Si chiama Casamassima ed è in provincia di Bari, la sua caratteristica è quella di ospitare edifici dipinti di azzurro

casamassima

Solitamente si pensa a Burano quando ci si ritrova davanti ad un edificio colorato, eppure questa volta ci troviamo dall’altra parte d’Italia. Casamassima infatti, è un borgo medievale in pronvincia di Bari, caratteristico per quell’azzurro cielo che dipinge i suoi edifici. Un piccolo angolo di Italia che ricorda molto la Chefchaouen marocchina, nonostante molti edifici negli ultimi anni abbiano perso il loro colore originari. Eppure, l’effetto che i suoi vicoli suscitano è ancora estremamente suggestivo.

Il paese di Casamassima nasce dall’unione di epoche diverse. Fuori dall’antico borgo medioevale si possono ammirare palazzi costruiti tra il ‘700 e l’800 insieme alle chiese del tardo barocco. Per accedervi bisogna attraversare la Porta dell’orologio, risalente al 1841, a cui si accede dalla piazza principale di Casamassima. Eppure, uno dei posti più importanti del borgo resta il monastero di Santa Chiara che risale alla fine del 1500.

Alcune leggende sul colore azzurro di Casamassima

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Una delle tante leggende che girano attorno alla cittadina di Casamassima riguarda la fine del 1600 quando Bari venne colpita da una pestilenza. La cittadina di Casamassima, circondata dalle alte mura, protesse i suoi cittadini da quella terribile sorte. Per ringraziare di ciò, il duca Orlando Vaaz, signore della città, fece ridipingere le facciate dei suoi edifici con il colore simbolo della Vergine Maria: l’azzurro.

Secondo invece l’architetta Marilina Pagliara, la cui ipotesi è stata riportata sul quotidiano la Repubblica, si tratta di motivazioni religiose. Le tradici a cui fa riferimento Pagliara sono legate all’ebraismo. La ragione sarebbe collegata alla cittadina marocchina di Chechaouen, colorata anch’essa di azzurro perché la Bibbia comandava al popolo di Istraele di utilizzare quel colore per verniciare le proprie case. Quella tradizione iniziata nell’antichità, venne portata avanti dagli ebrei in fuga che apportavano colore alle case in cui trovavano dimora.

L’ipotesi avanzata dall’architetto è dunque legata a questa tradizione. Casamassima potrebbe infatti aver ospitato nel passato una piccola comunità ebrea, proprio sotto la custodia di Vaaz. A sostegno di ciò vi sono anche alcuni simboli impressi sui muri del borgo. Un esempio è l’apertura rotonda con una stella a sei punte posta su una casa seicentesca del rione Scesciola. La stella potrebbe appunto ricordare la Stella di David.

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