Sempre meno casalinghe ma più povere. Ce lo dice l’Istat

0
1351
casalinghe
Sempre meno casalinghe ma più povere

Le casalinghe sono sempre di meno in Italia. E la loro età media è di 60 anni. Le giovani donne a casa hanno un titolo di studio basso e faticano a trovare lavoro. Ce lo dice l’Istat.

L’Istat ha pubblicato il Rapporto “Le casalinghe in Italia” tracciando un quadro delle donne che sono a casa e non lavorano fuori dalle mura domestiche. Dal Rapporto emerge che in Italia ci sono 7 milioni e 338 mila donne che si dichiarano casalinghe. Rispetto a dieci anni fa il numero è diminuito di circa 518 mila unità. Inoltre aumenta l’età media che è di 60 anni, mentre le più giovani – fino a 34 anni – rappresentano l’8,5 % del totale.

casalinghe
Sempre meno casalinghe ma più povere

La casalinga vive prevalentemente al Centro – Sud, provvede ai lavori di casa e alla cura della famiglia e dei figli. Mediamente lavora quasi 49 ore a settimana e si occupa di moltissime incombenze domestiche.

Con riferimento al titolo di studio, il 74,5% delle casalinghe possiede  la licenza di scuola media inferiore e poco più della metà non ha mai svolto un’attività lavorativa retribuita. Nel 73% dei casi, le casalinghe con meno di 34 anni non cercano lavoro per motivi familiari, probabilmente per la difficoltà di conciliare tempi di lavoro e di famiglia.

Non potendo contare su un reddito proprio da attività lavorativa, le casalinghe italiane devono tirare la cinghia. Si calcola che una su dieci viva in condizioni di assoluta povertà soprattutto al Sud. Questo impedisce vita sociale e relazionale – appena il 27,3% è andata al cinema una volta in un anno – o di coltivare l’istruzione: solo il 15% ha visitato un museo o una mostra. Rarissimi i concerti o spettacoli teatrali. Dipendendo, dunque, dal reddito del marito, le casalinghe non hanno autonomia economica e solo il 37,7% possiede un bancomat o una carta di credito.

Il quadro non è certamente gratificante. Se si considerano le ore di lavoro settimanali e l’impegno che una casalinga profonde per la cura della casa e della famiglia. Se rispetto al passato il numero delle casalinghe è inferiore, probabilmente lo è per via del fatto che a causa della crisi economica e dei crescenti consumi, la famiglia monoreddito è destinata a scomparire non potendo soddisfare le esigenze della famiglia con un solo stipendio. Le altre, quelle che rimangono a casa, si potrebbe ipotizzare che in queste condizioni di assoluta povertà, non certo sono a casa per scelta ma per forza di cose. Perché fuori è diventato impossibile trovare un lavoro, soprattutto se i livelli di istruzione sono bassi; perchè in assenza di sostegno, molte donne sono costrette a rinunciare per l’incapacità di conciliare lavoro e famiglia.

Resta ancora diffuso il pregiudizio culturale  e sociale che la casalinga sia privilegiata perchè ha parecchie ore di tempo libero. I dati raccolti smentiscono questa visione. Inoltre il mestiere della casalinga è anche pericoloso: gli infortuni domestici sono all’ordine del giorno. L’assicurazione introdotta nel 2001 per chi – dai 18 ai 65 anni – si occupa della casa copre pochissimi rischi. Scivoloni, ferite, intossicazioni, cadute sono più frequenti di quanto si pensi, ma solo un quinto degli obbligati paga i 12,91 € annui.

Spesso si è parlato di retribuzione per le casalinghe essendo lavoratrici che non percepiscono reddito. Uno studio ha rilevato che in rapporto alle ore lavorate e alle responsabilità, la busta paga mensile di una casalinga vale 7.000 €.

Sul fronte reddito, dunque, la condizione delle casalinghe lascia ancora a desiderare. Sul fronte della pensione per le casalinghe, dal 1 gennaio 1997 è stato istituito un fondo al quale iscriversi se in possesso dei seguenti requisiti stabiliti dall’INPS, coloro che:

  • svolgono lavoro in famiglia non retribuito connesso con responsabilità familiari, senza vincoli di subordinazione;
  • non sono titolari di pensione diretta;
  • non prestano attività lavorativa dipendente o autonoma per la quale sussista l’obbligo di iscrizione ad altro ente o cassa previdenziale;
  • prestano attività lavorativa part-time se, in relazione all’orario e alla retribuzione percepita, si determina una contrazione delle settimane utili per il diritto a pensione.