Cercasi avvocati e giuristi per la difesa di Matteo Salvini

L’annuncio su twitter della formazione di un “esercito” di giuristi per la difesa di Matteo Salvini nel caso Gregoretti.

0
350

Come noto ormai da più di una settimana, la Giunta per le immunità parlamentari ha concesso l’autorizzazione a procedere per l’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona per il caso dei migranti tenuti a bordo della nave Gregoretti.

Via libera al processo per Salvini. La decisione della Giunta

Perchè Salvini va a processo

Ma spieghiamo perché l’ex Ministro dell’interno rischia un processo per sequestro di persona.

Quando la nave Gregoretti ha preso a bordo i migranti, era appena entrato in vigore il decreto sicurezza-bis che esclude espressamente che il divieto di ingresso in acque italiane e di sbarco possa essere applicato a navi militari italiane che, in quanto tali, non possono essere considerate un pericolo per la sicurezza nazionale.

Nel caso specifico, la Gregoretti è un’imbarcazione “destinata all’attività di vigilanza da pesca“, pertanto inadeguata ad ospitare un così elevato numero di migranti. Le precarie condizioni di salute di alcuni di essi sono state tempestivamente segnalate al Viminale che, secondo la legge italiana, aveva l’obbligo di farli sbarcare subito.

I giudici del tribunale dei ministri di Catania hanno espressamente indicato, nella richiesta di autorizzazione a procedere, che nel caso della Gregoretti “il coordinamento e la responsabilità primaria dell’intera operazione, seppure avviata in acque Sar maltesi, siano stati assunti dallo Stato italiano su esplicita richiesta di quello maltese“.

Le dichiarazioni di Salvini

Nelle more della decisione del Tribunale dei Ministri, prima, e della Giunta al Senato, poi, l’ex Ministro si è sempre detto pronto ad affrontare il processo per sequestro di persona, sicuro e convinto di aver agito a norma di legge e a difesa dell’Italia e dei cittadini italiani, aggiungendo che a difenderlo ci avrebbero pensato i cittadini stessi. Diversi infatti sono stati i tweet e i post che hanno inondato le pagine dei social network in cui si è dichiarato “pronto alla prigione”.

Salvini pronto alla prigione

Il post su Twitter

Tra questi, si distingue un tweet pubblicato ieri sulla pagina Twitter Lega – Salvini premier che non può passare inosservato.

In questo tweet, corredato dell’hashtag #DIFENDISALVINI si invita chiunque, avvocato o giurista, sia interessato a dare una mano alla difesa dell’ex Ministro, a scrivere a un indirizzo mail appositamente creato.

https://twitter.com/LegaSalvini/status/1221855663237816325?s=20

Una volta chiarito il tenore del tweet in commento, sono doverose delle osservazioni.

Tralasciando per il momento la portata del tweet del tutto simile ad una campagna pubblicitaria (mossa poco opportuna in considerazione della gravità dei fatti di cui si discute), sembra che il primo obiettivo della politica in generale e dei singoli protagonisti in particolare sia diventato quello di “far rumore” sui social media per ottenere il maggior seguito possibile.

Il tema si palesa molto delicato, pertanto è doveroso evidenziare quante sono le “mosse” inopportune e quanto invece ci sarebbe da lavorare per l’interesse dell’Italia e del suo popolo.

Lungi dal voler attaccare la politica di Salvini o della Lega, in quanto queste osservazioni valgono per tutti i colori della politica italiana, è il caso di riflettere su quanto troppo ci si pubblicizzi e quanto poco si concretizzi.

Ci spieghiamo meglio.

Oggi i politici in generale, Salvini in particolare, fanno un estremo uso dei social, disperdendo energie nella pubblicizzazione a tutti i costi.

Non basta pubblicizzare il proprio programma politico, la qual cosa sarebbe del tutto condivisibile, ma si è fatta strada ormai l’abitudine di inondare quelle pagine virtuali di momenti che con la politica, quella seria e concreta, hanno poco a che vedere.

A parte la considerazione che, da privato cittadino, ognuno è libero di pubblicare ciò che vuole, sempre nel pieno rispetto dell’etica, della morale, del buon costume e delle altre persone in generale ma, da soggetto che ricopre un ruolo o una funzione istituzionale, la distanza tra il mero post di propaganda politica e il confine del ridicolo si accorcia in misura esponenziale. Va bene mostrare il proprio lato umano per apparire più vicino agli italiani che prima o poi andranno a votare, ma a tutto c’è un limite.

Quanto è importante la pubblicità

Questa premessa è doverosa per lasciar intendere il senso di quanto sta accadendo nel nostro Paese, dove l’apparire conta più dell’essere, nel caso della politica “si predica bene e si razzola male”, ovvero tanto si promette ma nulla si mantiene.

L’utilizzo del social non è finalizzato solo alla campagna elettorale, assume tutto il significato di vera e propria pubblicità, e il tweet della Lega ne è l’emblema.

Ma perché questo tweet salta agli occhi e non può e non deve passare inosservato?

Perché già quando è scoppiato il caso Gregoretti, così come nel caso Diciotti, è stata svolta un’istruttoria mediatica. Ormai l’Italia è un Paese che soffre di una malattia grave quanto un tumore, ossia la smania di celebrare processi mediatici, quelli che distruggono (e lo hanno già fatto in passato) la giustizia italiana, togliendo serenità alle parti interessate, siano esse parti civili o indagati, agli organi inquirenti e agli stessi giudici che dovranno prendere le loro decisioni sotto la pressione dell’opinione pubblica e della stampa.

E quest’istruttoria è stata favorita proprio da chi ne era protagonista, ossia l’ex Ministro, che non ha perso mai occasione di sfidare pubblicamente la giustizia in difesa della propria condotta.

Sull’onta di ciò, a seguito della concessione dell’autorizzazione a procedere della Giunta per le immunità parlamentari del Senato, la Lega (presumibilmente con il beneplacito del proprio rappresentante) mette in rete un invito pubblico per la formazione del “collegio difensivo” di Matteo Salvini.

Sembra quasi che non si stia per celebrare un processo per sequestro di persona, ma che si sia in corsa per la formazione di una squadra di tecnici destinata ad allenare un aspirante campione del calcio italiano.

Due quesiti

Le domande che ci poniamo, a questo punto, sono due.

La prima. Salvini non ha un difensore con un team di collaboratori in grado di costruire una difesa per il proprio cliente?

Se la risposta è “sì”, allora la seconda domanda non può che essere questa.

Si tratta di una provocazione, dal retrogusto di una presa in giro?

Una risposta che diamo per scontata.

Ma qual’è la vera finalità del tweet?

È possibile pensare di creare un team di difensori attraverso i social media? Ma, la Lega e l’ex Ministro lo sanno che la difesa si basa su un rapporto di fiducia tra professionista e cliente? Che tipo di conoscenza potrebbe mai esserci tra Salvini e le migliaia di aspiranti suoi difensori che, molto probabilmente scriveranno solo nella speranza di ottenere un minimo di visibilità?  È realistico tutto ciò? No, solo un altro modo per creare più rumore mediatico di quanto non ve ne sia già stato, intorno ad una vicenda che andrebbe, al contrario, trattata col massimo della riservatezza dal punto di vista processuale, semplicemente perché i processi si fanno nelle aule di giustizia e non in tv o sui social media!

La realtà persa di vista

Una trovata pubblicitaria, quella del tweet, che fa arrabbiare gli operatori del diritto, quelli seri, perché con la giustizia non si scherza. Per costruire una difesa, vanno studiate le norme, gli atti, gli elementi di prova, vanno prodotte prove a discarico, si istruisce un processo, si studiano i risultati delle innumerevoli attività svolte, fino ad arrivare, ognuno per la propria parte, ad esporre dinanzi al giudice la propria tesi, accusatoria o difensiva. Tutta quest’attività non ha nulla a che fare con media, post, collegi difensivi creati ad hoc sui social e la pubblicità, unica vera protagonista di queste continue e innumerevoli messe in scena politico-mediatiche.

La politica non è spettacolo, così come non lo è la giustizia.

La politica va fatta in Parlamento, la giustizia nelle aule di tribunale.

Se la metà del tempo impiegato nella strumentalizzazione di queste delicate situazioni fosse impiegato per studiare e proporre riforme adeguate alla salvaguardia dello Stato italiano, tante lacune non ci sarebbero nel nostro ordinamento e tante oscenità (soprattutto le ultime riforme) non sarebbero state mai concepite.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here