Il braccio di ferro tra i due grandi protagonisti della crisi spagnola sembra proseguire senza che, per il momento, si sia trovato un punto di incontro tra indipendentisti e unionisti.

Da una parte, il governo Rajoy che, insieme al re Felipe VI, sostiene il principio costituzionale di indivisibilità del Regno di Spagna. Dall’altra, parte Careles Puigdemont, il presidente della Generalitat de Catalunya, la provincia autonoma spagnola con capitale Barcellona.

Oggi però un altro grande protagonista è sceso in piazza per rivendicare il suo diritto ad “avere l’ultima” sulla questione: il popolo spagnolo. Da Madrid a Barcellona, migliaia di persone in tutta la Spagna, hanno vestito magliette bianche, imbracciato cartelloni e “marciato” pacificamente per molte città e paesi.

La manifestazione è stata promossa dall’associazione civile “Parlem? Hablemos?” che sui social ha lanciato l’appello per mobilitare tutti gli spagnoli e chiedere l’apertura di un dialogo teso a risolvere la crisi nazionale che da una settimana perturba l’orizzonte iberico. Molti cartelli recitavano: “Pace” o “Bla, bla, bla, vogliamo parlare”.

Nessuno scontro, niente tafferugli. Una manifestazione pacifica che verrà riproposta anche nelle giornata di domani.

A Madrid la manifestazione si sta tenendo in Plaza Colon (piazza Cristoforo Colombo) dov’è stata convocata da ben oltre 50 associazioni. L’obiettivo dei manifestanti è quello di difendere la Costituzione spagnola dagli attacchi degli indipendentisti. Tra i molti striscioni dei manifestanti si sono letti anche attacchi duri alla Catalogna. Su diversi striscioni sono stati scritti slogan che recitano: “Viva la Spagna”, “Sono spagnolo” e “Con i golpisti non si dialoga”.

A Barcellona invece si svolge, sempre in queste ore, una manifestazione per chiedere il “dialogo” tra Spagna e Catalogna.

Le vicende della Catalogna hanno avuto anche una forte ripercussione sui mercati e sulle finanze. Molte banche hanno deciso di lasciare la Catalogna per non rischiare di perdere l’ombrello protettivo della Bce in caso di una dichiarazione di indipendenza.

Primi a “fuggire” sono stati i due istituti di credito maggiori di tutta la Spagna: Banco Sabadell e CaixaBank. Oltre a queste, anche Abertis (multinazionale del settore infrastrutture di trasporto e tlc), secondo quanto scrive il giornale spagnolo “El Pais” sembrerebbe aver dimostrato la volontà di allontanarsi dalla Catalogna.

Il governo spagnolo di Rajoy ha adottato oggi un decreto per agevolare l’uscita di banche e imprese dalla Catalogna. Il decreto permetterà alle imprese di spostare la sede sociale in un’altra regione o paese senza convocare una preventiva riunione degli azionisti.

Sono molti anche i cittadini catalani che in queste ultime ore hanno deciso di trasferire i propri conti fuori dalla Catalogna, in altre regioni autonome vicine.

Altre imprese e aziende insieme a gruppi stranieri hanno deciso di aspettare l’esito della sessione plenaria del Parlamento catalano convocata per lunedì. Una dichiarazione di indipendenza della Catalogna significherebbe l’uscita dall’Ue, come ha ribadito Pierre Moscovici.

Commissario Ue Economia, Pierre Moscovici

Il commissario Ue all’Economia Moscovici, ha infatti avvertito che “una Catalogna indipendente non sarebbe membro dell’Unione europea, perché l’Unione europea conosce un solo Stato membro: la Spagna”.

La crisi politica tra Barcellona e Madrid “è una vicenda dolorosa che va trattata dagli spagnoli. Risolverla non spetta né a Parigi né a Bruxelles né ad altri”.

Il vescovo di Tarragona, Mons. Jaume Pujol ha scritto e indirizzato una lettera a tutti i sacerdoti della sua arcidiocesi.

Nella lettera il vescovo Pujol scrive: “Penso che tutti stiamo soffrendo molto in questi giorni e non sappiamo dove andrà a finire questo processo”. In questo stato di incertezza è dunque normale chiedersi: “Cosa dobbiamo fare? Che cosa posso fare?”. Mons Pujol invita i suoi sacerdoti a pregare nella certezza di quanto è scritto nel Vangelo: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto”. E poi aggiunge: “Siamo artigiani di pace, aiutiamo a costruire la fratellanza, parliamo di ciò che è l’essenziale della nostra fede, di ciò che ci unisce”.

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