Charles Dickens: dalla penna al cuore

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Il 9 giugno del 1870 si spegneva uno dei più grandi scrittori, giornalisti e reporter di viaggio, Charles Dickens, lasciandoci il suo immenso patrimonio culturale e letterario, ma soprattutto la magia del Natale.

Nato nel 1812 a Portsmouth, Charles Dickens inizia ad appassionarsi alla lettura negli anni della scuola. All’età di dodici anni il padre è in prigione per i debiti, così lui è costretto a lavorare in una fabbrica di lucido per scarpe. Una fase che segna profondamente la sua vita e che, molto spesso, ritroviamo nei suoi romanzi. Dopo pochi anni diventa un giornalista, collaborando con diversi giornali e riviste. Inizia anche la sua carriera letteraria, scrivendo opere di carattere umoristico come “Sketches by Boz” (1836). Nello stesso periodo pubblica anche, a puntate, The Pickwick Papers (Il Circolo Pickwick), anche questo un romanzo di carattere umoristico che narra le avventure del Signor Pickwick e del suo servitore Sam Weller. Da qui inizia la sua ascesa nel mondo della letteratura, facendosi spazio fra i grandi autori.

Charles Dickens: la voce del popolo

Tantissime le sue opere di grande successo: Oliver Twist (1838), David Copperfield 1849-1850), Little Dorrit (1857) i cui protagonisti sono ancora oggi simbolo di uno dei più gravi problemi sociali del tempo: lo sfruttamento minorile. Accanto a questa tematica importantissima, Dickens nelle sue opere denuncia anche il crimine, la prostituzione e il sistema legale inglese. I personaggi che inventa, comici e grotteschi, provengono tutti da diverse classi sociali: avvocati, commercianti, negozianti, operai e insegnanti. Ma fra tutte le sue invenzioni letterarie, è Ebenezer Scrooge – protagonista di “A Christmas Carol” (Canto di Natale) – a lasciare un’impronta particolare e importante nella storia.

“A Christmas Carol”

Canto di Natale” esce il 19 dicembre del 1843. La sua ispirazione per questa grande opera nasce a Manchester, dove si reca per studiare le condizioni di vita dei bambini poveri. La Casa Editrice stabilisce un tempo di sei settimane per scrivere il romanzo e, tornato a Londra, Charles si mette immediatamente all’opera.

Scrooge” – termine che gli inglesi utilizzano per indicare un “essere avaro” – è un banchiere di Londra, un uomo meschino, attaccato al denaro ed egoista, che odia profondamente il Natale.

Infatti è convinto che il Natale sia una perdita di tempo, proprio come il giorno della domenica, durante il quale non si può guadagnare. Il suo odio per le festività, lo spinge a costringere anche il suo impiegato contabile Bob Cratchit, retribuito malamente, a lavorare tutti i giorni dell’anno fino a tarda serata.

Non è mai troppo tardi!

È l’intervento di tre fantasmi – apparsi nella sua casa nella notte della Vigilia di Natale – a far cambiare la sua visione della vita: il Fantasma del Natale Passato, il Fantasma del Natale Presente e il Fantasma Natale del Futuro.

Ognuno di loro, in ordine cronologico, mostra a Scrooge il modo meschino con cui ha sempre vissuto la sua vita, facendogli rivivere gli eventi drammatici del passato che lo hanno portato ad irrigidire il suo cuore, rendendo triste e cupo il suo presente. E cosa gli riserva il futuro? Il terzo spirito gli mostra come sarà morire da solo, senza nessuno accanto. Ma principalmente, la grande lezione che l’avaro Scrooge riceve, è che non è mai troppo tardi per cambiare strada e rendere migliore la vita.

È soprattutto il piccolo Tim Cratchit – figlio dell’impiegato Bob Cratchit – un bambino storpio e malato, ad aprire completamente il cuore di Scrooge.

Rivedere la sua vita e prendere consapevolezza del suo presente e del suo futuro, lo convince ad agire e, come un uomo “impazzito”, il vecchio Scrooge si risveglia la mattina di Natale con la voglia di riscattare tutti quegli anni perduti.

L’uomo che inventò il Natale

Questo straordinario romanzo, diventato famoso superando ogni aspettativa, riesce a cambiare per sempre il modo di vivere il Natale in Gran Bretagna. Per questo motivo Dickens oggi viene definito “L’uomo che inventò il Natale”. Il suo libro ha scosso profondamente i lettori che non avevano più voglia di entusiasmarsi per una festività. Inoltre, Dickens è stato il primo ad utilizzare l’espressione “Buon Natale”, mai nessuno infatti aveva mai accostato l’aggettivo “buono” alla parola “Natale”.

Fra le pagine del Canto di Natale si riesce a vivere un viaggio alla riscoperta di un valore fondamentale: il tempo dedicato a sé stessi e agli altri. Un messaggio bellissimo che passa in modo semplice nel suo racconto, con ironia, leggerezza e commozione.

Dalla penna al cuore di ogni lettore

Sfogliando l’ultima pagina del libro viene quasi spontaneo ripensare al proprio trascorso, agli errori commessi o ai gesti non ancora compiuti. Tutto questo immergersi e immedesimarsi in Scrooge, ci rincuora perché alla fine della storia si ha la consapevolezza che il tempo davanti è prezioso, ed ogni singolo attimo è buono per cambiare la propria vita. Una vita che non è determinata solo dalle grandi esperienze, ma soprattutto dalle piccolissime scelte quotidiane. Dickens, più di ogni altro autore, ha il grandissimo pregio di saper prendere ogni lettore per mano, insegnandogli a ritornare bambino; perché solo attraverso gli occhi di un bambino la “vita dei grandi” può semplificarsi, traducendosi in bellezza e amore per le cose della vita.

A Christmas Carol e l’uomo che ci insegnò il Natale.

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