale e nel 1989 attuò un colpo di Stato che lo portò al potere; nel contempo divenne anche il leader del Partito del Congresso Nazionale.

Come avviene in tutte le dittature, Parlamento e partiti politici furono dichiarati fuori legge, quanto alla stampa subì pesanti censure.

Dopo questi provvedimenti al-Bashir si autoproclamò presidente del Consiglio del Comando Rivoluzionario per la Salvezza Nazionale, concentrado su di sè quasi tutti i poteri dello Stato.

Il suo governo fu caratterizzato da una forte impronta religiosa, grazie anche all’alleanza con Hasan Turabi, il leader del Fronte Islamico Nazionale.

Nel 1991, visto il tipo di governo del Paese, l’unica legge che poteva vigere era la shari’a ( legge, strada).

Nel 1993 al-Bashir si autoproclamò presidente, arrogandosi tutti i poteri del Consiglio del Comando Rivoluzionario per la Salvezza Nazionale.

Nonostante il Paese fosse completamente nelle sue mani, alla fine degli anni novanta, lasciò che fosse promulgata una nuova costituzione e che si creassero dei partiti d’opposizione al suo governo.

Gli Stati Uniti bombardarono nel 1998 l’industria farmaceutica sudanese al-Shifa, che secondo le autorità americane produceva armi chimiche per Bin Laden.

Queste informazioni, mai confermate, portarono il Sudan ad essere messo sulla lista dei paesi sostenitori del terrorismo.

Il presidente sudanese, pur di dimostrare ogni estraneità al terrorismo internazionale, pronunciò discorsi di condanna agli attacchi del 11 settembre.

La figura di al-Bashir desta interesse, come si deceva all’inizio, per il semplice fatto che è il primo capo di Stato a non essere mai stato incriminato dalla corte internazionale penale, sebbene quest’ultima lo abbia accusato nel 2008 di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra nel Darfur . Per questi crimini, l’anno successivo la corte ha spiccato un mandato d’arresto nei suoi confronti , tuttavia senza esito per mancanza di prove.

Può darsi che un qualsiasi altro presidente si sarebbe dimesso, quanto meno per dimostrare la sua estraneità ai fatti, e invece no, al-Bashir è rimasto attaccato alla poltrona, anzi alle accuse mosse contro di lui ha risposto: “non valgono l’inchiostro con cui sono scritte”.


Sotto la sua presidenza, si è svolto nel 2011 il referendum per l’autonomia del sud del Paese, consultazione già previsto nell’accordo di Naivasha (2005). Al-Bashir riconobbe i risultati e il 9 luglio 2011 il sud del Paese ottenne l’indipendenza.

Situazione odierna

La situazione economica del Paese è drammatica, l’inflazione ha raggiunto livelli record, il prezzo del pane è triplicato, tanto che il 19 dicembre 2018 la gente è scesa in strada per protestare. Questa rivolta è stata soprannominata “rivolta del pane” che ha portato i sudanesi a chiedere le dimissioni di al-Bashir.

Le forze dell’ordine hanno risposto usando la forza. Negli scontri sono rimasti uccisi 37 manifestanti, almeno nel primo periodo della protesta e i social network sono stati bloccati (blocco però agirato dagli attivisti).

A questo punto, verrebbe da chiedersi come mai un dittatore come al-Bashir è ancora al potere, nonostante i crimini che ha commesso?

Forse una delle ragioni risiede nel fatto che il regime tiene sotto controllo i flussi migratori, dopo la destabilizzazione della Libia, senza contare il suo appoggio alla lotta al terrorismo.

Questo scenario è probabile, tuttavia, il governo di al-Bashir è da cosiderarsi storia passata e i Paesi occidentali dovrebbero cessare di dare appoggio a un presidente che il suo popolo non considera più tale. Il Sudan ora ha bisogno di voltare pagina.






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