Champions League: nueva Juve vecchia storia

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La vecchia signora cambia l’abito, non il risultato.

Un netto 3-0 che decreta l’ennesima imbarcata contro i blaugrana e un definitivo arresto al tentativo di confondere uno spray antiodori con l’antipulci.

Lo sguardo di Higuain e le parole di Allegri rappresentano la resa incondizionata dinanzi all’impotenza tecnica, contrariamente millantata costantemente, e volutamente, anche in questa occasione.

Paragoni scomodi e senza senso che perseguitano i bianconeri e il disperato bisogno di una consacrazione internazionale, che quest’organico non può favorire, per la modesta personalità e un’acclarata mediocrità fisica e mentale.

Quella stessa che, sommata ad un lavoro tutt’altro che lungimirante da parte della società, ha prodotto solo l’inizio del declino del club e la fine del suo ciclo vincente.

La sconfitta in supercoppa italiana contro la Lazio ha rappresentato il primo indizio, questa in Champions League il secondo e l’eventuale eliminazione ai gironi dalla competizione sarebbe il terzo; e forse l’ultimo, che sancirebbe, con ogni probabilità, una definitiva uscita dalla scena europea.

E forse metterebbe la parola fine ad una serie di ragionamenti inutili sulle qualità di molti interpreti visti in campo, apparsi sparring partner di un pugile che vuole prepararsi per la vittoria del titolo.

Una schiera di buoni giocatori che si offrono in sacrificio per esercitare lo sfidante dei campioni d’europa, ben sapendo di poter solo contribuire ad un buon allenamento e niente più, nonostante qualche colpo interessante da poter assestare, senza però mai affondare pericolosamente.

La Juventus è questo, un buon atleta senza le stimmate del campione, una vecchia signora, forse attraente in giovane età, ma neanche più di tanto, con le sue curve di tutto rispetto e la regolarità impostale da una dieta ferrea, pur di rimanere nel calcio che conta.

Impegni che quest’anno non le hanno permesso di curarsi con dovizia e che, alla lunga, le impediranno di ottemperare ai suoi obblighi formali, lasciando l’incombenza ad una dama più colorita, che arriva dalle parti del Vesuvio: campana d’origine, azzurra di maglia e ben conosciuta dai tempi di Maradona: il Napoli di Maurizio Sarri.

 

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