Caterina Sforza, la leggenda della Tigre di Forlì

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Caterina Sforza, la Tigre di Forlì

La chiamavano la Tigre di Forlì. Figlia illegittima, madre, moglie. Coraggiosa, indomita, appassionata.

Ecco Caterina Sforza.

I primi anni

Della sua data di nascita si conosce solo l’anno, il 1463. Suo padre era Galeazzo Sforza, duca di Milano: sua madre la di lui amante, Lucrezia Landriani.

Quest’ultima era sposata, ma oltre a Caterina diede altri cinque figli all’amante: e Galeazzo prese nel 1468 in moglie Bona di Savoia.

Caterina aveva allora cinque anni, e con i fratelli giunse alla corte ducale. Bona le fu sempre vicina, nonostante avesse poi negli anni otto figli suoi. Particolarmente intenso fu anche il rapporto della bambina con la nonna, Bianca Maria Visconti, donna forte ed energica.

Alla corte di Milano

Caterina era la figlia prediletta di suo padre. Fin dalla prima infanzia gli fu compagna in attività considerate prettamente maschili: imparò ad andare a caccia e a combattere con la spada. Maturò uno spirito ribelle e poco incline all’obbedienza: tutto il contrario, insomma, di quello che ci si sarebbe aspettati all’epoca da una fanciulla, soprattutto se di alto rango (seppur a metà). Interessata all’alchimia e alla cosmetica, studiò il latino e i testi classici.

Ma la sua infanzia felice non durò a lungo. Aveva appena dieci anni, quando la sua mano venne concessa in sposa.

Il primo matrimonio

Il prescelto era Girolamo Riario, nipote di papa Sisto IV. Il giovane, eletto capitano solo in virtù di questa prestigiosa parentela, aveva trent’anni e si dimostrò subito l’uomo insignificante che era, violentando la sposa bambina la prima notte di nozze. Da allora il disprezzo li separò in modo permanente, anche se insieme i due ebbero sei figli.

La coppia si trasferì a Roma, ma con la signoria di Imola e Forlì, donate loro rispettivamente da Galeazzo e dal pontefice. Ma non durò molto: la morte di Sisto IV, nel 1484, precipitò le terre papali nel caos e Girolamo nella disgrazia.

Data la pavidità del marito, fu Caterina a prendere in mano la situazione. Incinta di Giovanni, il quarto figlio, assunse il comando dell’esercito di Girolamo e occupò Castel Sant’Angelo, pretendendo che si eleggesse subito un nuovo Papa. Resistette per dodici giorni, fino a che non si venne a patti con i prelati: Caterina fu allora costretta ad interrompere l’assedio.

La famiglia trovò rifugio a Forlì e qui, il 14 aprile 1488, Girolamo Riario cadde vittima di una congiura di palazzo. Caterina, coi figli al seguito, si asserragliò nella rocca di Rovaldino. Minacciata dagli assalitori di impiccare tutti i suoi bambini, pare che lei sollevò le gonne al grido di “Fate pure! Ho qui quanto basta per farne altri!”.

Una leggenda, ma se fosse vero, sicuramente una provocazione. Era certa che non avrebbero osato dare seguito alle parole: e funzionò. Il nemico tolse l’assedio, e grazie a Ludovico il Moro, suo zio, Caterina poté riprendere possesso di Imola e Forlì. Della prima cedette però la signoria al figlio maggiore, Ottaviano, dopo un periodo di reggenza.

Gli altri matrimoni

Se di un uomo si era sinceramente innamorata, questo era Giacomo Feo, prima suo amante e poi sposato in segreto. Ma questo amore inaudito e folle non piaceva alla famiglia di Caterina, in primis ai suoi figli: il Feo, parimenti al Riario, fu dunque prontamente eliminato, trasformando la vedova in una donna assetata di vendetta e sangue. Intere famiglie ne fecero le spese.

Nel 1496, appena un anno dopo la morte di Giacomo, Caterina incontrò Giovanni de’ Medici, che divenne il suo terzo marito. Insieme ebbero Ludovico, poi passato alla storia come Giovanni dalle Bande Nere.

Ma anche questo momento felice durò molto poco. Ammalatosi sul campo di battaglia, Giovanni de’ Medici morì il 14 settembre 1498, dopo appena sei mesi di matrimonio.

La resistenza contro il Valentino

Anche tre volte vedova e con otto figli, Caterina non perse il suo spirito battagliero: e nuove guerre incombevano all’orizzonte. Il suo nuovo avversario era Cesare Borgia, il Valentino (se volete saperne di più, vi rimando al mio articolo su di lui al link qui sotto).

https://www.periodicodaily.com/cinquecentoquarantaquattro-anni-dalla-nascita-di-cesare-borgia-il-principe-di-machiavelli/

Papa Alessandro VI e il figlio avevano stretto un’alleanza con il nuovo re di Francia, Luigi XII, e il pontefice aveva emesso una bolla che avrebbe fatto decadere tutti i feudatari della Romagna. Qui aveva intenzione di costituire un regno per Cesare: e Caterina era ovviamente fra questi.

Quando il Valentino assediò Forlì, dopo aver conquistato Imola, la Tigre, messi i figli al sicuro a Firenze, era al posto di comando, pressoché sola. Cesare Borgia aveva posto una taglia sulla sua testa, e lei fece altrettanto. L’assedio durò parecchi giorni, Caterina resistette fino a che poté: ma dovette infine piegarsi. Presa prigioniera dal Borgia e portata a Castel Sant’Angelo, per circa sei mesi subì abusi di vario tipo, sopportandoli stoicamente.

La liberazione e l’epilogo

A giugno del 1501, infine, l’intervento di Luigi XII giunse a liberarla. Si rifugiò quindi a Firenze, ritrovando i suoi figli, nel convento delle Murate.

Caterina Sforza morì il 28 maggio del 1509, per una polmonite. Alle suore, a mò di testamento, rivelò

<<Se io potessi scrivere tutto, farei stupire il mondo>>

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