Champions League, serata fantastica degli azzurri: Napule è l’Italia

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Azzurra è la maglia, tricolore è la nazionalità del suo mentore: Napoli è davvero l’emblema del nuovo rinascimento calcistico italiano.

Un vanto, una meraviglia, una maglia simile a quella della Nazionale, che ha in comune solo la bandiera della provenienza, con un tecnico toscano, travestito da Vasari, pittore, architetto e studioso di calcio contemporaneo.

Quello che a Napoli ha introdotto, e che la squadra, con le sue metodologie, ha tradotto benissimo, diventando la migliore espressione del nostro movimento.

Un calcio che affascina, un gioco che conquista, un’armonia che incanta, un’emozione che ammalia.

E’ impressionante la continuità di rendimento, la ricerca dei quei codici di movimento e la capacità di eseguirli con dovizia e precisione disarmanti.

Pensare, o credere di poter opporre facilmente le proprie armi a disposizione è l’illusione comune di coloro che ancora non hanno affrontato questa meravigliosa squadra, sempre più protagonista in Italia ed ormai riconosciuta anche in Europa.

Ciò che ha costruito nell’ultimo quinquennio è straordinario, perché ad organici sempre più competitivi, si è sommata la sagace gestione amministrativa del presidente e dei direttori sportivi che si sono avvicendati, abili a reperire giocatori assolutamente funzionali alle richieste tecniche degli allenatori.

Un lavoro iniziato con Mazzarri, ora proseguito con Maurizio Sarri, per favorire, letteralmente, una rima baciata che, incredibilmente, non coinvolge nel modo più assoluto le idee tattiche dei due protagonisti.

Schemi differenti e metodologie diverse, che hanno però conquistato il pubblico napoletano e la ribalta internazionale, affermando la bontà del lavoro societario del club.

Due tecnici toscani, che offrirebbero assist importanti per confronti importantissimi nella storia dell’arte del periodo rinascimentale, perché al San Paolo sono stati gli autori principali di quello contemporaneo, succedendo al Napoli di Maradona, senza rischiare di alterare il ricordo solenne del “messia” argentino di fine anni 80.

Un’opera, questa, che ha risvegliato Napoli e l’entusiasmo di un tempo, della quale si può essere orgogliosi e dalla quale ci si può aspettare qualunque traguardo.

Napule è l’Italia, Napule è rinata.