Casellati contro la violenza sulle donne: le dichiarazioni

Ecco il discorso della Presidentessa

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Casellati contro la violenza

Parlare di violenza è un compito tutt’altro che facile. Richiede fatica, lucidità mentale, prodezza. Bisogna parlare per le vittime senza sostituire le loro voci. Ci vuole empatia e rispetto. Un mix di caratteristiche non da poco. Dobbiamo inoltre tenere da conto un altro fattore. Non si può trattare questo fenomeno in maniera neutrale. Lo si può fare solamente schierandosi dalla parte delle vittime, poiché la neutralità ci fa prendere le parti dell’oppressore. Il discorso della Casellati contro la violenza, ha lasciato ben pochi fraintendimenti. Oggi, la Presidentessa del Senato, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne ha fatto sentire la sua voce.

Quali sono state la parole della Casellati contro la violenza?

<<In questa ricorrenza, come ogni anno, le parole che si potrebbero usare sono tante. Ne scelgo tre: discriminazione, solitudine e dolore. Ma sono i numeri a restituirci la sua immagine più tragica ed eloquente: nel 2019 le vittime di femminicidio nel nostro Paese sono state 96. Una donna uccisa ogni tre giorni. Un caso di stalking o maltrattamento ogni quarto d’ora. Oltre 2 mila gli orfani di madri che non ci sono più. Sono i numeri di una “mattanza” inaccettabile. Sono la fotografia più nitida di un fenomeno drammatico che negli ultimi terribili mesi di pandemia si è ulteriormente aggravato. La violenza su una donna e il femminicidio vanno raccontati in tutta la loro crudezza. Non chiamatelo “estremo gesto d’amore” o “amore malato” perché questi crimini sono quanto di più lontano ci possa essere dall’amore. Educazione e istruzione, famiglia e scuola, sono le armi che abbiamo per rovesciare gli stereotipi>>. Sono queste le parole con le quali la politica italiana si espressa oggi 25 novembre 2020.

Frasi colme di rabbia. Tinte di rosso sangue. Purtroppo ancora oggi si tede troppo a edulcorare la violenza sulle donne. Come affermato dalla Presidentessa, si utilizzano di frequente termini che non hanno nulla a che fare col fenomeno. Si parla di “Amore malato”, di “Raptus”, di “Folle gesto”. Anche quando i fatti parlano chiaro. Anche quando un’azione violenta è composta da una sequenza logica ben precisa. Come possiamo pretendere di sconfiggere questo mostro se noi per primi continuiamo a confondere l’amore con la violenza? Smettiamola di accostare questi due termini, poiché non c’entrano nulla l’uno con l’altro. Bisogna dare voce alle sopravvissute. A chi ogni giorno lotta dentro i centri antiviolenza, finanziando la loro attività. “Il fiore che sboccia nelle avversità è il più raro e il più bello di tutti”, diceva Mulan. Anche dalle macerie si può rinascere. Servono però fondamenta più solide, affinché si verifichino sempre meno crolli.

Cosa c’insegna l’esempio di questa donna?

Alcune persone sarebbero capaci di additare questa Maria Elisabetta Alberti Casellati per “aver parlato solo per se stessa, difendendo una causa comoda”. Siamo sicuri, tuttavia, che si proprio così? La realtà dei fatti è che non c’è proprio nulla di comodo in questa giornata e in ciò che comporta. Oggi, 25 novembre 2020, ci ritroviamo ancora una volta a fare il punto della situazione di un lotta forte e disperata. Al dì odierno si ricordano i nomi delle donne che hanno perso la vita per mano di qualcuno che affermava di amarle. Il fatto che una figura estremamente nota e visibile si esponga per sensibilizzare la popolazione può dirci molto. Ci trasmette un messaggio dolceamaro. Dolce, in quanto vediamo un impegno politico sincero in questo senso. Amaro, poiché purtroppo c’è ancora bisogno di combattere contro il mostro silenzioso della violenza.



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