Champions League: alla scoperta dei tre ostacoli del Napoli

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Dopo aver superato agevolmente l’ostacolo Nizza ai preliminari di Champions League, il Napoli si appresta a prendere parte alla competizione più importante d’Europa per la seconda volta consecutiva. L’urna di Montecarlo ha inserito gli azzurri nel gruppo F, insieme allo Shakhtar Donetsk, al Manchester City e al Feyenoord. Un girone piuttosto abbordabile per i partenopei, seppur al contempo ricco di insidie, immancabili in una competizione del calibro della Champions League.

Da quando è tornato in Serie A, il Napoli ha preso parte alla Coppa dalle grandi orecchie in tre occasioni (quattro inclusa quella di quest’anno), centrando come miglior risultato gli ottavi di finale ben due volte, nel 2011-2012 contro il Chelsea e l’anno scorso contro il Real Madrid (tutte e due le avversarie avrebbero poi vinto il torneo). Nel 2013-2014, invece, la squadra di Rafa Benitez non riuscì ad andare oltre il primo turno, pur uscendo di scena a testa altissima: 12 punti non bastarono per staccare il pass per gli ottavi, nonostante Arsenal e Borussia Dortmund avanzarono con la stessa quantità di punti (decisiva fu la differenza reti e la vittoria dei tedeschi a Marsiglia nell’ultima giornata, che rese vano il 2-0 rifilato dal Napoli all’Arsenal al San Paolo).

L’anno scorso, invece, per la prima volta nell’Europa che conta con Sarri al timone della squadra, il Napoli si classificò primo nel gruppo B con Benfica, Besiktas e Dinamo Kiev, arrendendosi al cospetto del Real Madrid di Zidane. All’andata al Santiago Bernabeu Insigne portò momentaneamente in vantaggio gli azzurri, poi rimontati dalle reti di Benzema, Kroos e Casemiro. Stessa sorte al ritorno per i partenopei, illusi da Mertens e caduti sotto i colpi di Sergio Ramos e Morata. Avendo acquisito una buona esperienza a livello internazionale, ci si aspettano grandi cose dal Napoli in campo europeo, anche se si tratta di un percorso da compiere con la massima lucidità, onde evitare cali di tensione che potrebbero risultare fatali anche in partite apparentemente agevoli.

La prima delle tre avversarie del Napoli è lo Shakhtar Donetsk, contro cui gli azzurri debutteranno il prossimo 13 settembre in trasferta. Si tratta di una squadra sicuramente alla portata della formazione di Sarri, soprattutto se si considera che, al posto degli ucraini, dalla prima fascia sarebbero potute uscire squadre del calibro di Bayern Monaco, Chelsea, Monaco e Real Madrid. Guidato dal tecnico portoghese Paulo Fonseca, lo Shakhtar ha vinto campionato e Coppa d’Ucraina nella scorsa stagione ed ha già messo in bacheca la Supercoppa d’Ucraina quest’anno, cominciando inoltre col piede giusto il campionato, in cui ha già raccolto cinque vittorie in altrettante gare. Si tratta di una squadra che sa come far male anche a formazioni più forti e blasonate, avendo un organico di tutto rispetto e incentrato perlopiù sul talento delle tante stelle brasiliane pescate dalla società ucraina nel corso degli anni in Sudamerica: basti pensare che è proprio a Donetsk che si sono messi in mostra giocatori quali Willian, Douglas Costa, Fernandinho e Luiz Adriano. La stagione più memorabile in Champions è l’annata 2010-2011, in cui lo Shakhtar di Mircea Lucescu arrivò fino ai quarti di finale, arrendendosi soltanto al cospetto del Barcellona futuro campione e coronando alla grande un percorso eccezionale, cominciato con il primato con 15 punti nel gruppo H con Arsenal, Braga e Partizan Belgrado e la doppia vittoria negli ottavi di finale contro la Roma.

Di certo il pericolo numero uno è il Manchester City, che sulla carta è l’indiziato numero uno per ostacolare il Napoli nella lotta al primo posto nel girone F. Guidato da Pep Guardiola, il club inglese è a caccia di riscatto dopo una stagione che ha regalato pochissime soddisfazioni a una squadra costruita per dominare sia in patria che a livello continentale. L’anno scorso, invece, i Citizens si sono fermati agli ottavi di finale della Coppa dalle grandi orecchie e in campionato sono arrivati terzi, alzando bandiera bianca per la lotta al titolo con largo anticipo rispetto alla conclusione della Premier League. Ad estromettere gli Sky Blues dalla Champions fu l’ambizioso e sorprendente Monaco di Leonardo Jardim, che rimontò il 5-3 incassato all’Etihad andando a vincere per 3-1 allo Stade Louis II nel match di ritorno. Quest’estate il City ha come di consueto recitato un ruolo di primo piano per ciò che concerne le operazioni di mercato, spendendo cifre astronomiche per i terzini Mendy, Danilo e Walker, il portiere Ederson e l’attaccante Bernardo Silva, rinforzando una squadra già ricca di campioni e talenti affidabili. Il Napoli ha già affrontato il Manchester City nella stagione 2011-2012, battendolo per 2-1 al San Paolo e bloccandolo sull’1-1 all’Etihad.

A chiudere il girone è il Feyenoord, una delle squadre più ostiche presenti in quarta fascia. Gli olandesi, guidati dal giovane tecnico Giovanni van Bronckhorst, hanno vinto l’Eredivisie nella scorsa stagione, ponendo fine all’egemonia dell’Ajax e aggiudicandosi lo scettro di sovrani d’Olanda, in virtù di un’annata a dir poco straordinaria e di un sogno diventato realtà grazie al mix vincente di giovani talenti, veterani sempre pronti a dare una mano alla causa e un’identità di gioco ben precisa. Sulla carta i biancorossi lotteranno con lo Shakhtar Donetsk per il terzo posto valevole per i sedicesimi di finale di Europa League, ma in Champions League ogni discorso di questo tipo può essere prontamente smentito da risultati imprevedibili ed eventi inattesi che cambiano completamente le previsioni. Non essendo esclusivamente la logica ma tanti fattori a regolare il flusso di una delle competizioni più appassionanti e prestigiose del mondo, il Feyenoord potrebbe anche puntare a qualcosa in più del terzo posto e mettere pressione alle altre tre contendenti. Il de Kuip, ossia “La Vasca”, lo stadio del club di Rotterdam, del resto, è uno degli impianti più ostici d’Europa e sarà lì che il Feyenoord proverà a raccogliere punti pesanti per giocarsi le sue carte in un girone complicato ma tutt’altro che proibitivo per gli olandesi.

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