C’è chi dice no

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In questo difficile periodo ancora una volta ho avuto modo di constatare come sia difficile discutere nel merito determinate questioni. Di come quello che potrebbe essere un proficuo scambio di informazioni venga percepito come un attacco alle proprie convinzioni.

Nessun confronto nel merito

Sono passati cinquantasette anni da quando Umberto Eco, nel celeberrimo Apocalittici o integrati, denunciava i rischi del delegare ai media la costruzione di una cultura condivisa e omologata.

Oltre mezzo secolo nel quale la sua analisi è stata tacciata di pessismismo cosmico, rivendicando viceversa la capacità del pubblico di interpretare e discernere.

Non esiste confronto quando le persone interpretano posizioni diverse come la negazione della propria identità, culturale e sociale.

Quando la paura ha un ruolo di primo piano nel ricomporre le scelte individuali.

Quando la sensazione di appartenenza alla maggioranza assolve le persone dal dover giustificare le proprie scelte investendo chi non è d’accordo dell’onere di giustificarsi.

La parola agli esperti

Allora, in questo giorno che sancisce la grave anomalia giuridica di un provvedimento amministrativo che limita il diritto al lavoro delle persone (AMMINISTRATIVO, non SANITARIO), lascio gli argomenti a chi, pubblicamente, ha le competenze per esprimersi (io non sono nessuno, come ha sentito di dovermi dire non solo diversi lettori evidentemente insoddisfatti, ma persino qualche amico).

Il parlamento, nel corso della discussione per valutare l’opportunità di trasformare in legge il DPCM che introduce l’obbligo del Green Pass per i lavoratori, ha convocato alcuni esperti-

L’obiettivo è quello di verificare i fondamenti scientifici di quello che è il suo presupposto: rendere i luoghi di lavoro il più possibile sicuri dal contagio.

Vi riporto il link al curriculum uno dei relatori, tra i tanti che si sono succeduti, tutti concordi nelle conclusioni. Valutate la sua attendibilità e la competenza (va da sé che non è un caso se sia stato chiamato in parlamento)

https://www.uninsubria.it/hpp/marco.cosentino

Questo invece, è il breve video del suo intervento: cinque-sei minuti

https://www.facebook.com/groups/1002330366491108/permalink/4515632441827532/

L’esperto risponde con chiarezza assoluta alla misura che la  questione posta dalla politica, ovvero se il Green Pass è una misura che tutela la salute delle persone. Persino scusandosi per la banalità dei suoi argomenti, assolutamente evidenti alla luce degli studi internazionali.

Questo è invece l’intervento del prof. Salmaso (entrambi i video sono tratti da SenatoTV, canale ufficiale istituzionale):

https://www.facebook.com/Radioradioweb/videos/dott-salmaso-affossa-il-green-pass-in-senato-pericoloso-e-controproducente-i-dat/211134757781274/?so=permalink&rv=related_videos

L’illusione della comunicazione di massa, dove ciò che non appare non esiste

Non manca di sottolineare che i mezzi di informazione hanno riportato più volte notizie prive di fondamento (i rischi di contagio – e di contagiare – tra vaccinati e non vaccinati), e che esiste una verità “scientifica” ed una “politica”.

Non sono io – che non sono nessuno, ribadisco – che esprimo queste opinioni; cercate in Rete le altre audizioni in Parlamento degli esperti. Dicono tutti le stesse cose. Le cose che i mezzi di informazione non dicono, sembra incredibile: è l’illusione della comunicazione di massa, dove ciò che non appare non esiste.

C’è chi dice no

Questo è invece il link ad un libro che racconta la storia dei 12 su 1250 docenti universitari che rifiutarono di prendere la tessera del partito fascista necessaria alla loro permanenza in ruolo. Un atto meramente amministrativo che condizionava la possibilità di continuare a svolgere il loro lavoro.

Non un atto sanitario – per il quale è necessario un fondamento scientifico che il Green pass evidentemente non ha, come hanno detto gli esperti convocati in audizione alle Camere. D’altronde bastava leggere i dati dell’ISS, anzichè il commento che ne hanno fatto i media.

E non è neppure troppo difficile aprirsi all’idea che i fascisti infiltrati in cerca di visibilità alle manifestazioni non c’entrano niente con chi si oppone a questo provvedimento.

E neppure che dietro i (disgustosi) titoli “morto per il covid: non era vaccinato” ci sono questioni più complesse.

Cosa resterà di tutto questo

Di tutto questo resterà la responsabilità di chi ha aderito a questa illegittima imposizione senza valutarne le conseguenze.

Perchè questo atto costituisce un pericoloso precedente nella giurisprudenza. Domani, un altro presupposto completamente arbitrario come questo, potrebbe limitare la libertà dei cittadini.

Perchè accettare questa imposizione – così come fu per il tesseramento voluto dal fascismo – consolida questa violazione del dettato costituzionale, chesarebbe stata immediatamente sconfessata dallo stesso governo a fronte di una presa di posizione più consapevole da parte deelle persone.

Infine perché, ancora una volta, ha profondamente spaccato i cittadini rendendoli incapaci di esercitare le prerogative della democrazia, tutelando i propri diritti. Sarà più chiaro per tutti quando questo brutto momento sarà passato: anche questo è già successo.

Spero che almeno di tutto questi resti una memoria fedele: la mancanza di accettazione delle ragioni di chi si è opposto – pagando del suo – da parte di una maggioranza di cittadini coesa attorno all’accettazione acritica di una imposizione che la prospettiva storica giudicherà con maggiore serenità. E forse anche responsabilità.

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Sono nato a Firenze nel 1968. Dai 19 ai 35 anni ho speso le mie giornate in officine, caserme, uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione”, uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 53 mi sono convertito in educatore, progettista, docente universitario, ricercatore, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro necessario e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, di cui cerco continuamente un punto di sintesi che faccia di me Ein Anstàndiger Menschun, un uomo decente. Ho cominciato a leggere a due anni e mezzo, ma ho smesso dai sedici ai venticinque; ho gettato via un’enormità di tempo mentre scrivevo e pubblicavo comunque qualcosa sin dagli anni ‘80: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), poi ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" (La Strada, 1998 - segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Poi mi sono preso una decina di anni per riorganizzare la mia vita. Ricompaio come finalista nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, e sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "Vita di Sherlock Holmes" (2021), raccolti nel volume “Nuove mappe dell'apocrifo” (2021) a cura di Luigi Pachì. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito alla VIII edizione del Premio Garfagnana in giallo/Barga noir. Il mio saggio “Una repubblica all’italiana” ha vinto il secondo premio alla XX edizione del Premio InediTO - Colline di Torino (2021). Negli ultimi anni lavoro come sociologo nell’ambito della comunicazione e del welfare, e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra le miei ultime monografie: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari degli studenti con svantaggio" (et. al., Federsanità, 2018), “Violenza domestica e lockdown” (et. al., Federsanità, 2020), “Di fronte alla pandemia” (et. al., Federsanità, 2021), “Un’emergenza non solo sanitaria” (et. al., Federsanità, 2021) . Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale Osservatorio7 (www.osservatorio7.com), dal 2020 pubblicato su periodicodaily.com. Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio, ma più con impeto che intelligenza: è qui che devo migliorare.