Per il Napoli non era facile e lo si sapeva, ma pareggiare la partita non era facile e stava quasi riuscendoci.

La squadra di Sarri esce sconfitta dall’Ethiad con alcune risposte importanti: la prima è la complessiva differenza tra le due squadre; una abituata a giocare molte più partite ad alto livello e l’altra capace di giocarle parzialmente.

Poi, c’è la bravura dei giocatori in campo: da una parte l’efficacia sotto porta di alcuni davvero micidiali, come Gabriel Jesus, De Bruyne, David Silva e Sterling; dall’altra un buon collettivo che stasera però non ha saputo approfittare degli errori dell’avversario.

Mertens, interprete fondamentale della fase offensiva, ha sbagliato troppo, e nella partita per lui più importante, dove serviva come il pane la solita efficacia sotto porta e molto meno la tensione che l’ha accompagnato per tutta la gara.

I suoi assist mancati e l’errore decisivo dal dischetto hanno condizionato un match che i partenopei potevano perdere, ma anche provare a vincere, pur avendo, di fronte, una delle squadre candidate senz’altro ad arrivare fino in fondo alla competizione.

Nella serata in cui lo Shakhtar Donetsk demolisce in dieci i campioni d’Olanda del Feyenoord, il Napoli perde malamente a Manchester, incassando la seconda sconfitta europea e qualche infortunio che potrebbe sfavorirla nei prossimi impegni.

Il coraggio mostrato dinanzi alla supremazia degli uomini di Guardiola è però l’esempio da seguire per salire di categoria a livello internazionale, perché anche perdendo una sfida così decisiva, d’ora in poi Napoli, Roma e Torino potranno concretamente pensare che ogni sfida non è più già scritta come in passato.

Real Madrid e Atletico, Dortmund, Bayern Monaco, Barcellona faranno molta più fatica rispetto alle scorse edizioni; c’è fame dappertutto e carestia di trofei praticamente ovunque.

C’è un monopolio spagnolo che sta cancellandosi e un’oligarchia generale che sarà annientata da una qualità complessiva crescente progressivamente.

Le distanze tecniche tra i club si ridurranno sensibilmente, fino ad annullare qualunque primato economico e sportivo.

Napoli, stasera, ha rappresentato solo uno degli ostacoli decisivi per capirlo abbastanza chiaramente; le altre grandi città d’Europa, come Londra, Parigi, e l’altra metà di Manchester, molto presto faranno il resto.

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