Cesare Pavese nasceva il 9 settembre 1908

«la tensione alla poesia è data al suo inizio dall'ansia di realtà spirituali ignote, presentite come possibili»

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Cesare Pavese

Cesare Pavese: intellettuale, scrittore, poeta. Immerso nelle parole e nei sentimenti che tormentano

Cesare Pavese disse che il sentimento è descrivere propriamente; non risparmiò mai le sue sensazioni, visse in seno ai sentimenti, ai tormenti. Le emozioni gli si arrovellarono dentro sino a consumarlo; mai nessuna delle sue emozioni trovò un’espressione adeguata.

Probabilmente Pavese è stato lo scrittore più amato dalla generazione cresciuta nel dopoguerra, per la tensione tra impegno sociale e angoscia esistenziale, per il suo amore disperato per il mito della campagna, anche per l’inquietudine di tutte le pagine che ha scritto e per il mistero che lui stesso era, quello stesso mistero che lo ha portato a togliersi la vita. Cesare Pavese nacque il 9 Settembre 1908 a S. Stefano Belbo nelle Langhe, si formò a Torino, in contatto con un ambiente intellettuale antifascista e da cui nacque la casa editrice Einaudi, di cui il poeta piemontese fu collaboratore fin dall’inizio. Proprio per i rapporti con questo ambiente subì un arresto e scontò un anno e mezzo di confino in Calabria. L’impegno politico non fu mai prioritario per lui: nelle pagine de Il mestiere di vivere è in primo piano, insieme con una riflessione sulla poesia, un continuo e travagliato esame di coscienza, una lotta interiore tra un Pavese fanciullo e un Pavese adulto, una corsa incessante e dolorosa verso qualcosa di irraggiungibile.

Cesare Pavese dopo la liberazione s’iscrisse al P.C.I. e divenne un intellettuale di punta della cultura di sinistra; sempre negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale, le sue opere letterarie riscossero successi ma tutto questo non placò i suoi struggimenti spirituali. Si uccise nel 1950 in una camera d’albergo.

Poetica e animo di Cesare Pavese

Pavese prima ancora di affermarsi come scrittore e poeta fu un solerte traduttore di narrativa e letteratura americana, un lavoro che portò avanti sempre e a cui fu molto legato. A proposito della letteratura americana scrisse: «laggiù noi cercammo e trovammo noi stessi, dalle pagine dure e bizzarre di quei romanzi, dalle immagini di quei film venne a noi la prima certezza che il disordine, lo stato violento, l’inquietudine della nostra adolescenza e di tutta la società che ci avvolgeva, potevano risolversi e placarsi in uno stile, in un ordine nuovo, potevano e dovevano trasfigurarsi in una nuova leggenda dell’uomo». L’esigenza di trasfigurare la realtà in leggenda portò Pavese a riflettere sui temi di mito e simbolo, capisaldi della sua poetica. Il mito per il poeta fu un rifugio spensierato e dolce, fu il rifugio inteso come il ricordo dei suoi trascorsi nelle campagne delle Langhe, nella terra della serenità, del calore. Paesi tuoi, La luna e i falò, La casa in collina sono romanzi le cui pagine mettono a punto lo stridente contrasto tra la campagna e la città, tra la genuinità e l’artificio, tra la spontaneità e la risolutezza. La casa in collina potrebbe essere un romanzo autobiografico poichè il protagonista è un intellettuale con chiari risvolti autoreferenziali: è una spietata autocritica per l’ irresolutezza e viltà del letterato, di fronte alle donne come di fronte alla guerra e alla vita, messa a confronto con gli atteggiamenti schietti e coraggiosi dei personaggi più “popolani”. Ecco, nella narrativa di Pavese evidente è il contrasto tra la realtà della città e il mito della campagna. Per il poeta la vita autentica è sempre stata solo quella vissuta nei borghi della sua infanzia, nelle passeggiate tra i boschi, nell’ascolto dei canti degli uccelli. La città privò Pavese di quella autenticità e lo condusse nell’inferno di una tensione esistenziale.

Ad un certo punto della sua vita, Cesare Pavese disse di vedere con un occhio solo: del mondo vedeva solo la tristezza e la non speranza. La non speranza fu il sentimento che lo accompagnò nell’ultimo periodo della sua vita: l’incapacità di relazionarsi con le donne, un disfattismo accorato verso la società, il disinteresse per il futuro delle sue produzioni letterarie alludevano ad un animo intriso di paure, aspirazioni, dolori e desiderio di gioia. I sentimenti lo compressero perchè smisurati. Tristi o felici sempre smisurati.

Dostoevskij scrisse, molto prima di Pavese, che l’uomo è una creatura troppo vasta e che bisognava farla più stretta. Forse Pavese fu veramente troppo vasto e troppo grande fu la sua vita interiore, nessuno dei mondi possibili poteva contenere Pavese e la sua fantasmagorica e misteriosa anima.

Le opere di Pavese

Per non dimenticare la grande produzione di Pavese ecco tutte le opere: La bella estate, Dialoghi con Leucò, Tre donne sole, Lotte di Giovani e altri racconti, Letteratura americana e altri saggi, Il mestiere di vivere, Dal carcere, Il compagno, La casa in collina, Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, poesie del disamore, Prima che il gallo canti, La spiaggia, Paesi tuoi, Feria d’agosto, Vita attraverso le lettere, Lavorare stanca, la luna e i falò, Il diavolo sulle colline

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