Cesare Terranova: quarant’anni fa Cosa Nostra uccise il magistrato e politico siciliano

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Cesare Terranova, uno dei più influenti magistrati del dopoguerra ed ex parlamentare, venne assassinato insieme all’agente di scorta Lenin Mancuso la mattina del 25 settembre 1979 da un commando di Cosa Nostra.

Sono passati quarant’anni dall’omicidio, per mano di Cosa Nostra del magistrato Cesare Terranova. Erano infatti le 8:30 circa del 12 settembre 1979 quando Terranova, mentre si dirigeva in Tribunale alla guida di una Fiat 131 in compagnia del maresciallo Lenin Mancuso, suo agente di scorta, venne ucciso in un sanguinoso agguato.

L’impegno in magistratura e le prime indagini su Cosa Nostra

Nato a Petralia Sottana nel 1921, partecipò alla seconda guerra mondiale e, dopo essersi laureato in giurisprudenza entrò in magistratura prestando servizio dapprima come Pretore a Messina e a Rometta, poi come Giudice Istruttore presso il Tribunale di Patti. Nel 1958 fu trasferito presso l’ufficio Istruzione del tribunale di Palermo, dove iniziò ad occuparsi di criminalità organizzata. Nel periodo della prima guerra di mafia (1962-1963) condusse importanti indagini sulle cosche che portarono al “processo dei 117”, celebrato a Catanzaro contro decine di boss mafiosi, tra i quali Angelo La Barbera. Nonostante l’impegno di Cesare Terranova, sia il “processo dei 117”, sia quello che si svolse a Bari nel 1969 contro i Corleonesi, furono abbastanza deludenti in termini di condanne, molto probabilmente anche a causa delle intimidazioni mafiose a cui furono sottoposti i giudici. Solamente due anni dopo, nel 1971, durante il processo d’appello tenutosi sempre nel capoluogo pugliese, Terranova riuscì ad ottenere la condanna di Luciano Liggio alla pena dell’ergastolo per l’omicidio di Michele Navarra.

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A partire dal 1971, Cesare Terranova divenne Procuratore di Marsala, periodo durante il quale si occupò delle indagini sul “Mostro di Marsala”, per far luce sul rapimento e l’assassinio di tre bambine. Dopo aver svolto l’inchiesta con tenacia e determinazione, il giudice scoprì e fece arrestare il colpevole: si trattava di Michele Vinci, zio di una delle bambine uccise.

L’impegno in politica e il ritorno a Palermo

Nel 1972 iniziò la carriera politica di Cesare Terranova. Venne eletto deputato come candidato indipendente di sinistra nella lista del Pci. Nel corso dei suoi due mandati parlamentari (fu rieletto alle politiche del 1976), ebbe modo di mettere la sua esperienza al servizio del paese, come membro di alcuni importanti organi parlamentari, tra i quali la Commissione Antimafia, della quale fu segretario, la Commissione Giustizia e la Commissione Difesa.

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Dopo aver terminato in anticipo il proprio mandato parlamentare rispetto alla scadenza naturale, rientrò nel capoluogo siciliano nel giugno 1979, dove venne nominato consigliere di corte d’appello in attesa della nomina a Capo dell’Ufficio Istruzione di Palermo.

L’agguato e le condanne

La mattina del 25 settembre 1979 Cesare terranova si mise alla guida della Fiat 131 in compagnia di Lenin Mancuso. Quando imboccò un vicolo, inaspettatamente, il giudice si trovò la strada sbarrata da una transenna e all’improvviso alcuni uomini si misero a sparare colpi di arma da fuoco verso l’automobile ferma di fronte alla transenna. Terranova fece in tempo ad ingranare la retromarcia per cercare di sfuggire all’agguato, mentre Mancuso sparava alcuni colpi con la pistola d’ordinanza in direzione dei sicari. Nonostante la pronta reazione del magistrato e del maresciallo, i killer riuscirono ad ammazzare entrambi.

L’automobile crivellata di colpi con a bordo il cadavere del giudice Cesare Terranova

Dopo la testimonianza di Francesco Di Carlo, esponente del mandamento mafioso di San Giuseppe Jato, nel corso del processo per l’omicidio del magistrato Cesare Terranova, i giudici di palermo condannarono come mandante dell’assassinio Luciano Liggio e come esecutori materiali i mafiosi Giuseppe Giacomo Gambino, Giuseppe Madonia, Vincenzo Puccio e Leoluca Bagarella.

Il maresciallo di pubblica sicurezza Lenin Mancuso ucciso nell’agguato al Terranova

Nel corso di un nuovo processo, svoltosi a partire dal 1997, i giudici palermitani estesero le conndane ad altre sette persone, tutte esponenti della cupola del capoluogo siciliano: Michele Greco, Bernardo Brusca, Antonino Geraci, Pippo Calò, Francesco Madonia, Bernardo Provenzano, Totò Riina. furono questi ultimi, allarmati dal fatto che una personalità tenace come Terranova stesse per diventare Giudice istruttore, ad ordinare l’omicidio.

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