Catcalling: cosa sta facendo l’Italia a livello giuridico?

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Catcalling
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Nonostante la diffusione del fenomeno e gli ultimi dibattiti, nessuna legge in Italia disciplina gli aspetti sanzionatori del catcalling.

Le sanzioni negli altri Paesi

Sono diversi i Paesi in cui si è presa una posizione severa circa il fenomeno del catcalling. In Francia, ad esempio, la molestia è reato dal 2020 grazie ad una legge promossa da Marlène Schiappa, Segretario per l’uguaglianza di genere. Il reato è punibile con multe che vanno dai 90 ai 1500 euro. La norma, in particolare, statuisce che il fenomeno consiste “nell’imporre a una persona osservazioni o comportamenti di natura sessuale o sessista che ledano la dignità di tale persona; o che creino situazioni intimidatorie, ostili o offensive”. Lo stesso avviene nelle Filippine, dove nel 2019 è diventato legge il Safe Spaces Act: questo punisce il catcalling con pene che vanno dalla multa alla reclusione.

E in Italia?

Diversamente, in Italia questo fenomeno non è ancora considerato un reato. Anzi, vi è chi ritiene che qualificare un atteggiamento del genere come un comportamento penalmente perseguibile rischia di ledere la “libertà degli individui di corteggiare”. Tuttavia, chi appoggia tale visione dimentica che alla base delle relazioni umane c’è il consenso e, quando questo viene a mancare, non può non ritenersi lesa la libertà di autodeterminazione della vittima. In mancanza di fattispecie incriminatrici ad hoc, allora, ci si chiede in che modo sarebbe possibile qualificare le molestie di strada. Di primo acchito, si potrebbe pensare di inquadrare tali comportamenti all’interno dell’articolo 660 codice penale. Esso punisce chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, reca a molestia o disturbo con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 516 euro. Il bene giuridico tutelato da questa norma è il turbamento della pubblica tranquillità. Questa contravvenzione, tuttavia, non appare idonea ad accogliere al suo interno il catcalling. Altro reato nel quale potrebbe essere inserito il fenomeno, soprattutto nelle sue manifestazioni più violente, è quello di cui all’articolo 612-bis codice penale, ossia lo stalking.

La cultura machista giuridica italiana

Alla luce di tali considerazioni è chiaro che oggi in Italia il catcalling non integra ancora nessuna fattispecie di reato. Chi lo compie è considerato niente più che un corteggiatore respinto che nulla ha fatto di male. Al danno arrecato alla vittima, viene anteposta la libertà di espressione del molestatore. Di base c’è una cultura patriarcale che non si preoccupa della violazione della dignità femminile, che ne sessualizza il corpo e lo considera solo in relazione al soddisfacimento del desiderio maschile. Chi fa catcalling vuole imporre la propria presenza, vuole mettersi in posizione dominante ed esercitare un controllo sull’altra persona. Non dimentichiamo, però, che le leggi servono, ma più che mai è importante cambiare la sottocultura machista. In effetti, è proprio smantellando questa che si potrebbero fare importanti passi avanti anche nell’ambito giuridico del nostro Paese.