Charlie Hebdo: sette anni fa il tragico attentato

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Il 7 Gennaio 2015 il periodico settimanale satirico Francese Charlie Hebdo è stato conosciuto in tutto il Mondo a causa di un terribile attentato commesso all’interno della sede del suo giornale per via di una vignetta che raffigurava Maometto. Il sito internet della rivista è stato bersaglio di un attacco informatico. Dopo questo attentato, la sede del giornale è stata regolarmente controllata dalla polizia.


Charlie Hebdo: processo per le vignette su Amatrice


Charlie Hebdo: quando è nata la rivista?

La testata fondata nel 1970 pubblica vignette e articoli dissacranti nei riguardi della politica, soprattutto nei confronti di soggetti di estrema destra, e di ogni tradizione religiosa, in particolare il Cristianesimo, l’Islam e l’Ebraismo. La vignetta di Maometto ha provocato una scia di proteste e di odio antisemita che è esploso come una bomba ad orologeria. Gli autori della strage nella sede di Charlie Hebdo sono i fratelli Saïd Kouachi, e Chérif Kouachi Jihādisti Franco-Algerini di Gennevilliers. Un terzo uomo, Hamyd Mourad fu inizialmente sospettato di aver aiutato i fratelli Kouachi a compiere la strage, ma si è poi consegnato alla polizia spontaneamente in quanto aveva un alibi. Nel 2008 Chérif Kouachi fu arrestato per terrorismo e condannato a tre anni di reclusione in quanto membro del gruppo terroristico di Abu Musab al-Zarqawi che reclutava e inviava estremisti combattenti in Iraq.

Quale è stata la miccia che ha scatenano l’odio?

Nella notte tra il 1 e il 2 novembre 2011 la sede del giornale venne distrutta a seguito del lancio di bombe Moloto appena prima dell’uscita del numero del 2 novembre 2011 dedicato alla vittoria del partito fondamentalista Islamico nelle elezioni in Tunisia. Sulla copertina di questo numero apparve una vignetta satirica con Maometto che dice: “100 frustate se non muori dalle risate” e il titolo “Charia Hebdo”, gioco di parole tra Shari’a e il nome del giornale. Nei mesi precedenti al gennaio 2015 l’allerta anti-terrorismo venne aumentata, sia in Francia che in altri Paesi a causa di alcuni eventi criminosi collegati al fanatismo religioso propagandato dall’Isis.

La Francia colpita più volte

Si è trattato del quarto attentato terroristico con il maggior numero di vittime in Francia, dopo l’attentato multiplo del 13 novembre 2015 al teatro Bataclan, allo Stade de France e a tre ristoranti parigini, in cui hanno trovato la morte 130 persone, la Strage di Nizza sulla Promenade des Anglais con 87 morti e 302 feriti e l’attentato a Vitry-Le-François del 18 giugno 1961 per opera dell’Organisation armée secrète durante la guerra d’Algeria, che causò 28 morti.

Charlie Hebdo: la scia di sangue nella sede del giornale

Il 7 gennaio 2015, intorno alle 11:30 del mattino, due individui mascherati e armati di AK-47 entrarono negli uffici del giornale, dichiarandosi affiliati di Al-Qaeda e intimando alla disegnatrice Corinne Rey, tenuta in ostaggio e poi rilasciata di immettere il codice numerico per entrare nella sede di Charlie Hebdo. Hanno poi aperto il fuoco contro i dipendenti, sparando svariati colpi e gridando in lingua araba Allāhu Akbar (“Allah è grande”) e causando dodici vittime. Successivamente dopo aver ucciso Franck Brinsolaro, un poliziotto responsabile della sicurezza del giornale fuggirono a bordo di una Citroën C3 di colore nero. Alla Boulevard Richard-Lenoir si imbatterono in un veicolo della polizia, sparandogli e uccidendo con un colpo alla testa un poliziotto, il brigadiere Ahmed Merabet, quarantaduenne di religione musulmana, sposato e padre di due figli.

Il terrore prende di mira Parigi

Nei pressi della Porte de Pantin rubarono un veicolo a un civile, affermando di essere due terroristi della cellula yemenita di Al Qaeda. La Citroën venne abbandonata all’incrocio tra la Rue de Meaux e l’Avenue Secrétan nel XIX arrondissement di Parigi. Dopo l’attacco, il livello di rischio terroristico nell’area venne elevato e lo scrittore Michel Houellebecq venne posto sotto protezione della polizia, mentre i locali della casa editrice Flammarion, che avevano pubblicato il suo romanzo Sottomissione, vennero evacuati per sicurezza. Il romanzo fu protagonista dell’ultima copertina di Charlie Hebdo con una recensione favorevole.

Charlie Hebdo: i giorni successivi all’attentato

Dopo aver fatto perdere le tracce alle ore 9:00 dell’8 gennaio 2015 i due uomini armati si fermarono in una stazione di servizio della Avia International di Vauciennes per fare il pieno alla loro Renault Clio II grigia e rubare scorte di cibo. Pesantemente armati, brandivano al gestore della stazione i loro due Kalashnikov e lanciarazzi M80 Zolja. Per la loro ricerca vennero mobilitate, sia in Aisne che a Porte de la Villette, le brigate di intervento. I ricercati erano considerati dalle autorità, “armati e pericolosi”, in grado di poter beneficiare di una “rete di sostegno” e si temeva “che potessero ancora una volta impegnarsi in atti cruenti”.  Nella Citroën C3, abbandonata il 7 gennaio 2015 da parte dei terroristi, vennero trovate delle Bandiere jihadiste e una dozzina di bottiglie molotov. 

La morte dei terroristi

Il 9 gennaio 2015, i due fratelli rubarono a Montagny-Sainte-Félicité una Peugeot 206, dopo aver lasciato il loro veicolo precedente in un sentiero. Un inseguimento seguito fra i poliziotti e le due sospetti sulla RN2 si concluse nei pressi di una tipografia a Dammartin-en-Goële. I due uomini vennero immediatamente circondati dalla polizia. Il GIGN, appoggiato dal RAID, negoziò con i due uomini. Secondo Yves Albarello presente nel centro di controllo di crisi, che si dice abbiano espresso la volontà di morire come martiri, e durante un conflitto a fuoco con la GIGN della gendarmeria Nazionale Francese vennero freddati. 

Charlie Hebdo: l’incubo terroristico si ripresenta

Quando tutto sembrava finito un terzo terrorista ha creato il panico e ha fatto piombare la Francia nella paura più completa. La mattina dell’8 gennaio 2015 nella città di Montrouge a sud di Parigi, un altro terrorista dal nome di Amedy Coulibaly, armato di AK-47, due pistole Tokarev, due pistole mitragliatrici Skorpion e di un giubbotto antiproiettile, ha aperto il fuoco contro la polizia Francese chiamata per un incidente stradale. L’attacco ha provocato la morte di una poliziotta, la ventisettenne Clarissa Jean-Philippe, e il ferimento di un altro agente. Anche se inizialmente venne smentito ogni rapporto tra le vicende, le indagini rivelarono che Coulibaly era legato ai fratelli Kouachi, responsabili della strage nella redazione di Charlie Hebdo.

L’orrore nel supermercato Kosher

Dopo l’attacco Coulibaly fuggì, il giorno successivo verso le ore 13 si è deliberatamente barricato nel supermercato kosher Hypercacher di Porte de Vincennes situato a est di Parigi, prendendo in ostaggio diciassette persone e chiedendo per il loro rilascio la liberazione dei due attentatori dello Charlie Hebdo, nel frattempo asserragliatisi nella tipografia Création Tendance Découverte, nei pressi del villaggio di Dammartin-en-Goële dove hanno trovato la morte. Durante l’irruzione al supermercato, Coulibaly ha assassinato tre cittadini Francesi di religione ebraica, evidenziando il fatto che si trattava di un attacco a sfondo antisemita. La prima vittima, la commessa di ventun anni Yohan Cohen venne uccisa a sangue freddo di fronte agli altri ostaggi dopo che Coulibaly aveva chiesto il suo nome, ma il direttore del negozio ferito a una spalla era riuscito a fuggire, dando il tempo di contattare le forze dell’ordine tramite cellulare.

Chalie Hebdo: l’odio contro gli Ebrei

In conseguenza dell’attacco al supermercato, il Presidente della Repubblica Francese François Hollande definì l’attentato al supermercato kosher come “un atto antisemita terrificante”. Alcuni media avevano inoltre ipotizzato la presenza di un complice di sesso femminile assieme a Coulibaly, probabilmente la sua compagna ventiseienne Hayat Boumeddiene. La compagna di Coulibaly, Hayat Boumedienne era ricercata come persona informata sui fatti, ma non era presente. Successivamente si è scoperto che il 2 gennaio 2015 era partita per la Turchia con destinazione finale la Siria. Seppur collegati gli attacchi alla redazione giornalistica sono stati rivendicati dalla frangia yemenita di Al Qaeda, Coulibaly ha giurato invece fedeltà allo Stato Islamico.

Le reazioni

Il Segretario generale dell’unione delle moschee di Francia, Mohammed Mraizika affermò : “Nulla, assolutamente nulla può giustificare o scusare questo crimine” Hanno condannato l’attentato ed espresso solidarietà e vicinanza alla Francia il Consiglio di sicurezza dell’ONU, il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, la Cancelliera tedesca Angela Merkel, il Presidente del consiglio dei Ministri Italiano Matteo Renzi, il primo Ministro Britannico David Cameron, il primo Ministro Olandese Mark Rutte, il Presidente Russo Vladimir Putin, il primo Ministro Indiano Narendra Modi, il portavoce del Presidente Statunitense Barack Obama, Josh Earnest, il governo Spagnolo e il governo Turco.

Charlie Hebdo: totale solidarietà

La solidarietà è arrivata anche nella Santa Sede e dal Premier Israeliano Benjamin Netanyahu, nonché dalla Lega araba e dall’Università Al-Azhar, massimo centro per gli studi sunniti. Il leader del partito sciita Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah ha condannato l’evento definendo gli attentatori takfir, ovvero apostati: secondo le sue parole hanno insultato l’Islam”, anche più di coloro che hanno attaccato il messaggero di Dio attraverso libri che ritraevano il Profeta o facendo film ritraendo il Profeta o disegnando vignette sul Profeta”.

La manifestazione per la libertà di espressione

L’11 gennaio 2015 si spiega per le strade di Parigi un corteo di oltre due milioni di persone, oltre tre milioni e mezzo in tutta la Francia che espressero solidarietà alle vittime degli attentati e ai loro familiari. Secondo le autorità francesi si è trattato della più grande manifestazione nella storia del Paese. Al corteo partecipano ma isolati dal resto del corteo, i Premier delle Nazioni Europee e altri leader politici, come Benjamin Netanyahu e Abu Mazen. Alla manifestazione non ha partecipato nessun rappresentante del governo marocchino in quanto, durante tale momento di commemorazione, alcuni manifestanti mostravano immagini ritenute irrispettose della morale islamica. Gli Stati Uniti hanno partecipato con l’ambasciatrice a Parigi e la Russia col ministro degli Esteri.

Conclusioni

L’attentato di Charlie Hebdo è stata una delle pagine più nere del estremismo Islamico, che considera ancora oggi le persone Occidentali libere e emancipate solo come dei nemici da abbattere, perchè non rispettano le regole del buon costume ed hanno mille vizi e nessuna virtù. Gli unici a rispettare la legge “Divina” a loro modo sono solo loro che però opprimono, vietano l’ascolto della Musica, impediscono alle Donne di poter esprimere anche solo un’opinione, le chiudono in casa come un trofeo che deve essere ammirato solo dall’uomo che le ha sposate, e tutto questo in nome di un Dio che non ha mai ordinato queste cose. Il vero Dio ama la pace, il rispetto delle diversità e delle Culture, e ci dice di amarci gli uni gli altri e di non uccidere, quindi dovrebbero fare un bel ripasso sulla Teologia per imparare che solo l’amore e la verità ci rende liberi come diceva un certo Gesù venuto da Nazareth.

Charlie Hebdo: la nuova vignetta

Una vignetta feroce sull’islamismo campeggia oggi sulla copertina di Charlie Hebdo 7 anni dopo l’attentato jihadista durante una riunione di redazione che provocò una strage fra gli autori del giornale satirico. “Voglia di essere dominati? Osiamo l’islamismo” si legge a grandi caratteri, mentre il disegno rappresenta un religioso che – con i piedi sulla schiena di una coppia nuda in cerca di emozioni – li frusta per farsi trascinare verso un recipiente pieno di Corani. All’interno, si ricorda la strage in cui trovarono la morte 12 persone e si dedica una vignetta alla “commemorazione”, con un islamista che – con una sega insanguinata – si è appena tagliato la parte superiore della testa con il cervello. Una donna, accanto, esulta e lo guarda con gli occhi a forma di cuore. 

Charlie Hebdo: tutte le vittime

Le vittime dell’attentato furono diciassette:

  • Dodici persone morirono il 7 gennaio 2015 nella redazione del Charlie e nei dintorni e sono le seguenti:
    • Stéphane Charbonnier (Charb), direttore e disegnatore del Charlie Hebdo;
    • Jean Cabut (Cabu), vignettista
    • Georges Wolinski, vignettista
    • Bernard Verlhac (Tignous), vignettista
    • Philippe Honoré, vignettista
    • Mustapha Ourrad, curatore editoriale
    • Elsa Cayat, psicanalista e giornalista
    • Bernard Maris, economista professore all’Università di Parigi
    • Michel Renaud, fondatore del festival Rendez-vous du Carnet de voyage
    • Frederic Boisseau, addetto alla manutenzione
    • Ahmed Merabet, agente di polizia in servizio nell’XI arrondissement di Parigi
    • Franck Brinsolaro, ufficiale del servizio di protezione, guardia del corpo di Charb.

A questi si sono poi aggiunti una poliziotta e altre quattro persone morte il 9 gennaio 2015 in uno dei supermercati della catena kosher Hypercacher.

Undici invece sono le persone rimaste ferite:

  • Philippe Lançon, giornalista
  • Fabrice Nicolino, giornalista
  • Laurent “Riss” Sourisseau, vignettista
  • Simon Fieschi, webmaster
  • sei agenti di polizia
  • un autista, la cui vettura è stata colpita dai terroristi durante la fuga.

Tre membri del personale del giornale presenti alla riunione e un altro addetto alla manutenzione rimasero illesi. L’avvocatessa e scrittrice Sigolène Vinson che si trovava nella redazione del giornale, ha raccontato che uno dei due terroristi le ha puntato l’arma alla tempia e le ha detto: “Non ti uccidiamo perché non uccidiamo le donne, ma tu leggerai il Corano”. In realtà tra le vittime dell’attentato vi è anche una donna.

Pagina Twitter Charlie: https://twitter.com/charlie_hebdo_