A mio avviso, un film può rivelarsi indimenticabile per tante ragioni; può darsi che la sua forza stia nella complessità dei temi trattati, negli spunti di riflessione che offre a chi lo guarda: in quel caso, di solito, lo si definisce ‘impegnato’. Oppure si tratta di produzioni enormi, che vengono pubblicizzate in modo dirompente, capillare, imponendosi già ben prima della data d’uscita: in quel caso li definiamo ‘colossal’. Slevin – Patto Criminale non è un film impegnato e non è un colossal, eppure è una piccola perla.


Puro intrattenimento. Un thriller con una vena comica così spiccata, un intreccio così ben riuscito, un colpo di scena così ben assestato non è, lasciatemelo dire, per niente facile da confezionare. Ecco perché, a distanza di sette anni, sono qui per consigliarvene caldamente la visione. Questo film è, di per sé, una mossa Kansas City. Ma per capire di cosa stia parlando, dovrete necessariamente guardarlo!

Il meglio: i dialoghi brillanti, il soggetto, l’interpretazione di praticamente tutti gli attori coinvolti, in particolar modo Josh Hartnett.

Il peggio:  non pervenuto.

Una frase emblematica: Gli sfortunati sono soltanto un metro di riferimento per i fortunati: tu sei sfortunato, così io so di non esserlo; sfortunatamente, i fortunati riconoscono la fortuna solo quando la perdono. Prendi te stesso, per esempio: ieri stavi meglio di oggi, eppure ti ci voleva oggi per capirlo. Ma… oggi è arrivato, e ora è tardi. Hai visto?  

Riconoscimenti:  Milano Film Festival 2006: miglior film, miglior attore (a Josh Hartnett), premio del pubblico, premio miglior editing.

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