Caso Floyd: proseguono le proteste contro la polizia in tutti gli Stati Uniti

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Proseguono le proteste per la morte dell’afroamericano George Floyd soffocato da un agente di polizia durante un fermo. A Minneapolis il luogo della tragedia continuano le manifestazioni e gli assedi davanti all’edificio del commissariato degli agenti responsabili dell’uccisione di Floyd. In tutti gli Stati Uniti se alzata una vera e propria protesta, spari in strada a Denver in Colorado.

Minneapolis, bruciato commissariato dopo l’uccisione di Floyd. Attivati 500 uomini della Guardia Nazionale

Proseguono le manifestazioni di protesta per il caso Floyd giovane afroamericano ucciso a Minneapolis da un agente della polizia durante un fermo. Durante questi scontri che da tre giorni proseguono ininterrottamente in molte città americane è stato arrestato anche un giornalista della Cnn Omar Jimenez mentre era in diretta. L’uomo è stato rilasciato subito dopo essersi identificato come reporter. La Cnn ha reagito definendo l’accaduto “una violenza del primo emendamento”. Per bloccare le proteste sono stati schierati ben 500 uomini della Guardia Nazionale. Le manifestazioni seguite da violenze, vandalismi e saccheggi non sembrano placarsi.

 Durante la notte un corteo ha marciato verso il centro della città di Minneapolis chiedendo giustizia, scandendo slogan contro le forze dell’ordine e contro il presidente Trump. La rivolta popolare ha coinvolto anche altre città. 72 persone arrestate a New York, dove in centinaia sono scesi in strada per esprimere la loro rabbia contro la violenza della polizia nei confronti degli afroamericani. Momenti di tensione a City Hall, la sede del municipio, dove sono state lanciate bottiglie di vetro contro gli agenti. A Denver, in colorado, alcuni manifestanti hanno bloccato diverse strade. Cortei e sit per chiedere giustizia per il caso Floyd anche a Chicago e a San Francisco. 

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Il caso Floyd l’ennesima violenza subita da un afroamericano da parte della polizia negli Stati Uniti

Le immagini del video in rete parlano chiaro. Il 25 maggio nello stato del Minnesota a Minneapolis un afroamericano di nome George Floyd è stato fermato dalla polizia. Durante l’arresto uno degli agenti, dopo aver ammanettato il ragazzo lo ha letteralmente soffocato spingendo con il suo ginocchio la faccia dell’uomo sull’asfalto. Prima di morire Floyd ha ripetuto più volte la frase “I can’t breathe” (non riesco a respirare). Il video è stato girato da alcuni testimoni presenti sulla scena al momento del fatto. La scena è durata circa 10 minuti fino all’arrivo dei soccorsi. Nessuno degli agenti presenti all’arresto è intervenuto per accertarsi delle condizioni di salute di Floyd. L’Fbi e le autorità locali del Minnesota stanno indagando per accertare le responsabilità.

La versione della polizia sul caso Floyd

Secondo la versione fornita dal dipartimento di polizia di Minneapolis, l’uomo di origine afroamericana è stato arrestato la sera del 25 maggio a seguito di una segnalazione poiché sotto “effetto di droghe e alcol”. La polizia nei verbali ha riferito che il giovane avrebbe opposto resistenza all’arresto. Il video diffuso dalla Cbs, ripreso da una telecamera di sorveglianza di un ristorante in prossimità della scena del crimine, smentisce le dichiarazioni degli agenti. Floyd non avrebbe opposto nessuna resistenza all’arresto e che la violenza esercitata era illogicamente motivata. Medaria Arradondo il capo della polizia di Minneapolis, ha organizzato una conferenza stampa annunciando il licenziamento dei quattro agenti coinvolti. Non sono stati forniti ulteriori dettagli sulle loro identità.

Alla notizia della morte di George Floyd, miglia di persone sono scese in piazza a protestare in moltissime città statunitensi. Quello di Floyd sembra l’ennesimo caso di violenza razziale perseguito dalla polizia ai danni di un afroamericano. Nonostante le autorità competenti abbiamo aperto un fascicolo per approfondire l’accaduto, le proteste continuano in tutta la nazione.

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