Cesare Beccaria, l’illuminista della morale e della politica

Ricorre oggi l'anniversario della nascita dello scrittore e filosofo. Cesare Beccaria è stato il portavoce dell'illuminismo italiano in Europa

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Cesare Beccaria

Biografia di Cesare Beccaria, “filosofo della morale e della politica”

Cesare Beccaria nacque il 15 marzo 1738 da una tra le più nobili famiglie milanesi. Dopo la laurea in giurisprudenza a Pavia, il Beccaria frequentò il circolo dei fratelli Verri, con i quali condivise la feconda stagione della Società dei Pugni e del “Caffè”. Tra Cesare Beccaria e Pietro Verri ci fu un sodalizio particolarmente intenso; l’esperienza culturale e intellettuale del Verri fu fondamentale per il completamento del percorso formativo del Beccaria. La stessa elaborazione del trattato Dei delitti e delle pene fu il frutto di uno scambio intellettuale tra i due amici.

Il 1764: anno della pubblicazione de Dei delitti e delle pene

Dei delitti e delle pene è lo scritto più famoso di Cesare Beccaria e probabilmente dell’illuminismo italiano. Il saggio fu pubblicato nel 1764 presso uno stampatore livornese ed ebbe una risonanza notevole. Nel 1766 la traduzione francese commentata da Voltaire fu il lasciapassare per la sua affermazione europea. Cesare Beccaria, dopo il successo legato a Dei delitti e delle pene, fu nominato capo di dipartimento del consiglio nel governo della Lombardia; nel 1791 invece prese parte della giunta per la riforma del sistema giudiziario civile e criminale. Morì nel 1794.

Dei delitti e delle pene. L’opera dell’illuminista italiano

Legittimare o delegittimare il governo a punire un uomo? Quando l’uomo viene meno al “patto sociale” e quindi spezza il legame con la società? Quando una pena è veramente educativa, quando riesce realmente ad aggiustare una coscienza sdrucita? Sono questi i contenuti del saggio, questi sono i preziosi argomenti che ne fanno un’opera eterna. Il librettino di Cesare Beccaria seppur quantitativamente piccolo è qualitativamente immenso. L’illuminista ha affrontato questioni fondamentali e ha ragionato sul significato delle leggi, sull’interpretazione delle norme, sul peso della tortura ma soprattutto si è concentrato sulla pena di morte e ne ha dimostrato la fallibilità.

Cesare Beccaria e il diritto penale

Il trattato di Cesare Beccaria è un programma manifesto di diritto penale; l’illuminista attraverso un lavoro commentario sulle norme del diritto ha analizzato la società, la comunità e la politica del tempo. Dei delitti e delle pene è un’opera in prosa che ha messo l’accento su un programma specifico: la legislazione penale e l’amministrazione della giustizia. Il fine del saggio è quello di evidenziare i difetti della giurisprudenza del tempo proponendo soluzioni alle storture e alle assurdità dei sistemi vigenti.

Cesare Beccaria: «l’inutile prodigalità di supplicii»

La tortura e la morte rendono migliori gli uomini? Questa domanda forse potrebbe essere il punto cardine delle riflessioni di Beccaria; le argomentazioni del filosofo illuminista ruotano difatti intorno al senso, al peso e al significato che la pena può assumere. Cesare Beccaria ci ha lasciati un pensiero importante: l’irrogazione della pena deve assolutamente avere una funzione educativa, deve portare l’uomo sulla strada della comprensione dell’errore, non deve ammaestrarlo con supplizi spettacolari. Beccaria con la sua opera ha messo in dubbio gli apparati giuridici del suo tempo e lo ha fatto partendo dal legame reato/peccato. Il pensatore ha dimostrato che la sfera religiosa non è la sfera politica: il reato è diverso dal peccato e la persona è soggetta ad una punizione se è rea nei confronti della società non se trasgredisce i dogmi della fede. Il cittadino deve portare rispetto per la comunità in nome della convivenza civile e in nome dei diritti che è libero di esercitare in seno alla società.

Cesare Beccaria

Contro la pena di morte

All’epoca di Cesare Beccaria la pena di morte era considerata la pena per eccellenza e riscuoteva ampi consensi anche nell’ambiente giuridico. Sovente veniva accompagnata da inutili sofferenze inflitte al condannato e diveniva un evento spettacolare, offerto al popolo con il pretesto di “ammaestrarlo” attraverso la paura e l’esempio. Cesare Beccaria, con rigore giuridico, stile misurato e lucidità argomentativa, ha confutato l’infallibilità della pena mortale e quindi ne ha messo in evidenzia la vacuità: «questa inutile prodigalità di supplici, che non ha mai resi migliori gli uomini, mi ha spinto ad esaminare se la morte sia veramente utile e giusta in un governo bene organizzato…non è dunque la pena di morte un diritto, mentre ho dimostrato che tale essere non può, ma è una guerra della nazione con un cittadino, perchè giudica necessaria o utile la distruzione del suo essere. Ma se dimostrerò non essere la morte nè utile nè necessaria, avrò vinto la causa dell’umanità».

Cesare Beccaria contro il sovranismo

Il pensatore illuminista ha attaccato il sovranismo spietato; fino al secolo dei lumi lo stato era preminente e la sua azione sempre legittima. Per lo stato dunque i cittadini non erano cittadini ma sudditi senza volontà politica. Beccaria mette sotto accusa questa impostazione dispotica; per il filosofo la sovranità era intesa come insieme di tutte le piccole porzioni di libertà cedute dagli individui consapevolmente per la salute morale e civile della collettività. La pena dunque non poteva essere inflitta arbitrariamente o per futili motivi; la pena doveva pesare sull’individuo quando questi arrecava danno alla società, alla sicurezza, alla felicità. La pena inoltre doveva portare l’uomo a redimersi dalla colpa, doveva punirlo severamente ma educarlo e non condannarlo al buio eterno.

Cesare Beccaria scrisse il trattato nel lontanissimo 1738, ne risultò e ne risulta ancora un pensiero convincente, sensibilità umana e tanta verità.

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