CasaPound vince il ricorso: Facebook riapre la pagina social

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CasaPound vince ricorso e Facebook riattiva gli account social.

«Abbiamo rispettato l’ordinanza del tribunale e ripristinato la pagina e il profilo in questione». Così Facebook ha annunciato la riapertura della fanpage di CasaPound in ottemperanza alla sentenza emessa dal Tribunale Civile di Roma che ha accolto il ricorso presentato dal movimento politico di destra. Il profilo, registrato il 26 dicembre 2013, era stato oscurato nel mese di settembre di quest’anno con la motivazione del mancato rispetto dei parametri di base del regolamento del popolare social network.

Riaperta la pagina social di CasaPound dopo la sentenza del tribunale civile di Roma.

Adesso, però, in seguito alla decisione del giudice Garrisi, la piattaforma creata da Mark Zuckerberg ha fatto dietrofront, attivando nuovamente la pagina ufficiale di CasaPound. Nella nota con la quale ha comunicato il ripristino del contatto social, il portavoce della piattaforma blu ha aggiunto che in questa fase i responsabili del sito stanno esaminando la situazione e valutando eventuali nuove «opzioni disponibili». Intanto, intorno alla mezzanotte è tornato disponibile non solo il contatto social del movimento di destra, ma anche il profilo personale e la pagina pubblica di Davide Di Stefano, amministratore degli account.

Al momento, non è chiaro se Facebook dovrà versare o meno circa 800 euro per ogni giorno in cui i vari profili sono risultati irraggiungibili. Invece è certo che la società di Zuckerberg dovrà accollarsi le spese di giudizio che ammonterebbero a 15.000 euro. La chiusura della fanpage di CasaPound era avvenuta tre mesi fa, e in quella circostanza i dirigenti del sito avevano spiegato che né Facebook né Instagram avrebbero mai potuto tollerare: «Le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono». Infine, dopo aver evidenziato che tutti sarebbero stati chiamati a rispettare le regole aldilà della propria ideologia, avevano affermato che l’oscuramento degli account era stato sancito per «violazione della policy».

Il leader di CasaPound Iannone esulta: «Portiamo a casa una sentenza importante»

La rimozione di numerosi profili e pagine di destra da Facebook aveva acceso il dibattito tra gli utenti. Da una parte coloro che lamentavano l’oscuramento e l’eccessiva censura del social network, dall’altra gli internauti che invece applaudivano la presa di posizione contro qualsiasi forma di apologia del fascismo o di incitazione all’odio sul web. Ovviamente, il confronto è ripartito proprio in queste ore, tra gli applausi di chi ritiene che giustizia sia stata fatta in favore di CasaPound e chi, invece, si è detto indignato per quello che rappresenterebbe a tutti gli effetti un intervento politico.

CasaPound e Forza Nuova bannati al 100% da Facebook e Instagram

Ovviamente fin da subito ha manifestato la sua felicità Gianluca Iannone, leader di CasaPound, il quale ha rimarcato la grande vittoria portata a casa dal movimento che, a suo parere, era rimasto vittima di un «tribunale politico» che era stato introdotto senza alcuna motivazione legittima. Infatti il 46enne romano ha ricordato si era consumata una «chiusura pretestuosa» ai danni di CasaPound che vanta diversi esponenti eletti nei consigli comunali.

Gianluca Iannone, storico leader di CasaPound.

Nelle motivazioni della sentenza emessa dal giudice Garrisi si legge che quello tra CasaPound e Facebook non può essere considerato come un rapporto tra privati, giacché il social network riveste una «speciale posizione». Dunque, la piattaforma di Zuckerberg deve rispettare i principi costituzionali e le leggi italiane, a meno che non dimostri che ci sia stata una violazione oggettiva da parte di un utente. In seguito alla riapertura degli account del movimento guidato da Iannone, è intervenuto Roberto Fiore di Forza Nuova, il quale ha immediatamente rivendicato la riattivazione delle numerose pagine della sua formazione politica, anch’esse bannate il 9 settembre. In questo caso, si attende la decisione del tribunale di Roma il 14 gennaio.

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