Ceferin: “Anche senza tifosi, meglio giocare che niente”

Nel disaccordo generale che sta colpendo il mondo del calcio, le parole del presidente Uefa esortano a non concludere anticipatamente i campionati

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Era già abbastanza chiaro che alla Uefa non fosse piaciuta la decisione della Federcalcio Belga di concludere definitivamente il campionato. Il Club Bruges, infatti, è stato incoronato campione della Jupiler League 2019/2020. A togliere ogni dubbio, tuttavia, ci ha pensato il presidente Aleksander Ceferin, con un’intervista rilasciata alla tv tedesca Zdf: “La solidarietà non è una strada a senso unico. Non puoi chiedere aiuto e decidere da solo cosa ti sia più comodo. I belgi, oltre alle federazioni che potrebbero considerare di fare lo stesso, stanno rischiando la partecipazione alla competizione europea del prossimo anno”. Parole chiare e sintetiche che illustrano la volontà della Uefa di far concludere le competizioni regolarmente e nella maniera più sicura possibile.

La maggior parte dei campionati europei, infatti, è sospesa almeno fino ai primi di maggio. L’idea è quella di recuperare la stagione in estate, tanto che Euro 2020 è stato rinviato al prossimo anno. Non solo. Anche la Champions League e l’Europa league si dovranno concludere a porte chiuse.

“Il calcio non è la stessa cosa senza tifosi, ma è sicuramente meglio giocare senza fan e riaverlo in televisione, piuttosto che niente. Questo è ciò che la gente vuole, un po’ di energia positiva a casa. Probabilmente accadrà a luglio o agosto, non possiamo giocare a settembre o ottobre”, ha concluso il presidente Uefa.

Alle parole di Ceferin ha subito risposto la Federcalcio Belga. Con un comunicato afferma esplicitamente che non si può forzare una lega a continuare le competizioni, vista la crisi sanitaria attuale.

Disaccordo e perplessità sulle decisioni da prendere colpiscono, in questo difficile momento, tutti i campionati europei: la Serie A e l’Aic non riescono a trovare un punto d’incontro sugli stipendi dei giocatori; la Premier League ha proposto un taglio del 30 per cento agli stipendi ricevendo solo risposte negative; le società spagnole hanno proposto una riduzione del 50 per cento, mentre i calciatori chiedono del 20.

Sicuramente nel mondo del calcio, ora più che mai, non c’è intesa. In Italia, come negli altri paesi, per poter ripartire servirà il via libera del governo. L’idea, comunque, sarebbe quella di andare incontro alla volontà del presidente Ceferin, attivando rigidi protocolli di controllo. Partite a porte chiuse, analisi del sangue ai calciatori per stabilire se hanno ospitato il virus e cambi di sede degli incontri in città ritenute più sicure, sono solo alcuni dei provvedimenti pensati fino ad ora.

Una cosa è certa: la Uefa desidera fortemente terminare i campionati europei in modo regolare, entro quest’estate, senza compromettere anche la prossima stagione. Tutto quello che può fare per ora, come tutti, è aspettare l’evolversi della situazione.

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