Cattedrale di St Albans: spunta un Cenacolo raffigurante un Gesù nero

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Cattedrale di St Albans: l'Ultima Cena con il Gesù nero.

Un Gesù nero al centro di una rivisitazione dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. È questo il dipinto che campeggia sull’altare della Cattedrale di St Albans nell’Hertfordshire, in Gran Bretagna. Si tratta di un’iniziativa volta ad appoggiare il movimento Black Lives Matter contro ogni forma di razzismo. Circa una settimana fa, l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby (massimo rappresentante della Chiesa anglicana) ha ricordato che sarebbe necessario rivedere le raffigurazioni tradizionali di Gesù Cristo, mostrato da sempre come un uomo dai capelli biondi e con gli occhi azzurri. Inoltre ha aggiunto che sarebbe anche il caso di discutere della necessità di avere nelle varie città britanniche dei monumenti dedicati a personaggi storici dalla vita piuttosto controversa.

A quanto pare, dalla cattedrale di St Albans hanno recepito appieno l’appello dell’arcivescovo di Canterbury, mettendosi al lavoro per realizzare un Cenacolo che presentasse un Gesù nero al centro della scena. L’autrice del quadro si chiama Lorna May Wadsworth, e ha spiegato di aver contattato il modello Tafari Hids come soggetto della sua opera. In questo modo ha potuto lanciare un messaggio ben preciso ai fedeli, mettendo di fatto in discussione le immagini tradizionali del Cristo con i capelli biondi e gli occhi chiari. Il suo quadro si intitola A Last Supper.

La cattedrale di St Albans nel Regno Unito.

Il decano della cattedrale è intervenuto per chiarire che, a suo parere, in questa fase la chiesa non si trova in una «posizione forte» nella lotta alla discriminazione razziale. Quindi ha aggiunto che la rivisitazione dell’Ultima Cena è stata realizzata e installata per dare seguito ad un’esigenza manifestata dagli attivisti di Black Lives Matter.

L’Ultima Cena con il Gesù nero esposta al pubblico nella cattedrale di St Albans

L’ecclesiastico, intervistato dal Telegraph, ha dichiarato che «le vite dei neri contano» e per questo motivo l’altare della cattedrale di St Albans è stato riadattato, e adesso il Transetto Nord della chiesa è diventato un luogo di riflessione e preghiera, sormontato dal Cenacolo con il Gesù nero. A partire dal 4 luglio il dipinto può essere ammirato anche dal pubblico e sul sito ufficiale della cattedrale britannica si legge che c’è la piena volontà di dare appoggio a Black Lives Matter che ha intenzione di ritagliarsi un ruolo fondamentale per un radicale «cambiamento», affinché si possa avere finalmente una società equa e giusta in cui venga rispettata la «dignità di ogni essere umano», nella quale anche le voci nere vengano ascoltate e rispettate.

Iconoclastia: la storia viene cancellata

Lorna May Wadsworth ha rivelato che, mentre lavorava alla sua Ultima Cena, ha potuto riflettere sul modo in cui nei secoli siamo stati abituati a concepire l’immagine di Gesù Cristo. Ha ricordato che, nonostante gli storici in diverse occasioni abbiano affermato che il Messia avesse i caratteri mediorientali, la cultura e la tradizione europea ne ha diffuso un’immagine ben diversa. Di conseguenza, ha preso come modello il giamaicano Tafari Hinds perché in questo modo ha voluto spingere i fedeli a «mettere in discussione» la figura tradizionale del Cristo dai tratti chiari, quasi nordici.

Il Cenacolo con il Gesù nero è esposto al pubblico dal 4 luglio.

La pittrice ha aggiunto che la sua scelta è ricaduta su Hinds anche perché ha notato che ha dei caratteri del volto che le persone considerano «empatico e commovente», due caratteristiche che aveva pensato di inserire nel suo Gesù nero.

In Italia, il giornalista del Foglio Giulio Meotti ha protestato contro la scelta fatta dalla cattedrale di St Albans e dalla pittrice Wadsworth. Su Facebook ha parlato di «bugiarde e ipocrite dimostrazioni affettate di antirazzismo». A suo parere, le nostre società manifestano una profonda debolezza e un «disgusto culturale» per ciò che rappresenta la nostra civiltà. Meotti ritiene che ci sia il tentativo di imporci una «rappresentazione di noi stessi assolutamente estranea alla nostra storia».

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