La partita con il Manchester City è più di una gara di Champions League: è la prova del nove di un’intera stagione per Napoli e il calcio italiano.

Inciampare ridimensionerebbe notevolmente le credenziali accumulate in questo periodo di allori ed elogi più o meno internazionali, ricevuti da Sarri e i suoi campioncini.

Il confronto contro un guru del calcio moderno, oltre ad essere stimolante per il tecnico toscano è anche la naturale conclusione di un ciclo di partite di altissimo livello, che i partenopei hanno iniziato da alcuni anni a giocare, e che stasera, di fronte ad una sorella maggiore, potrebbe consacrarli definitivamente.

Napoli, in questi anni, ha incontrato sul proprio cammino Chelsea, Bayern Monaco, Real Madrid e sempre, in un modo o in un altro, ha dovuto arrendersi ad una qualità maggiore ed una maturità mai acquisita totalmente.

Con l’avvento di Sarri in panchina molto è cambiato rispetto alle esperienze passate, e perfino Guardiola, primo ammiratore dei partenopei, ha riconosciuto la bontà del suo gioco, definendolo uno dei migliori d’Europa.

L’attestato di stima non è il solito modo per ammorbidire la rabbia sportiva di chi vuole minare le certezze dell’avversario, non è la solita pretattica dialettica di chi cerca risposte dai propri giocatori; e non è nemmeno un copione scritto per favorire i soliti convenevoli che precedono gare così importanti.

E’ la pura verità, è il giusto plauso ad un collega con il quale condivide molte idee tattiche, è la convinzione di voler difendere chi prova a giocare a calcio rispettando i propri codici tecnici, senza speculare sulle migliaia di situazioni ambientali che coinvolgono una partita di calcio.

Quel credo è passione, quella stima è autentica, quelle parole sono spontanee; due allenatori che hanno davvero tanto in comune e tante distanze solo in termini di risultati.

Ma se Guardiola è avanti di una bacheca di trofei, Sarri lo è per il tempo trascorso sulle decine di panchine di tutta Italia.

Stavolta, all’università di Manchester, tutto ciò non conterà nulla; stavolta, finalmente ognuno di loro potrà dire a fine partita: non sono inciampato, ho superato l’esame.

Grazie, per avermi arricchito.

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