«Affrontiamo una squadra che ha bisogno di vincere e proprio per questo motivo mi aspetto la miglior Juventus degli ultimi tempi». Diego Simeone è un tecnico esperto e di talento e sa che la pressione domani sera sarà tutta sulle spalle dei bianconeri. Al tempo stesso è ben consapevole del fatto che questa, se ben gestita, può rappresentare un’arma in più: «Giocheremo contro una squadra importante, che ha grandi giocatori. Sarà una bella partita e ci dirà chi arriverà primo, secondo o chi uscirà dalla competizione, perché loro perdendo potrebbero essere eliminati. Lo scorso anno non hanno passato il turno e per storia e blasone non possono permettersi di uscire dalla Champions. La Juve in casa è molto più temibile rispetto a quando gioca in trasferta e troveremo un ambiente degno di una finale, quindi dovremo essere bravi a interpretare la partita».

Che lo Stadium possa essere un’arma in più per i bianconeri è anche il pensiero di Koke, che affianca il tecnico in conferenza stampa: «Giocare in questo stadio, in questo ambiente sarà speciale. È sempre bello giocare in Europa e speriamo che domani sia una buona giornata per noi. Affronteremo uno dei reparti di centrocampo più forti d’Europa? Lo abbiamo già visto al Calderon, dove mancava Pirlo che è un grande giocatore, ma anche noi abbiamo gente forte e domani sarà una bella gara».

Questa volta Pirlo ci sarà e Simeone avverte i suoi: «Avremo la possibilità di vedere un grande giocatore. Con la sua rapidità di pensiero non ti lascia il tempo di reagire alle sue giocate e inoltre batte ottimamente le punizioni. Dovremo fare molta attenzione per contrastarlo. Morata o Llorente? Dovreste chiederlo ad Allegri. Morata ha un po’ più di passo meno esperienza ma un futuro enorme. Llorente ha giocato tante gare internazionali e sa quanto sarà importante la partita di domani».

Infine El Cholo dedica un omaggio al calcio italiano, che lo ha lanciato nell’Olimpo dei migliori tecnici d’Europa: «Il mio passaggio per Catania è stato forse il più importante della mia carriera perché ho trovato le difficoltà che non avevo trovato in Argentina dove ero stato in grandi squadre. E le difficoltà ti fanno crescere, anche perché in Italia tutte le formazioni giocano in maniera differente e gli allenatori intervengono anche durante la gara cambiando il sistema di gioco.».

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