Cesare Mori: difensore dello Stato e Prefetto di Ferro

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Cesare Mori è un politico e prefetto italiano del periodo tra la fine dell’800 e la prima parte del ‘900. Di fatto Mori inizia la carriera professionale come ufficiale di polizia, dove diviene questore e poi prefetto. Dal 1924 al 1929, Mori esercita la carica di prefetto in Sicilia, dove diviene noto nella lotta contro la mafia. A fronte di ciò consegue il nominativo di Prefetto di Ferro, in quanto il politico svolge le funzioni di difesa istituzionale e lotta contro le ingiustizie della mafia. Nel 1928, Mori riceve la nomina di Senatore del Regno d’Italia.

Cesare Mori chi è?

Cesare Mori nasce a Pavia il 22 dicembre 1871 e decede ad Udine il 5 luglio 1942. Alla nascita, Cesare risulta orfano e cresce presso l’istituto per l’accoglienza dei neonati senza genitori, di Pavia. A fronte di ciò, durante l’infanzia come nome e cognome provvisori ,Cesare ottiene Primo Nerbi. Nel 1879, i genitori naturali riconoscono il figlio, che ottiene nome e cognome originari, ovvero Cesare Mori. A fine anni Venti, Cesare ottiene anche l’aggiunta del secondo nome, Primo, dal decreto legislativo.

In seguito, Cesare frequenta gli studi presso l’Accademia Militare di Torino, dove ottiene il grado di tenente a Taranto, nel 1895. Alla fine degli anni Novanta, Cesare aderisce al Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, dove esegue operazioni a Ravenna, nella polizia politica. Mentre negli anni seguenti, il poliziotto lavora nella provincia trapanese e nei dintorni. Di fatto, Mori utilizza metodi d’intervento, contro la criminalità del territorio di Trapani con coraggio e senza indugi.

Nel 1909, Mori ottiene la nomina di commissario ed esegue nel corso degli anni molti arresti a criminali, anche di stampo mafioso. Conseguono diversi tentavi di attentati nei confronti del commissario, in cui riesce a sfuggire. Ecco uno scritto del Procuratore Generale di Palermo: “Finalmente abbiamo a Trapani un uomo che non esita a colpire la mafia, dovunque essa si alligni. Peccato, purtroppo che vi siano sempre i cosidetti – deputati della rapina – contro di lui”.

Cesare Mori: la carriera professionale

Dopo diversi anni di lotta alla criminalità nel trapanese, Mori ottiene un trasferimento a Firenze, nel ruolo di vicequestore. Con lo scoppio del conflitto mondiale, l’illegalità in Sicilia degenera e Mori riceve il compito di riassestare l’ordine nel territorio. A ragion per cui, il vicequestore organizza delle squadre speciali di polizia, con cui raggiunge la Sicilia. Attraverso i metodi decisi di Mori, nel ripristino della legge il territorio ritorna nella legalità.

Inoltre, Mori esegue più di trecento arresti in una notte, con ottimi risultati della propria missione. Ecco comparire sui giornali la scritta del Colpo mortale alla mafia, dove Mori dichiara ad un collaboratore: “Costoro non hanno ancora capito che i briganti e la mafia sono due cose diverse. Noi abbiamo colpito i primi che indubbiamente, rappresentano l’aspetto più vistoso della malvivenza siciliana, ma non il più pericoloso.

Il vero colpo mortale alla mafia lo daremo quando ci sarà consentito di rastrellare non soltanto tra i fichi d’India. Ma negli ambulacri delle prefetture, delle questure, dei grandi palazzi padronali e perché no, di qualche ministero”. Intorno agli anni Venti, Mori ottiene due medaglie d’argento al valor militare, con la nomina di questore prima a Torino, poi a Roma. Ma seguono anche la promozione di prefetto e la nomina di Senatore del Regno.

La morte

Il politico e Senatore Cesare Mori decede ad Udine il 5 luglio 1942, all’età di settantuno anni. Ecco una frase del politico: “La misura del valore di un uomo è data dal vuoto che gli si fa dintorno nel momento della sventura”.