Chernobyl: La Vita Di Chi è Rimasto a Pripjat

Il giorno che ci rese piccoli come particelle radioattive

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Chernobyl

Chernobyl, Pripjat mattina del 26 aprile 1986. Il reattore numero quattro scatena un’intensa esplosione nella centrale nucleare di un paese dell’Unione Sovietica. Quel giorno il personale di Chernobyl stava conducendo un esperimento per rendere la centrale più sicura. Nulla andò secondo i piani. Valentina Kukharenko di 82 anni ci racconta la sua storia.

Chernobyl, ecco la vita di chi è tornato e sfida l’inquinamento radioattivo

Chernobyl, Pripjat. Mattina del 26 aprile 1986. Quel giorno il reattore numero quattro scatena un’intensa esplosione nella centrale nucleare in un paese dell’Unione Sovietica. Il personale di Chernobyl conduce un esperimento per rendere la centrale più ‘sicura’. Conosciamo bene che la situazione non andò secondo i piani. Valentina Kukharenko di 82 anni, racconta la sua storia. Il disastro è tra i peggiori mai accertati con livello sette della scala INES. In secondo piano ricordiamo il disastro nella centrale di Fukushima Dai-ichi nel marzo 2011. Chernobyl è un disastro governato da incompetenza burocratica e deliberata ignoranza che hanno portato a conseguenze tragicamente evitabili. La nube radioattiva contamina irreparabilmente l’aria circostante e non solo. Chilometri di distanza dalla regione.

Il vento che distrugge

Il vento e le nuvole trasportano le particelle radioattive per migliaia di chilometri in tutta Europa. L’intervento dei vigili del fuoco è delle vicine stazioni di Pripjat e Chernobyl è immediato, ma è impossibile bloccare l’emissione radioattiva. Le dimensioni del disastro sono estreme, si è costretti a organizzare l’evacuazione e il reinsediamento in altre zone di 336 000 persone.  Un report del Chernobyl Forum, redatto da agenzie dellONU, comunica sessantacinque vittime accertate. Più di quattromila i casi di tumore della tiroide. Le associazioni antinucleariste internazionali testimoniano: secondo varie sigle, i decessi sono stimati attorno ai sei milioni su scala nel corso di 70 anni.


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Chernobyl: Valentina Kukharenko rimasta a Pripjat?

Valentina Kukharenko è una donna di ottantadue anni, che ha deciso di non lasciare la sua casa nell’attuale zona di esclusione di Chernobyl. Ci racconta: ”Mio marito ha visto un lampo luminoso mentre lavorava su una gru. Non ha prestato molta attenzione, perché i lampi come quello capitavano spesso, ma più tardi ha sentito un fastidio alla gola e la sua bocca era secca. L’ha detto ai suoi amici: ‘non mi sento bene’. E loro gli hanno risposto: ‘bisogna bere vodka’. Così ha bevuto. Al mattino i medici sono arrivati con un dispositivo per misurare le radiazioni e controllare la tiroide. E il suo livello era molto alto”.

A seguito del disastro tutti coloro che vivevano nei pressi di Chernobyl sono stati immediatamente evacuati. Viene istituita una zona di esclusione di 30 chilometri. Suddivisa anch’essa in quattro anelli concentrici: il più piccolo delimitante il territorio più esposto alle radiazioni, entro 30 km dalla centrale, è la cosiddetta quarta Zona. La legge ucraina vieta la possibilità di vivere all’interno della zona di Chernobyl, essendo estremamente inquinata. Nonostante questo contiamo circa centrotrenta/centottanta persona anziane riuscite a consolidarsi nella zona.


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Abitare a Pripjat malgrado l’inquinamento

La confessione mette il luce dei punti estremamente importanti per la vita a Pripjat. Sergey Zibtsev dell’Università nazionale di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Ucraina ritiene che il suolo intorno a Chernobyl sia ancora contaminato: ”Attualmente le persone sono gravemente esposte alle radiazioni anche al di fuori della zona di esclusione, soprattutto gli abitanti del villaggio, perché è tutto ancora pericoloso per l’ambiente a trent’anni anni dall’esplosione. Il governo deve fare enormi investimenti per proteggere la popolazione, centinaia di migliaia di persone che vivono al di fuori della zona di esclusione”. Parole dirette e concrete che mettono in luce una situazione tutt’ora pericolosa.

Gli scienziati vogliono rispondere

Nonostante la dichiarazione esposta per un futuro migliore, numerosi scienziati hanno la necessità di rispondere. La situazione a Chernobyl, Pripjat, è un fase di recupero ambientale e nel corso degli anni questa ha visto diversi miglioramenti. La zona sembra riprendersi. Un’ulteriore testimonianza è quella di Evgeny Markevich di 82 anni. Vive in una zona di alienazione ed è sicuro che non ci sia alcuna minaccia per la sua salute. Nel tempo ha scelto di tornare a Chernobyl: ”Il corpo umano si adatta a tutto, si abitua e tutto diventa normale, sono passati 34 anni, il tempo guarisce ogni cosa ”.


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Necessità di future riparazioni a Chernobyl

Tutt’oggi alcune repubbliche gravano a causa di Chernobyl, Ucraina, Bielorussia e Russia. Un sarcofago di radiazioni. I costi ingenti di decontaminazione sono presenti ancor oggi. Nonostante fossero sistematicamente eseguiti dei lavori di ristrutturazione e consolidamento l’edificio presentava una forma molto vecchia. La presenza di numerose crepe all’interno ha accelerato un ulteriore deterioramento lasciando spazio ad infiltrazioni d’acqua. La centrale nucleare di Chernobyl non è stata costruita su solide fondamenta, all’altezza di tale struttura. Questo permette al terreno di risucchiarsi la struttura anno dopo anno, così deformandola.

Il 30 novembre 2016 sono trent’anni dal disastro. Viene stata ultimata la costruzione del nuovo sarcofago di acciaio e posizionato. La nuova struttura questa volta è stata progettata per una durata di oltre cento anni. Il 7 aprile del 2020 scoppia un grave incendio della foresta circostante, il più grande mai registrato dal giorno del disastro nucleare. Le fiamme sono riuscite a giungere in prossimità della centrale, mentre Kiev è diventata la prima città al mondo per la contaminazione radioattiva dell’aria. Le forti correnti si sono pian piano diffuse anche in Italia, Balcani e Francia.

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