Ancora molte famiglie vivono in povertà in Italia. E preoccupa la povertà giovanile a causa della disoccupazione e dei salari bassi. Ce lo dice l’Istat. Ecco i dati.

L’Istat solo qualche giorno fa ci aveva detto che molte casalinghe italiane sono povere. Ora allarga il ventaglio d’indagine alla famiglia e rileva che la povertà in Italia riguarda un milione e 619 mila famiglie (pari a 4 milioni e 742 mila persone) che vivono in condizioni di povertà assoluta.

Il report dell’Istat, mette altresì in evidenza che rispetto all’anno precedente, nel 2016 la condizione di indigenza rimane stabile ma aumenta al Centro, soprattutto nei comuni con meno di 50.000 abitanti. Ma al Sud si registra la percentuale più alta di famiglie povere, ben l’8,5%.

Poveri soprattutto i giovani a causa dei salari bassissimi e della difficoltà a trovare lavoro. Penalizzate quindi le giovani famiglie: è povero oltre il 10% dei nuclei con capofamiglia al di sotto dei 35 anni, contro il 3,9% di quelli in cui la persona di riferimento è al di sopra dei 64 anni.

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La povertà colpisce le famiglie più giovani

La povertà assoluta diminuisce se la persona ha un titolo di studio elevato. Probabilmente con un titolo di studio più alto la probabilità di trovare un lavoro ben remunerato aumenta. Sono solo l’1,5% le famiglie povere con reddito proveniente da lavori dirigenziali o impiegatizi. L’operaio monoreddito se la passa male essendo l’incidenza della povertà pari al 12,6%. Il 17,1% delle famiglie con quattro componenti ha difficoltà con la spesa familiare e i consumi. Questa ultima percentuale sale al 30,9% con cinque o più componenti.

Ma cosa significa essere poveri? Stiamo parlando delle famiglie che non possono permettersi quei beni e servizi essenziali per una qualità di vita accettabile. Una condizione ai limiti della sussistenza che dieci anni fa riguardava circa 1 milione e 660 mila individui. Oggi il numero è più che triplicato.

 

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